Home Territorio La città involontaria Somma e Ottaviano: due licei, due presidi, due stili epistolari. Il gioco...

Somma e Ottaviano: due licei, due presidi, due stili epistolari. Il gioco del calcio come metafora.

598
0
CONDIVIDI

Considerando i “movimenti” del loro stile epistolare, potremmo dire che il prof. D’ Agostino, è come Mourinho, e che il prof. Alvino, “, si ispira a Zeman (o a Galeone). Ci sono due “Diaz” e uno gode di buona salute.

Da noi la linea più breve tra due punti talvolta è l’arabesco ( Ennio Flaiano).
La polemica è stata accesa da una lettera dell’ avv. Capasso, sindaco di Ottaviano, il quale, preoccupato dalla crisi di vocazioni e di iscrizioni che minaccerebbe l’esistenza del Liceo Classico “A.Diaz”, ha proposto di istituire anche a Ottaviano il Liceo Scientifico argomentando che lo stato e il costo dei trasporti pubblici rendono oneroso per i giovani ottavianesi raggiungere Somma e il Liceo”Torricelli”. Il sindaco ha scritto, impropriamente, che l’ “offerta formativa” del “Torricelli” è insufficiente: insomma, non ha saputo chiamare le cose con il loro nome. Voleva dire una cosa, e ha detto un’altra cosa.

Questa improprietà ha innescato una serie di conseguenze: la risposta del preside del “Torricelli”, prof. D’Agostino, l’articolo di Carmela D’ Avino, che dirige “ilmediano.it”, e le due lettere inviate al giornale, una l’8/12 dal prof. Alvino, preside del “Diaz”, l’altra l’11/12 dal preside prof. D’ Agostino: che chiude, per la parte che gli compete, la questione. Che non si sarebbe nemmeno aperta, se il preside prof. Alvino, letta la missiva del sindaco, gli avesse immediatamente suggerito di modificare l’infelice proposizione dell’ “offerta formativa”. Non l’ha fatto, è nata una mischia, e c’è stata una lunga sequenza di entrate a gamba tesa di genitori, di allievi e di docenti. Qualcuno non ha saputo seguire il filo della vicenda. In un commento il preside D’ Agostino, che ha solo difeso il “Torricelli” da un attacco, diventa “infangatore” ( è un abuso linguistico, ma suona bene) dei Licei altrui.

Le due lettere sono, nella sostanza e nella forma, documenti interessanti. Lo stile del preside prof. D’ Agostino è essenziale. Egli si dichiara dispiaciuto per la durezza della polemica, ricorda con orgoglio di essere stato allievo del glorioso Liceo Diaz, fa notare – l’ uso del passato prossimo solo ai maliziosi suona malizioso- che il “Diaz” “ha costituito il punto di riferimento di un intero territorio che andava da Ponticelli a Poggiomarino e ne ha formato, nel crogiolo della cultura classica, le future classi dirigenti”. Il preside boccia, in quanto “sterile e stucchevole”, la diatriba tra i due Licei, rivela che fin da quando era ancora studente li ha giudicati “complementari”, ringrazia il “giovane” sindaco Capasso “per la scossa” che egli dà alla società ottavianese, e il “tetragono” sindaco di Somma, Pasquale Piccolo, per le “belle parole” dedicate al “Torricelli”. Uno stile sobrio, lucido, mai più di un tocco alla palla, apertura degli spazi, lanci in profondità, contropiede devastante: se il preside prof. D’ Agostino fosse un allenatore di calcio, sarebbe Mourinho o Ancelotti.

Il preside prof. Alvino esordisce presentando la sua lettera come un “doveroso paralipomeno” alla “batracomiomachia” scatenata, a suo dire, dall’articolo della direttrice. Non avrei mai immaginato che la nostra direttrice producesse, con i suoi articoli, effetti così strepitosi. Lo stile del preside prof. Alvino mi ricorda il tiki-taka non di Guardiola, ma del primo Van Gaal, o di Zeman, o di Galeone: possesso ossessivo della palla, che va da destra a sinistra, e poi da sinistra torna a destra, sempre con movimenti brevi, spesso risale da centrocampo al portiere, e dal portiere riparte: il direttore è “esimio”, il giornale è “benemerito”, le lettere non vengono consegnate, ma “vengono depositate nelle mani:”. E poi il “motu proprio” dei sindaci, il “paulo maiora canamus”, il riferimento agli “autentici giacimenti culturali” e a Tassoni, che è solo un poeta, ma comico, e perciò è anche digestivo, il gioco di parole non proprio entusiasmante sul “crescere i nostri giovani di sana e robusta Costituzione”, e infine le ecumeniche proposizioni sulla Scuola, con la “S” rigorosamente maiuscola. Se avessi fatto il professore, avrei voluto confrontarmi con il magistero del preside prof. Alvino. Il quale, come prevedono gli schemi di Zeman, cerca di far gol in mischia, anche con la così detta seconda palla.

Infatti, in mezzo al miele si annida la “punta” polemica: scrive il preside che grazie ai genitori la “nostra Istituzione Scolastica gode di ottima salute”. E le preoccupazioni del sindaco avv. Capasso? Non c’è contraddizione. Il sindaco si preoccupa del destino del Liceo Classico “A.Diaz”, mentre il preside, da buon manager- quale deve essere un preside – mette in bilancio i risultati di tutti i rami d’azienda: sì, il ramo Liceo Classico sta in affanno, ma gli altri due rami, il Linguistico di Ottaviano e lo Scientifico di Terzigno, godono di buona salute. Se il Liceo Classico scompare, pazienza: è giusto che il sindaco si preoccupi del destino dell’ istituto che anche lui ha frequentato, ma non può pretendere che il Liceo Classico diventi un cruccio per il preside, che viene dal Nolano, e per la vicepreside, che tiene cattedra di educazione fisica, e che credo venga anche lei dal Nolano. Può essere una fortuna, questa loro estraneità alla civitas ottavianese: non essendo condizionati dalle polverose nostalgie del tempo che fu, sono più liberi di promuovere, attraverso i successi del Linguistico, la vittoria della modernità, e perfino la ripartenza di Ottaviano.

Mi pare inevitabile che il declino di Ottaviano coinvolga anche il Liceo Classico. Mi dicono, però, che il gruppo dei docenti è di tale sostanza che, se fosse possibile salvare il Liceo, il Liceo verrebbe sicuramente salvato. Se è scritto che finisca, nessuno avrà il tempo e la voglia di promuovere processi per l’accertamento delle responsabilità. Se poi ci fosse questo processo, non sarebbe difficile addossare la colpa al calo delle nascite, alla concorrenza dello Scientifico, al disservizio della Vesuviana, all’ignoranza e alla viltà dei docenti del passato, e perchè no? ai mutamenti del clima e al dissolvimento dei Poli. Tanto, la storia nessuno la studia più, e la verità è un gioco di parole, o di palle in moto sul biliardo.

A proposito. Vorrei parlare anche del corso sul gioco del biliardo istituito dal Liceo “A.Diaz”, ma vedo che l’articolo è troppo lungo, e mi fermo qui. Dopo un’ultima postilla. Se qualche amazzone pensa di scendere in guerra e di condannare come astrusa la metafora del calcio, non perda il tempo e la faccia. I presidi sono manager. Nel mondo anglosassone le migliori scuole per manager organizzano corsi di approfondimento sull’arte della guerra e sulle tattiche del calcio, che di quell’arte sono una metafora.

CITTA’ INVOLONTARIA