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Parliamo di rifiuti solidi urbani

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La vicenda dei rifiuti in Campania dimostra che i problemi non si risolvono con gli slogan ma con scienza e coscienza.

Nonostante i sedici anni trascorsi dall’emanazione del primo piano per la gestione dei rifiuti solidi urbani da parte della Giunta Regionale della Campania, il territorio campano e in particolare quello della provincia di Napoli e ancor più del comune di Napoli vivono in una crisi perenne che sembra non trovare soluzione alcuna. I rifiuti abbandonati lungo le strade, le campagne, le zone periferiche dei centri urbani fanno parte ormai del paesaggio. In questo triste panorama si continua a propagandare finalità del tipo “zero rifiuti, zero discariche, zero inceneritori”, senza preoccuparsi affatto della loro fattibilità in toto o in parte.

Un moderno, efficace e sostenibile sistema di raccolta e gestione dei rifiuti prevede una serie di trattamenti integrati. Il primo passo è ovviamente una buona raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani che da sola, però, non è affatto esaustiva in quanto non è il fine ultimo del sistema di gestione ma solo un mezzo. Occorre, difatti, porre in essere, a valle di questa raccolta, tutta una serie di processi che trattino la singola tipologia di rifiuto alfine di ricavarne il più possibile materia prima o energia, riducendo al minimo la parte da destinare in discarica. Ovviamente per realizzare tali processi occorre impegnare le risorse per la costruzione degli impianti e che ci sia un mercato in grado di assorbire i prodotti riciclati.

Ultima considerazione utile da fare è che i singoli processi di trattamento e riciclo del rifiuto producono a loro volta scarti, è questo significa, a differenza di quanto comunemente si crede, che, per esempio, da 1 kg di carta o di plastica raccolta in modo differenziato non si ricava affatto 1 kg di carta o plastica riciclata. L’ultimo stadio del processo rimane, quindi, pur sempre la discarica, le cui dimensioni dipendono dalla presenza o meno dei processi a monte e dalla loro efficienza. Questo vale anche per l’incenerimento dei rifiuti (termovalorizzazione), i cui residui della combustione (ceneri), in alternativa alla discarica, possono essere utilizzati estraendo i metalli presenti e il resto impiegandoli nelle pavimentazioni stradali o nei conglomerati cementizi.

La conferma di quanto esposto trova conforto in quanto realizzato nei paesi europei più sensibili alle tematiche ambientali. I paesi (Germania, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Belgio, Danimarca) che sono riusciti a minimizzare la dipendenza dall’opzione discarica (meno del 5%) sono quelli a più alti livelli d’incenerimento (termovalorizzazione) e riciclo.

Passando ai fatti di casa nostra, nell’intera regione Campania nel 2011, (dati S.I.O.R.R.), sono stati prodotti 2.537.871 tonnellate di rifiuti, con percentuale di differenziata del 38,22%, che scende al 31,78% nella provincia di Napoli, passando dal massimo del 71,53% di Anacapri al minimo del 14,04% di Giugliano (Napoli si posiziona al 18,05%). È da sottolineare pure che la produzione pro-capite dei rifiuti in Campania non è affatto elevata in rapporto agli altri. Difatti è di circa 450 kg all’anno contro i 536 della media italiana e i 542 dell’Unione Europea a 15. Il vero handicap della Campania, in termini di gestione dei rifiuti, risiede nella scarsa educazione ambientale dei suoi abitanti, questo vale in modo particolare per Napoli e Provincia, e per l’insufficiente impiantistica, oltre ad un’opinione pubblica non sempre adeguatamente informata e, quindi, facile preda di campagne di stampa volte più a demolire che alla soluzione dei problemi.

Un esempio emblematico è rappresentato dalla vicenda dell’inceneritore o termovalorizzatore di Acerra che continua a essere oggetto di campagne di stampa ostili, malgrado che da tempo sia entrato nel funzionamento a pieno regime e rispetti tutti i parametri di legge sulle emissioni in atmosfera che chiunque può controllare cliccando a questo sito CLICCA

L’incenerimento, come rappresentato prima, è un tassello fondamentale, insieme al compostaggio e al riciclaggio, del trattamento dei rifiuti. Facendo riferimento ai paesi che sono riusciti a mandare in discarica meno del 5% del totale rifiuto prodotto, questi hanno una percentuale di termovalorizzazione variabile dal 35% dell’Austria al 54% della Danimarca, con media del 43% circa. Riferendoci a questo valore medio, la Campania dovrebbe incenerire 0,43 x 2.537.871= 1.091.284 tonnellate di rifiuti per anno. Aggiungendo un minimo coefficiente di sicurezza del 10%, per tener conto dei fermi per manutenzione e varie, gli inceneritori dovrebbe avere la potenzialità di bruciare 1.200.000 tonnellate di rifiuti all’anno, cioè occorrerebbe un secondo inceneritore della potenzialità di quello di Acerra che è pari a 600.000 tonnellate/annue.

Occorre considerare poi che in Campania sono depositati circa nove milioni di ecoballe da una tonnellata cadauna (si pagano milioni di euro per il fitto dei suoli), cui si aggiungono, come detto prima, gli innumerevoli rifiuti abbandonati un po’ dappertutto. Presto o tardi si dovrà pur ovviare a questa deplorevole situazione e, conseguentemente, si presenterà la necessità di un terzo termovalorizzatore, probabilmente di taglia più piccola.

La vicenda dei rifiuti in Campania dimostra, ammesso che ce ne sia bisogno, che i problemi non si risolvono con gli slogan, del tipo di quello citato all’inizio, che sono destinati a coinvolgere l’emotività delle persone e non a sollecitarne le intelligenze, ma con scienza e coscienza e perseguendo sempre le soluzioni che privilegiano il minimo rapporto costo/benefici.

neAnastasis- Associazione Civica