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Sant’Anastasia. L’assetto urbanistico del territorio

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Sotto esame il Piano Urbanistico Comunale che a distanza di quasi quattro anni dalla stesura del documento ancora non decolla.

Con questo terzo articolo continuiamo la disamina delle opere rimaste incompiute da parte dell’amministrazione comunale. Ci occuperemo adesso del piano urbanistico comunale (PUC), argomento che è stato già affrontato più volte dalla nostra associazione con la stesura di vari articoli pubblicati su questo giornale.

Prima di entrare nel merito, è utile ricordare, affinché i lettori abbiano subito la percezione del trascorrere del tempo, che l’affidamento dell’incarico per la stesura del piano risale a marzo 2010, con la prescrizione di 210 giorni per la presentazione della versione da sottoporre all’autorità comunale per l’approvazione e i successivi adempimenti di legge. Siamo a più di 1300 giorni (oltre tre anni, quasi quattro) dal conferimento dell’incarico e non c’è traccia alcuna di una versione di piano. Soltanto ipotesi, prospettive varie presentate dai progettisti in vari incontri pubblici.

Risulta chiaro, da questo conteggio dei tempi, che l’amministrazione comunale sta prendendo tempo e i progettisti la assecondano. E’ il caso allora d’esaminare il perché di questa dilazione dei tempi che rischia d’emulare quanto già verificatosi con la redazione del piano regolatore (PRG) attualmente in vigore (circa quindici anni di tempo).

E’ noto che il sindaco Esposito impostò la campagna elettorale per la sua elezione sull’abolizione dei vincoli attualmente gravanti sul territorio anastasiano o per lo meno per un loro consistente ridimensionamento, al fine di poter replicare la politica delle massicce costruzioni verificatasi negli anni ’80, allorché era vicesindaco. Evidentemente non si era reso conto che i tempi erano cambiati, era finalmente cambiata la sensibilità delle autorità sovra comunali, decise a svolgere la loro funzione di supplenza a difesa delle peculiarità dei territori amministrati, in perdurante assenza delle autorità locali.

Nel contempo, anche nei cittadini é aumentata la sensibilità verso i temi ambientali, con la presa di coscienza della necessità di ridurre al minimo indispensabile un ulteriore consumo di territorio, che è un bene prezioso e non sostituibile, evitando interventi volti solo ad arricchire pochi a danno della comunità. I vincoli di tipo urbanistico che gravano sul territorio anastasiano, come sugli altri territori vesuviani, non sono il frutto di una volontà’ perversa che vuole arrecare danno alle economie delle popolazioni residenti, ma derivano dalla necessità di salvaguardarne l’integrità, le caratteristiche tipologiche di notevole interesse ambientale e, nel contempo, proteggere gli abitanti dai rischi che gravano per la presenza di un vulcano di notevole pericolosità.

La necessità di queste misure di salvaguardia sono per fortuna divenute patrimonio della comunità nazionale ed europea e non sarà di certo la volontà di un sindaco, in cerca di un facile e miope sostegno da parte di operatori del settore edilizio, sensibili solo ai loro interessi, a ribaltare la situazione. Inutile, quindi, tuonare, come é solito fare il sindaco Esposito nei suoi interventi pubblici, contro le istituzioni, provincia, regione, ministeri, sovrintendenza, per nascondere ai sostenitori l’inganno loro rifilato durante la campagna elettorale per la sua elezione.

La conferma di tutto ciò si è avuto con la recente delibera n. 250 del 26/07/2013 della Giunta Regione Campania che, oltre ad altri territori, ha inserito l’enclave del Comune di Pomigliano d’Arco situata nel territorio di Sant’Anastasia in zona rossa, altro che ridimensionamento dei confini auspicato dal sindaco Esposito, e con questo si è posto fine anche alla sterile polemica su questa piccola porzione di territorio in cui non erano vigenti i vincoli d’inedificabilità.

Come associazione civica abbiamo sempre sostenuto che la vera sfida che ci attende è quella di progettare uno sviluppo sostenibile (e perciò durevole) che fa delle risorse dei nostri territori la via maestra per una crescita sana e duratura. Altri territori in Italia, soggetti a vincoli analoghi, sono oggi fiorenti centri basati sul turismo, artigianato e agricoltura di qualità. Su questo terreno abbiamo auspicato da anni un serio confronto con la politica anastasiana ma ci siamo sempre imbattuti nella demagogia del sindaco Esposito.

È necessario, a nostro parere, superare questo punto di stallo che rischia d’arrecare ulteriore danno all’assetto urbanistico del paese. Il trascorrere del tempo dall’approvazione del vigente piano regolatore (dicembre 1994), difatti, ha fatto decadere i vincoli relativi alla classificazione urbanistica delle varie zone in cui il suddetto piano ha suddiviso il territorio comunale. Si sono create una pluralità di cosiddette "zone bianche ", che non hanno più una destinazione urbanistica predeterminata e, quindi, il rischio d’interventi urbanistici più disparati, senza alcun riguardo per le loro caratteristiche tipologiche.

Un esempio di quest’andazzo è la delibera 87/2012 del consiglio comunale con cui si trasformano le attuali zone classificate C1, destinate all’edilizia residenziale e non più realizzabili per la legge 21/2003, in zone a destinazione commerciale. Operazione che di certo non é dettata dalla necessità di soddisfare richieste per tali tipi d’insediamenti (il piano regolatore attuale aveva già destinato ben undici aree a tali destinazioni e rimaste tuttora inutilizzate), ma semplicemente ad illudere i relativi proprietari, prospettando loro la possibilità di diversa utilizzazione urbanistica dei loro terreni.

Alla luce di quanto evidenziato, riteniamo non più procrastinabile la stesura del nuovo piano urbanistico e che, quindi, il sindaco Esposito prenda finalmente atto che le sue promesse elettorali sull’abolizione dei vincoli sulla zona rossa non hanno alcuna possibilità di concretizzarsi e consenta ai progettisti del piano di redigerlo nel rispetto della legislazione vigente. Sarebbe un atto di responsabilità e di rispetto verso i cittadini tutti.
(Fonte foto: Rete Internet)

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