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Sant’Anastasia. La vicenda della villa Tortora-Brayda

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La lunga storia della villa nota anche come “il Boschetto”. Tra dimenticanze, mala politica e canoni di favore.

Siamo convinti che la bont&agrave; di un&rsquo;amministrazione comunale si valuti per la sua capacit&agrave; di portare a soluzione, in termini ragionevoli, la realizzazione di nuove opere pubbliche, di nuova organizzazione del territorio, di nuova e pi&ugrave; efficiente organizzazione della macchina comunale, di l&agrave; dalla semplice manutenzione dell&rsquo;esistente. <br />L&rsquo;attuale amministrazione Esposito si sta dando molto da fare per la manutenzione di strade, marciapiedi e verde pubblico, svuotando probabilmente le casse comunali dai residui e accantonamenti, accumulati dalle amministrazioni precedenti per sopperire a eventuali imprevisti di spesa. Nulla o poca cambia, invece, per il nuovo.

A dimostrazione di questa nostra opinione, esamineremo alcune nuove realizzazioni che attendono da anni di essere portate a termine. In questo primo articolo tratteremo dell&rsquo;annosa questione del parco pubblico di villa Tortora-Brayda, pi&ugrave; nota come &ldquo;il Boschetto&rdquo;, di cui &egrave; riportata in allegato la planimetria catastale.<br />La vicenda inizia negli anni &rsquo;80 del secolo scorso, allorch&eacute; il nostro attuale sindaco era gi&agrave; in amministrazione, come assessore prima e vicesindaco poi, con l&rsquo;approvazione, con delibere C.C. del 1983, di un progetto per la realizzazione di una villa comunale su una propriet&agrave; di circa 46.000 mq di superficie, comprendente un terreno agricolo, un parco ornamentale, un parco alberato, entrambi di notevole pregio, con annesso fabbricato. La propriet&agrave; del tutto era della cooperativa IDAS che l&rsquo;aveva rilevata dai germani Tortora-Brayda.

Dopo alcuni anni, con due provvedimenti sindacali del 1985 e del 1986 si decret&ograve; l&rsquo;occupazione &ldquo;d&rsquo;urgenza&rdquo; per anni cinque delle aree in questione, previo ricognizione delle stesse. All&rsquo;atto della ricognizione, si costat&ograve; che parte del terreno agricolo era coltivato da un colono che occupava anche alcuni locali del fabbricato, altri locali, invece, erano occupati da altre persone.

Passano altri anni e nel 1990 la giunta municipale approv&ograve; la stima del valore degli immobili per L. 3.264.000 circa, effettuata dai tecnici cui era stata commissionata. Il Comitato Regionale di Controllo impugn&ograve; la delibera e dispose d&rsquo;acquisire la stima dell&rsquo;Ufficio Tecnico Erariale che corresse il valore a L. 1.018.000 circa (in sostanza un terzo). Stranamente l&rsquo;Amministrazione Comunale, anzich&eacute; prendere atto di questo nuovo valore degli immobili con cui indennizzare la propriet&agrave; ed emanare il relativo decreto d&rsquo;esproprio che avrebbe chiuso la questione, acquisendone la piena propriet&agrave;, mand&ograve; tutto nel dimenticatoio, pur mantenendo l&rsquo;occupazione degli immobili.

Lasciamo al lettore giudicare se fu una vistosa dimenticanza, protrattasi per di pi&ugrave; negli anni successivi, oppure una precisa scelta per favorire la cooperativa IDAS, come vedremo in seguito.<br />Trascorsi i cinque pi&ugrave; 2+2 anni di proroga per l&rsquo;occupazione legale, secondo la legislazione vigente, la cooperativa IDAS cit&ograve; in giudizio nel 1994 il Comune di Sant&rsquo;Anastasia per occupazione illegittima della sua propriet&agrave;, rivendicandone la restituzione e relativa indennit&agrave; d&rsquo;occupazione, comprensiva di rivalutazione e interessi legali per tutto il periodo di possesso.

La cooperativa IDAS, a sua volta, era debitrice nei riguardi del Comune per i diritti di propriet&agrave; e di superficie concessi nell&rsquo;ambito del piano 167 di via Romani. Finalmente nel dicembre 2002 si pervenne a una transazione tra le parti che consent&igrave; al Comune d&rsquo;entrare nel pieno possesso legale del complesso Tortora-Brayda, senza per&ograve; aver definito i rapporti con le persone che occupavano parte dei locali del fabbricato e del terreno agricolo, questione tuttora in essere.

C&rsquo;era da aspettarsi che il Comune, che aveva accantonato prudentemente, se ben ricordiamo, circa sette miliardi di lire per far fronte alla controversia, dopo tante traversie, provvedesse, nei tempi tecnici strettamente necessari, a porre mano alla realizzazione del tanto agognato parco pubblico, con la ristrutturazione del complesso edilizio, con annesso giardino ornamentale, del parco alberato e del restante terreno agricolo. Sarebbe stata messa in tal modo al godimento dei cittadini una struttura pubblica unica nel panorama del territorio vesuviano, considerando anche il limitrofo Santuario di Madonna dell&rsquo;Arco.

Negli anni successivi, invece, non si risolse e non si &egrave; risolto tuttora il rapporto con le persone che occupano parte dei locali del piano terra del fabbricato e parte del terreno agricolo, lasciando praticamente in abbandono il complesso, a parte un piccolo intervento sulla recinzione, per ragioni di sicurezza, una pulizia sommaria del viale alberato e la costruzione di un piccolo parco gioco, il tutto lasciato poi all&rsquo;incuria del tempo. Si provvide, invece, e non se ne comprende davvero la logica di simile intervento, all&rsquo;approvazione nel 2008 della progettazione di un piccolo complesso ricettivo, lungo il confine con via Romani. I relativi lavori furono terminati nel 2011 e collaudati ben un anno dopo, senza dar luogo al successivo utilizzo del manufatto realizzato.

Ad aprile di quest&rsquo;anno, l&rsquo;Amministrazione Comunale assegna, previa procedura di gara, in locazione alla ditta Sandi Leonessa, al modico canone di &euro; 720 mensile, il complesso recettivo, comprensivo di vasta area esterna di pertinenza, per la distribuzione, come recita il bando di gara, di alimenti e bevande. La ditta Leonessa, che evidentemente ha in mente ben altro e pi&ugrave; proficuo uso, senza alcuna autorizzazione, esegue una serie di lavori di adattamento, tale da suscitare ad agosto un&rsquo;interpellanza rivolta al sindaco e agli uffici comunali preposti da parte di alcuni consiglieri comunali. Tale interpellanza &egrave; riscontrata poco dopo dai responsabili dei lavori pubblici e del patrimonio che chiariscono che l&rsquo;amministrazione non ha autorizzato n&eacute; affidato l&rsquo;esecuzione di alcun lavoro.

C&rsquo;era da aspettarsi che il sindaco intervenisse subito per il ripristino della legalit&agrave;, come richiesto dai consiglieri interpellanti, e invece, al motto &ldquo;gli abusivisti vanno sempre assecondati&rdquo;, convoca su due piedi la giunta e fa approvare le modifiche apportate con i lavori eseguiti, compresa una non precisata struttura esterna smontabile, ancora da realizzare. In pratica si approva, nel complesso di un parco pubblico, la realizzazione di bar- ristorante con vasta area esterna da coprire con strutture smontabili, a uso di un privato al modico canone mensile di &euro; 720 mensile.

Poi lo scorso 21 settembre, preceduto da un ben orchestrato battage pubblicitario, inaugura l&rsquo;apertura al pubblico del parco in argomento, ripetendo la stessa operazione dell&rsquo;amministrazione comunale precedente che, previa pulizia sommaria del parco alberato, l&rsquo;installazione di alcune panchine e di giochi per bambini, aveva anch&rsquo;essa messa in opera analoga funzione pochi anni orsono. In seguito era stato tutto abbandonato all&rsquo;incuria del tempo sino a pochi giorni orsono, allorch&eacute; il sindaco Esposito si ricorda del parco e ripete, appunto, la stessa operazione con molta maggiore enfasi.

In realt&agrave; esaminiamo qual &egrave; l&rsquo;attuale situazione del complesso Tortora-Brayda. Il fabbricato della villa e il prospiciente giardino ornamentale, sono chiusi e non accessibili al pubblico. Non &egrave; stata risolta la questione delle persone che da generazioni occupano parte dei locali al piano terra della villa. Il terreno agricolo che si sviluppa lateralmente al viale alberato, un tempo adibito a frutteto e orto e che costituisce gran parte della superficie del complesso, &egrave; abbondato e invaso da sterpi e rovi, ad eccezione di quanto utilizzato per il nuovo complesso ricettivo sul confine di via Romani e i cui lavori sono ancora in corso.

Dopo trent&rsquo;anni dall&rsquo;inizio di tutta la vicenda Tortora-Brayda, in un lasso di tempo in cui millenni orsono gli antichi Egizi costruivano le piramidi, la cittadinanza anastasiana &egrave; ancora in attesa della realizzazione della grande villa comunale. A consolazione, gli si offrono manifestazioni di sapore teatrale nella tradizione napoletana.

<a href=”http://www.ilmediano.it/allegati/PLANIMETRIAVILLATORTORABRAYDA.pdf” target=”_blank”><strong>LA PLANIMETRIA DEL BOSCHETTO</strong></a>

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