Urbanistica tra ignoranza, malafede e fondamentalismi

Urbanistica tra ignoranza, malafede e fondamentalismi

SHARE

No Banner to display

Approfondimento sulla questione dei condoni per gli anni ’85 e ’94.

Ci riferiamo al maxiemendamento approvato dal Consiglio Regionale della Campania ai primi di agosto ed oggetto, relativamente ai commi che trattano la materia urbanistica, di notevoli polemiche sugli organi di stampa, tra cui un articolo pubblicato su questo giornale il 5 agosto, oltre ad un manifesto pubblico redatto e fatto affiggere dalla maggioranza che amministra il Comune di Sant’Anastasia.

Il suddetto manifesto inneggia ad una presunta battaglia vinta perché, secondo loro, il Consiglio Regionale avrebbe accolto le loro richieste sbloccando i condoni ’85 e ’94 oltre a consentire ristrutturazioni e ricostruzioni. L’articolo di questo giornale redatto da Ciro Teodonno paventa, invece, che tale emendamento servirà a foraggiare l’industria del cemento nell’interesse dei soliti palazzinari ed innescherà di nuovo la crescita della popolazione e delle abitazioni nella zona rossa a rischio vulcanico.

Da un&rsquo;attenta lettura dei commi del maxiemendamento in argomento, non abbiamo rilevato alcunch&eacute; che giustifichi sia il proclama dell’amministrazione di Sant’Anastasia sia l’allarme lanciato dall’articolo di Teodonno, a parte la difficolt&agrave; d’esame di un decreto cos&igrave; ponderoso e variegato. <br />Difatti nulla cambia sostanzialmente per i condoni edilizi del ’85 e del 94 che, essendo stati emanati con leggi dello Stato, non possono essere modificati con una legislazione regionale.

L’equivoco &eacute; sorto probabilmente dal comma 72 del maxiemendamento che proroga al 31/12/2015 il termine del 31/12/2006 stabilito dall’articolo 9 della precedente legge regionale 10/2004. Tale articolo aveva l’evidente scopo d’incentivare la definizione delle pratiche dei condoni ’85 e ’94 che giacevano inevase in gran numero presso gli uffici tecnici dei comuni, proponendo in sostanza la ripresentazione di una documentazione semplificata da parte dei soggetti che avevano la disponibilit&agrave; degli immobili per i quali a suo tempo era stata richiesta la sanatoria, fatta eccezione per gli abusi edilizi realizzati in zone d’inedificalit&agrave; assoluta successivamente all’imposizione del vincolo.

Tentativo sostanzialmente fallito se si &eacute; ritenuto, a distanza di otto anni dalla scadenza dei termini, di propagarli al 31/12/2015. Che cosa cambier&agrave; con un altro anno di proroga? Riteniamo assolutamente nulla o quasi. Per dare un’idea concreta della situazione, forniamo questo dato per il Comune di Sant’Anastasia: pratiche giacenti 2331, definite 363 (meno del 16%). Di contro l’allarme lanciato dall’articolo di Teodonno e da altri &egrave; abbastanza fuori luogo. Fa parte purtroppo del solito fraseggio, come cementificazione del territorio, speculazione edilizia, palazzinari, ecomostri, cui si richiamano i cosiddetti ecologisti ogni qual volta si prospetta un qualsiasi provvedimento sul territorio.

E’ opportuno allora ricordare che le attivit&agrave; delle costruzioni contribuiscono in misura non trascurabile alla produzione della ricchezza nazionale e, quindi, a mantenere l’occupazione. Non &egrave; un caso che l’attuale alta disoccupazione che affligge l’Italia &egrave; concomitante anche al crollo delle costruzioni. Di certo chi gode di un posto di lavoro fisso, come gli impiegati statali, difficilmente comprende il dramma che vivono i tanti operai edili, e sono migliaia e migliaia, rimasti senza lavoro e senza ammortizzatori sociali per il crollo delle costruzioni.

Certamente dagli anni ’50 agli anni ’80 ed oltre del secolo scorso, molto si &egrave; costruito in Italia e non sempre nel rispetto di norme che salvaguardassero l’ambiente nelle sue peculiarit&agrave; caratteristiche. Questo &egrave; l’aspetto certamente negativo. Di contro occorre considerare che quell’attivit&agrave; frenetica ha consentito a milioni di Italiani d’accedere alla propriet&agrave; della casa a prezzi relativamente moderati per quei tempi. Oggi pi&ugrave; del 80% degli Italiani &egrave; proprietario della casa in cui abita, percentuale che non trova riscontro negli altri paesi. Questo &egrave; certamente l’aspetto positivo di quell&rsquo;attivit&agrave; che gli ecologisti, poco attenti alle molteplici sfaccettature della realt&agrave;, tendono ad ignorare.

Oggi soddisfatta l’aspirazione di godere del possesso della prima e per molti anche della seconda casa, si pone il problema di mettere ordine a quanto realizzato con l’ammodernamento delle infrastrutture esistenti, la realizzazione di nuove, il recupero e l’adeguamento alle nuove normative sismiche e di contenimento dei consumi energetici degli edifici. In quest&rsquo;opera di rilancio delle costruzioni, occorre soprattutto riutilizzare al massimo l’esistente per ridurre al minimo l&rsquo;occupazione di nuovo suolo. A questo scopo lo Stato incentiva simili attivit&agrave; con provvedimenti di tipo fiscale, sotto forma di detrazioni irpef.

Per spingere ancora di pi&ugrave; sul recupero del vecchio patrimonio edilizio, la legislazione vigente si &egrave; orientata ad includere nell’intervento di ristrutturazione edilizia la demolizione e successiva riedificazione a parit&agrave; di volume e di sagoma, zona rossa compresa, eliminando in tal modo il maggiore ostacolo alla realizzazione di simili interventi. Successivamente si sta orientando ad andare oltre, riconoscendo a questi interventi una premialit&agrave; in termini di percentuale d’incremento della volumetria preesistente. A tale fine &egrave; orientato il comma 73 del maxiemendamento citato all’inizio relativamente al recupero dei complessi produttivi dismessi. <br /><em><strong>Associazione civica neAnastasis</strong></em>

NESSUN COMMENTO

RISPONDI