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Grexit

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L’impatto della vittoria di Syriza in Grecia e le conseguenze dell’uscita dall’Euro-zone.

Ieri, 31 gennaio, il The Economist aveva in copertina una Venere di Milo con una pistola nella mano sinistra e titolava: “Go ahead, Angela, makemyday. Greece’schallenge to Germany – and the Euro.” Che tradotto è: Vai avanti, Angela, decidi le mie sorti. La sfida della Grecia alla Germania e all’Euro.

Le vicende greche sono in questi giorni su tutti i giornali del mondo e di interesse di tutti i Paesi Europei, per le importanti ripercussioni che la situazione ellenica potrebbe avere. Ecco perché oggi vi proponiamo un estratto di una lunga analisi pubblicata ieri sul The Economist. Il successo di Syriza aumenta il rischio di “Grexit” (uscita della Grecia dall’Eurozona”) e incoraggerà i partiti anti-austerity di tutta Europa. “Ci siamo finalmente messi alle spalle il circolo vizioso di paura e austerità.”

Questo Alexis Tsipras, il nuovo primo ministro greco, ha dichiarato alla folla che esultava per la vittoria del suo partito alle elezioni del 25 gennaio. Fino a quel momento, i paesi sul filo dell’Eurozona, forzati all’applicazione di duri tagli e promesse di riforme come il prezzo per il salvataggio tra 2010 e 2013, avevano sorprendentemente accettato questa amara medicina senza gradi rivolte popolari. Tutto questo è cambiato quando Syriza, il partito di sinistra radicale diretto da Tsipras, è andato al potere dopo una campagna basata sulla messa all’angolo dell’austerità, sul dietrofront sulle riforme e incentrata sull’idea che il vasto debito pubblico greco andasse tagliato.

Queste promesse possono aver conquistato voti, ma hanno messo in agitazione gli investitori. Il mercato dei titoli è andato in delirio, in prima fila proprio quello greco che ha vissuto nel 28 gennaio il suo giorno peggiore, e i rendimenti dei bond a breve termine sono saltati alle stelle. Le promesse del partito greco sono inaccettabili anche per gli altri parlamenti europei, infastiditi e disorientati. Il paese maggiormente toccato è la Germania. La Merkel è diffidente su qualsiasi concessione che possa incoraggiare qualsiasi altro partito ribelle europeo.

La domanda è quale lato cederà. La partita potrebbe anche portare al risultato in cui sia la Grecia che i suoi partners europei tornino alle condizioni del 2012: uscire dall’euro con conseguenze dolorose dappertutto. Tsiprassottolinea spesso che il suo paese resterà nell’euro, una politica condivisa da tre-quarti dell’opinione pubblica greca. Ha in qualche modo addolcito l’atteggiamento ostile che aveva assunto nelle elezioni di quasi tre anni fa, quando Syriza faceva campagna elettorale sul fare a pezzi il “memorandum”, ossia le condizioni imposte dai creditori della Grecia per il salvataggio, che ammontava a 264milioni di euro in tutto, sorvegliato dalla “troika”: Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea.

Se questa nuova presa di posizione aveva in qualche modo calmato le acque a Bruxelles e a Berlino, la prima mossa di Tsipras come primo ministro li ha spaventati di nuovo. Dopo aver quasi vinto l’intera maggioranza del Parlamento greco (149 su 300), Tsipras ha allarmato i creditori scegliendo di coalizzarsi con gli indipendenti democratici, un partito di estrema destra guidato da PanosKammenos, che fervidamente supporta la linea di Syriza sull’aiuto per il debito e sulla fine dell’austerità. Tsipras ha un mandato dai suoi votanti che lo mette nella posizione di apportare cambiamenti. Ma quanto margine di manovra ha?

L’Europa ha attualmente un fondo permanente di salvataggio. La Bce lancerà a Marzo il suo grande programma di “quantitative easing” (vale a dire l’introduzione di nuova moneta offerta”), creando nuova moneta per comprare titoli sovrani e altri titoli.

La Grecia potrebbe violare il principio secondo cui l’essere membro dell’euro è irrevocabile, preoccupando gli investitori per gli altri Paesi che sarebbero forzati ad uscire.Ma oltre all’impatto estero, le conseguenze sarebbero traumatiche per la Grecia stessa. L’euro diventerebbe una moneta estera, non appena il governo convertisse i titoli domestici e le disponibilità in Dracma. Il valore della moneta greca precipiterebbe di colpo. Il FMI tre anni fa stimò una caduta del 50%, alcuni economisti pensano ad una percentuale persino peggiore.

Una svalutazione del genere ripristinerebbe la competitività greca in un botto, aiutando ad attirare turisti e spingendo le esportazioni. Ma ciò innescherebbe anche inflazione, nel momento di aumento dei prezzi dell’import. Ma soprattutto, la svalutazione monetaria renderebbe i debiti stranieri, che rimarrebbero in euro, insostenibili. Questo porterebbe il Paese al fallimento, che potrebbe restare fuori dal mercato globale dei capitali per anni. […]

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