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La comprensione come fine e mezzo della comunicazione

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Saper affrontare l’imprevisto, il cambiamento, il rischio e l’incertezza per gestire l’inatteso che caratterizza il nostro tempo: la comprensione come fine e mezzo della comunicazione

L’inatteso ha certamente caratterizzato l’intero corso del secolo precedente, nonostante la società si presentasse rispetto a quella attuale maggiormente statica e strutturalmente più semplice. Nella società attuale, in cui i repentini cambiamenti lasciano apparire obsoleto quello che solo ieri si presentava come rivoluzionario e fortemente innovativo, è necessario affinare la competenza della gestione della flessibilità e dell’incerto viaggio dell’avventura umana.

I fenomeni contemporanei in ogni ambito dell’esistenza sono caratterizzati innanzitutto dalla discontinuità e dalla non prevedibilità: oggi è più evidente che mai perché il villaggio globale in cui viviamo mette in continua relazione il singolo con il mondo intero azzerando spazio e tempo, offrendo alla stragrande maggioranza degli uomini sulla terra di entrare in contatto con l’esterno, da spettatore o da attore, secondo modalità pressoché illimitate. È anche vero che anche a tale scopo è necessario che a queste molteplici forme di contatto corrisponda anche un altro sapere che Morin definisce mezzo e fine della comunicazione umana: la comprensione.

Essa deve abbracciare in sé l’analisi dei fenomeni che hanno prodotto il suo contrario e che hanno dato vita alle barbarie del razzismo, della violenza, del disprezzo: l’incomprensione.
Ecco quindi che tale sapere, esulando da quello che può essere un processo di comprensione come conoscenza, diviene un sapere trasversale di cui la società ha bisogno e pertanto la scuola, con il ruolo che le è proprio di formare cittadini attivi e consapevoli, deve educare a tale sapere per contribuire alla gestione della comprensione umana ed abbattere la convinzione che comunicare equivalga a comprendere.

Tale sapere produce un graduale passaggio dall’egocentrismo, espressione dell’incomprensione, ad un’apertura simpatetica verso l’altro che a lungo termine produce un produttivo interscambio tra culture diverse per una cultura e per un’etica planetarie.

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