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A Enzo Ciniglio: un dato positivo c’è: anche quando non funziona, la “Circumvesuviana” fortifica lo spirito di comunità…

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“Vesuviana, 2016 anno dei ritardi, 4600 treni lumaca, 4800 soppressi” (la Repubblica, 19 aprile 2017). Enzo Ciniglio e il Comitato “pendolari Circum”, di cui egli è fondatore e portavoce, si propongono di spiegare alle autorità quali e quanti danni il disservizio infligga alla società e all’economia del Vesuviano già messo in ginocchio da una crisi grave e complessa.

 

La Napoli – Portici, la prima linea ferroviaria italiana, venne inaugurata il 3 ottobre del 1839. L’ingegnere francese Armand Bayard de la Vingtrie, che l’aveva progettata, disse a Ferdinando II, che chi si doveva muovere tra Torre del Greco e Castellammare avrebbe preso il treno, prima di tutto per “evitare la densa nube di molestissima polvere” che lungo la strada delle Calabrie “avvolge carri, calessi e carrozze”: 150.000 veicoli all’anno, in quel tratto. Infatti gli appaltatori, per lastricare la strada, avevano usato non i costosi basoli del Vesuvio, ma il brecciame di Stabia. Il quale, essendo “mammoso”, si sbriciolava e andava in polvere molto prima dei quattro anni garantiti per contratto. Nel 1845 Francesco Lattari pubblicò un saggio sugli “effetti sociali” della ferrovia, in cui sostenne che le strade ferrate “aumentano l’uniformità sociale e la cultura intellettuale e diminuiscono lo spirito di località e la stabilità del gusto”: riteneva l’autore che questa diminuzione, in sé non negativa, potesse “devastare” i costumi, se non veniva opportunamente controllata.

La Napoli – Ottajano – San Giuseppe, ferrovia a vapore e a scartamento ridotto, entrò in funzione nel febbraio del 1891: la prima locomotiva, costruita dalla ditta Miani- Silvestri, si chiamò “Vesuvio”. Nel 1919 il Commissario Regio del neonato Comune di Terzigno si lamentò del fatto che l’orario invernale della ferrovia non teneva conto dei ritmi della vita napoletana, in cui “il movimento affaristico” incominciava non prima delle undici. Negli anni ’60 Enrico Iervolino, sindaco di Ottaviano, chiese alla Direzione della Circumvesuviana di tener conto, nella definizione dell’orario generale, delle esigenze dei molti ottavianesi che lavoravano a Napoli e del gran numero di ragazzi di Ponticelli, Pollena, Sant’ Anastasia, Somma, San Giuseppe, Terzigno che frequentavano le scuole di Ottaviano. Credo che la “Circum” abbia contribuito a creare, di fatto, quella società vesuviana che prima era solo un “luogo comune” letterario: ogni carrozza era un concreto “registro” dei livelli sociali, dei repertori linguistici, delle relazioni personali, delle arti e dei mestieri. Coloro che ogni giorno prendevano il treno alla stessa ora, gli impiegati, i professionisti, gli operai, i contadini che andavano a vendere a Napoli i cestini di piselli, di ciliegie, di funghi, di “ceuze”, costituivano una comunità, le assenze venivano immediatamente notate, si conservavano i posti, sempre gli stessi, agli amici che sarebbero saliti in treno nelle stazioni successive.

Quale sia, oggi, lo stato della “Circum”, lo sanno tutti. Quando entri nella stazione per prendere il treno, all’impiegato della biglietteria chiedi, prima di tutto, se il treno c’è, se tutto funziona. Se il treno parte, certamente arriverà dove deve arrivare: ma capita spesso, molto spesso, che arrivi in ritardo, e non è una cosa piacevole in un mondo che regola la vita quotidiana su un calibrato sistema di orari. Enzo Ciniglio è il fondatore e il portavoce del “Comitato pendolari Circumvesuviana” che nel 2011 si costituì su “fb” come gruppo spontaneo e che subito presentò alle autorità regionali una petizione con 6000 firme per “scongiurare la morte della gloriosa Vesuviana”. Da quel momento i pendolari hanno fatto sentire la loro voce in manifestazioni, convegni e dibattiti. L’amico Enzo ha l’animo di un poeta, e perciò il suo è un temperamento battagliero. Recentemente, commentando sul suo “sito”la promessa dell’EAV, l’holding regionale dei trasporti, di mettere sui binari delle linee della “Circum”, entro la fine del 2018, 70 treni, Enzo faceva notare che il piano di risanamento, sulla base del quale il governo aveva stanziato 600 milioni di euro, prevedeva di mettere in circolazione su quelle linee non 70, ma 80 treni, e che 70 treni già vi circolavano nel 2015. Un commento, il cui autore si presentava con il nome del manager dell’EAV, contestò quest’ultimo dato: Enzo si limitò a rispondere al contestatore che quei dati egli li aveva presi dai rapporti aziendali dell’aprile 2015. Come tutti i poeti, Enzo Ciniglio sa impostare e condurre la polemica.

E poi con l’EAV è facile, perché i “testimoni” del disservizio quotidiano sono migliaia e i numeri forniti dall’holding stessa non lasciano spazio al dubbio e rendono vano e incomprensibile ogni tentativo della dirigenza di annacquare la situazione. Un “report” preparato per la Regione dice che “nell’ultimo anno sono saltati sulle sei linee della Circum 4828 treni, a fronte dei 2321 treni cancellati nel 2015. Meno convogli e più lenti: il ritardo superiore ai 15 minuti ha riguardato 3101 treni nel 2015, schizzati a 4662 nel 2016” ( la Repubblica, 19 aprile 2017). A tutto questo bisogna aggiungere i disagi provocati dalla struttura dei convogli e i problemi, assai gravi, della sicurezza. Sono certo che Enzo Ciniglio e il Comitato spiegheranno ai rappresentanti delle istituzioni e del potere politico quali e quanti danni il sistematico disservizio della “Circum” infligga alle relazioni sociali, alla rete delle comunicazioni, all’organizzazione famigliare e all’economia del Vesuviano già messo in ginocchio da una crisi complessa e, come l’idra di Lerna, a più teste. Bisogna anche dire, per amore di verità, che il personale, sui treni e nelle stazioni, si impegna, con passione e competenza, ed esponendosi a rischi di vario genere, per ridurre  la portata dei disagi.

Tuttavia, se ci è consentito giocare con i paradossi, possiamo dire che anche nei giorni del disservizio sistematico la “Circum” svolge il suo ruolo di ispiratrice e patrona dello spirito di comunità: di una comunità costruita, in questo caso, sulla volontà di difendere i fondamentali diritti civici. Perché la “soppressione” di una “corsa” prevista dall’ orario ufficiale e il ritardo di un treno costituiscono, per l’utente che ha comprato l’abbonamento o il biglietto, un danno grave, e dal punto di vista generale, e sul piano degli interessi personali, collegati a una particolare circostanza. Per l’ utente che ha comprato il biglietto… Ma quanti sono i “portoghesi” ?

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