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L’INFERNO SONO GLI ALTRI

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Corruzione e sbandamento valoriale hanno fatto perdere le ragioni dello stare insieme. La convivenza civile è al limite, ma forse, scavando, un po’ di speranza sopravvive.
Di <b>Michele Montella</b>

Le riflessioni che stiamo conducendo sulla città dell’opposizione mi fanno tornare in mente una celebre citazione del filosofo Jean Paul Sartre, il quale nel testo “Huis Clos” (la chiave chiusa) sostiene che<strong> l’inferno sono gli altri.</strong><br />
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Cosa vorrà dire questa frase e cosa c’entra con il tema che stiamo trattando? In una società come la nostra in cui la corruzione e lo sbandamento valoriale stanno soffocando le ragioni stesse dello stare insieme, diventa sempre più complesso riuscire a comprendere quali siano le strade per opporsi ad una degenerazione così profonda.<br />
Non si tratta più solo di una dimensione politica (pro o contro la marea pestilenziale berlusconiana), ma di una dimensione socio-politica, che abbraccia cioè gli alfabeti espressivi stessi della nostra convivenza civile.<br />
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Il dramma teatrale, di cui ho citato la frase, rappresenta tre persone che si ritrovano al’inferno, nonostante siano assenti torture o pene fisiche. Le persone sono condannate a vivere insieme in una stanza chiusa: semplicemente, assurdamente, senza spiragli di speranza. <br />
Nella stanza non ci sono specchi, nè luoghi da cui ci si possa nascondere agli altri, non è dato dormire o uscire, ma solo considerare ciò che sta succedendo a chi è sopravissuto. <br />
Il dramma è il racconto dei conflitti di questi tre personaggi e di come ciascuno distrugga i progetti degli altri. <br />
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Il significato dell’azione scenica sta tutto nella denuncia di una situazione: gli esseri umani vivono ciascuno per il proprio individuale interesse e poco importa se le conseguenze delle proprie scelte danneggiano inesorabilmente gli altri. Nelle nostre città visibili ciascuno diventa, inconsapevolmente, assassino e assassinato; il sistema umano che si costruisce in questa maniera è caratterizzato da uno squilibrio costante, che ci fa perdere l’idea stessa della nostra identità umana e delle nostre specifiche attitudini. <br />
Dove sarà mai Dio in questa tragica giostra hitchcockiana? <br />
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Ogni possibile istinto di bene viene annullato nel baratro della superficialità, del già detto, della impudicizia dei propri pensieri. Basta guardare una delle tanto seguite trasmissioni televisive per accorgersene e la peggiore delle punizioni, che già stiamo scontando, emerge chiara quando alla domanda sul senso di una realtà così rappresentata mi sento rispondere: “Ma cosa c’è di male?”. <br />
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Ecco il paradosso nullificante: non ci accorgiamo più del fango che ci sommerge, come se fosse invisibile o trasparente.<br />
È uno spaccato troppo pessimista? Si può logicamente supporre che ci siano spiragli di evoluzione? E la fede? Il senso di Dio? La speranza? <br />
Analizzeremo un po’ alla volta queste domande nei prossimi articoli.<br />
<em>(Fonte foto: L’Espresso-</em> Protagonisti dell’ultimo scandalo italiano: L’inchiesta Fastweb<em>)</em><br />
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<strong><a target=”_blank” href=”http://www.ilmediano.it/aspx/visCat.aspx?id=14″>LE CITTÀ INVISIBILI</a></strong>