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Il Parco Nazionale del Vesuvio

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Le speranze e le ambizioni di una buona idea frustrate dalla mancanza di una buona organizzazione.

La nascita del Parco avvenne 20 anni orsono quasi in sordina. Una generica e vaga prospettiva di sviluppo turistico dei territori fornì una motivazione plausibile alle amministrazioni dei comuni interessati per aderire al Parco senza porsi eccessive domande.

Gli ambientalisti salutarono con entusiasmo la nascita del nuovo Parco, mentre parte della popolazione mugugnò per l’inevitabile rafforzamento dei vincoli a costruire. Il mattone, ovvero l’abusivismo edilizio, insieme ai ristoranti da cerimonia, alle cave e discariche abusive costituiva, difatti, il modello di sviluppo dominante nell’area a monte dei centri urbani e ancora oggi supportato, neppure tanto larvatamente, da alcuni sindaci vesuviani che cercano di contrastare l’istituzione della Legge 21 sulla zona rossa.

L&rsquo;agricoltura, che un tempo aveva costituito la risorsa predominante di quei territori, era, invece, ridotta quasi a semplice testimonianza del passato. La costituzione del Parco avrebbe dovuto, cos&igrave; come si propagandava, rilanciare l&rsquo;economia dei territori attraverso un nuovo modello di sviluppo accentrato sul turismo e sull&rsquo;agricoltura di qualit&agrave;. Questo nuovo modello non &egrave; mai decollato. <br />Niente, difatti, si &egrave; realizzato in concreto per rilanciare l&rsquo;agricoltura con la valorizzazione delle notevoli qualit&agrave; organolettiche dei suoi prodotti, unico mezzo per contrastare i maggiori costi di produzione e le minori rese dei prodotti. Lo spirito cooperativo tra gli agricoltori, unico sistema per dare forza alla commercializzazione dei loro prodotti, era ed &egrave; rimasto sostanzialmente assente.

Analogamente il turismo &egrave; rimasto relegato all&rsquo;ascesa al cratere del Vesuvio che attrae, ogni anno, circa 500.000 persone. Attorno ad esso non sono stati creati, purtroppo, percorsi turistici, con relativa rete di servizi di supporto, per la valorizzazione e la conoscenza delle risorse del territorio vesuviano.

C&rsquo;&egrave; da domandarsi del perch&eacute; di questo mancato decollo del Parco. Probabilmente una delle motivazioni &egrave; da ricercare nella considerazione che il Parco Nazionale del Vesuvio &egrave; stato considerato sin dalla sua costituzione, e lo &egrave; tuttora, come un aggregato delle singole componenti amministrative e non come un unicum territoriale. La natura, invece, ignora le divisioni territoriali.<br /> La conseguenza di questa miope visione &egrave; stata, come si evidenzier&agrave; in seguito, la dispersione delle risorse, via via messe a disposizione per la valorizzazione e sviluppo del territorio, in innumerevoli rivoli di scarso impatto e ritorno in termini di miglioramento delle situazioni esistenti.

Per evitare questa polverizzazione sarebbe stato necessario svolgere, all&rsquo;atto della costituzione del parco, un&rsquo;indagine approfondita e generalizzata dell&rsquo;esistente, in termini di risorse, infrastrutture, servizi, e in funzione di essa elaborare un piano generale di opere e iniziative, con relative priorit&agrave;, cui attingere allorch&eacute; fossero messe a disposizione le risorse economiche, con una regia, quindi, unica, come unico &egrave; il territorio.<br /> Mancando questo piano, ogni Comune ha provveduto semplicemente a ritagliarsi la sua fetta dall&rsquo;investimento complessivo messo di volta in volta a disposizione, senza alcun coordinamento territoriale tra le singole iniziative. La conseguenza inevitabile &egrave; che questi investimenti hanno ben poco modificato le condizioni preesistenti.

Questo deplorevole comportamento si &egrave; ripetuto in occasione del bando PIRAP (progetto integrato rurale per le aree protette), bandito nel giugno 2012 dalla Regione Campania e finanziato per un importo di circa 11 milioni di euro da investire nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio. Le finalit&agrave; del bando per le varie tipologie d&rsquo;intervento erano:<br />- interventi per la realizzazione d&rsquo;infrastrutture in ambito rurale al fine di rendere pi&ugrave; agevoli le attivit&agrave; nelle aziende agricole e/o forestali (sistemazione della viabilit&agrave; rurale esistente, realizzazione ex novo di viabilit&agrave; rurale, realizzazione di sistemi innovativi per il trasporto dei prodotti agricoli e forestali), misura 125;<br />- interventi per la salvaguardia dell&rsquo;ambiente, della biodiversit&agrave; e del paesaggio rurale (impianto o ripristino di siepi, di muretti a secco, terrazzamenti, creazione di corridoi ecologici), misura 216;

– interventi per lo sviluppo turistico dei territori (realizzazione di percorsi, promozione di attivit&agrave; divulgative e di promozione del territorio), misura 313. <br /> A fronte di questo bando, sono stati presentati dai comuni del parco 34 progetti in totale, in gran parte lacunosi e approssimativi nella documentazione presentata alla Regione Campania per la pre-ammissione a finanziamento, con scarsa o nessuna coerenza tra le finalit&agrave; dichiarate per le singole misure del bando e lo stato dei luoghi.

Per reagire alla incapacit&agrave; e disinteresse delle istituzioni a gestire le sorti del Parco Nazionale del Vesuvio, &egrave; sorta da qualche anno l&rsquo;associazione &ldquo;Cittadini per il Parco&rdquo;, movimento civico costituito da semplici cittadini, associazioni, imprenditori che hanno a cuore gli interessi di questo territorio e del suo sviluppo. Quest&rsquo;associazione, dopo avere ricevuto, superando notevoli resistenze, copia dei progetti preliminari PIRAP presentati dai comuni del Parco e ammessi al prefinanziamento della Regione Campania, ha costituito un pool di professionisti ed esperti volenterosi, tra cui hanno fatto parte membri della nostra associazione, che ha esaminato i documenti progettuali, in gran parte molto lacunosi e approssimativi, come gi&agrave; evidenziato, effettuato anche dei sopralluoghi sui siti interessati e alla fine ha stilato una dettagliata relazione su tutti questi progetti.

La relazione, che &egrave; fortemente critica verso la maggioranza dei progetti, a causa della non coerenza con le misure PIRAP, &egrave; stata presentata alla direzione del Parco e all&rsquo;assessorato all&rsquo;agricoltura della Regione Campania, chiedendo esplicitamente la non ammissibilit&agrave; al finanziamento definitivo per i progetti totalmente non rispondenti alle finalit&agrave; del bando PIRAP.<br /> Un primo risultato immediato si &egrave; conseguito con il comune di Massa di Somma e di Ottaviano che hanno ritirato i progetti presentati; per i restanti, si &egrave; in attesa delle decisioni dell&rsquo;assessorato regionale.

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