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E’ ancora Natale, anche quest’anno

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Una riflessione cristiana.

Anche quest’anno siamo giunti al Natale.  Il senso profondo del Natale non può essere rinchiuso solamente nella sfera personale o familiare ma contiene elementi irrinunciabili anche per le relazioni sociali che ci riguardano tutti. Fissare lo sguardo sulla grotta di Betlemme ci aiuta a risvegliare un senso vivo di comunità e di popolo, spesso perduto, vincendo la forza di particolarismi sempre ricorrenti e interessi non lungimiranti. Guardare il Bambino, in questo Natale, deve suscitare in noi la volontà e l’impegno di camminare insieme verso ciò che è bene, il tanto proclamato bene comune, da tutti “annunciato”, ma da pochi perseguito. Quel Bambino, infatti, ci accomuna e spinge affinché ci interroghiamo sulle tante forme di individualismo e autoreferenzialità che ci appartengono e, talvolta, prendono il sopravvento sia nella società civile sia anche nella comunità ecclesiale. Tutti siamo a rischio, soprattutto chi pensa di non esserlo. Quel  Bambino ci persuada di allargare i nostri orizzonti per provare a  perseguire progetti condivisi, elaborati e portati avanti insieme e non da soli, così che durino nel tempo perché fondati sul vero bene di tutti e di ciascuno. Tutti siamo chiamati in causa. E’ fondamentale l’impegno per la Chiesa, per la nostra regione, per  le nostre città, per la nostra Italia nostro Paese, per l’Europa e per il mondo intero. Al disopra di tutto dobbiamo essere uniti per fronteggiare quel terrorismo che ha radici nel fondamentalismo islamico e che tante vittime innocenti sta mietendo.  Una particolare attenzione meritano i tanti esclusi della e dalla società, che Papa Francesco chiama “lo scarto”. I piccoli, i giovani, le famiglie, gli anziani, gli ammalati e quanti vivono momenti di preoccupazione e disagio per la salute o per il lavoro e quanti  hanno dovuto lasciare la loro terra e cercano un’accoglienza che sia autentica integrazione. Mi rendo conto che parlare di integrazione in questo momento, dopo Berlino e altre stragi, richiede tanto coraggio da parte di tutti. Ma il Natale ci dice che, nonostante tutto, dobbiamo guardare con fiducia e speranza al futuro. Il Natale ci “costringe” a credere che ce la possiamo fare. Che è possibile vincere il male. Che possiamo stringerci tutti la mano al di là delle barriere psicologiche e sociali. E’ tempo di abbracciarci e sorridere insieme. Basta vincere la rassegnazione e il fatalismo, che qualche volta ci assale. Non ci è più permesso di  essere più indifferenti gli uni agli altri. “I care”, diceva sempre don Milani ai suoi ragazzi.

Così scriveva don Tonino Bello: “I pastori che vegliano nella notte, facendo la guardia al gregge , e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che  poi è l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza”.

Fonte foto: Rete Internet