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A Ottaviano conferenza del linguista che combatte contro la casta del congiuntivo. E contro quella della virgola?….

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Stasera il prof. Francesco Sabatini, presidente emerito dell’ Accademia della Crusca, parlerà di lingua e di linguaggio, e certamente ricorderà la sua battaglia contro i fanatici del congiuntivo. E’ probabile che nella scelta dell’oratore e del tema ci sia anche un segnale politico. Un romanzo inedito di Pepe Marlò Mastriani.

 

L’indicativo e l’asfalto sono veloci, il congiuntivo e i basoli sono lenti (P.M. Mastriani)

 

 

Mi piace chiamare “congiuntivisti” tutti  quei signori che manderebbero volentieri davanti al tribunale dell’ Inquisizione chi vìola e offende la sintassi del congiuntivo. In questa setta di paladini spietati trovi Salvatore Battaglia e Indro Montanelli, Aldo Gabrielli e Luca Serianni, Daniela Mancini e Tommaso Marani, ma il più infiammato di tutti era Piero Ottone. Cosa non ha scritto, sul congiuntivo, il giornalista da poco scomparso !: “Il congiuntivo è una nostra gloria. Indica in chi ne fa uso consapevolezza della precarietà nelle cose umane. Chi lo sa usare dimostra di appartenere a una certa categoria intellettuale, e non è questione di snobismo: è questione di rispetto verso se stessi e verso le persone con le quali parliamo. Contano ancora, questi concetti, in un mondo nel quale si tende a fare i propri comodi”. E ancora: il congiuntivo è paragonabile “all’uso della cravatta. Ma se è così, possiamo definirlo una bandiera di classe. La difesa del congiuntivo è una delle ultime battaglie che si combattono per non sprofondare nell’uguaglianza totale, in una società senza differenza di ceto.”

Andrea De Benedetti non è da meno: “Usare il congiuntivo nel parlato non è più uno sfizio linguistico da ricchi, ma è rimasto un piacere di nicchia, una prelibatezza slow- language che per molti parlanti ha lo stesso valore dei formaggi di malga e del lardo di Colonnata.”. E che dire di ciò che ha scritto Girolamo Terracini….: “ Il congiuntivo è il modo verbale della possibilità, del dubbio e dell’incertezza: un signore d’altri tempi, elegante, musicale, funzionale, dotato di straordinaria potenza espressiva, che viene crudelmente sloggiato dal più grezzo e elementare indicativo, invertito con il condizionale o martirizzato senza pietà.” E potrei fermarmi qui: perché è facile notare che proprio i paladini del congiuntivo offrono argomenti a chi ritiene che questa difesa ringhiosa  sia dettata dallo snobismo e dalla vanità di cui sono stati e sono malati molti intellettuali di casa nostra. Invece questi paladini farebbero bene a pesare i danni che i  settari del congiuntivo hanno arrecato alla società italiana: penso a quei “cervelli fini” che per colpa della scarsa conoscenza di questo modo verbale videro troncata una carriera politica che avrebbe potuto portare all’Italia immensi benefici, non trovarono posto nelle redazioni dei giornali e non approdarono a una meritata cattedra. Certo, a qualcuno il congiuntivo difettoso non ha impedito di diventare deputato, senatore, consigliere regionale, e ministro, perfino, o di insegnare lettere in un Liceo, e di occupare una cattedra universitaria:  ma si tratta di uccelli solitari,  che solo la fortuna ha salvato dalla strage dello stormo.

Un applauso prolungato merita l’ Amministrazione Comunale di Ottaviano che ha invitato il prof. Francesco Sabatini, Presidente emerito dell’ Accademia della Crusca, a tenere una lezione magistrale sul tema “ La lingua è la nostra casa”. Il noto linguista certamente parlerà della crisi del congiuntivo negli usi della lingua parlata, ci dirà che questa crisi non è un dramma – “non siamo tutti aristocratici” – e forse aprirà il nostro cuore alla speranza che tra non molto il congiuntivo scompaia, – vorrei scrivere “scompare” –  per decreto della Crusca, anche dalla lingua scritta.

Credevo, in verità, che l’ Amministrazione che governa Ottaviano fosse “congiuntivista” e “purista”: qualche suo membro e i suoi tifosi li vedevo sempre pronti a sottolineare, nella polemica, l’ignoranza e l’incompetenza degli avversari. Ma se il congiuntivo è segno di dubbio, di incertezza, di giudizio sospeso, se questo modo verbale sa di antico e di casta, allora siamo autorizzati a supporre che, invitando a Ottaviano il prof. Sabatini, l’Amministrazione abbia voluto trasmettere un messaggio ai cittadini:  la nostra città che è pronta a ripartire ha bisogno di un apparato linguistico che condivida tutti i valori del progetto politico della ripartenza: rapidità, chiarezza, certezza, concretezza, immediatezza: l’indicativo e non il congiuntivo, il presente e non il futuro, la velocità marinettiana dell’asfalto e non la ruvida, grave lentezza dei basoli.

Tuttavia, non bisogna esagerare, con questo mito della velocità. Nell’inedito romanzo “ Gli ultimi giorni di Atejano”, che si ispira al giallo di Massimo Roscia “La strage dei congiuntivi”, Pepe Marlò Mastriani immagina che il popolo di Atejano Osca elegga sindaco un certo Paflagone, il quale ha proposto, in campagna elettorale, di adottare un nuovo sistema linguistico, che prevede un solo modo verbale: l’infinito. Io ascoltare, tu dire, noi gridare….. Ma i paradossi sono espressioni di snobismo. Come il culto maniacale del congiuntivo e della punteggiatura. Verrà il giorno in cui a noi ignoranti qualche dotto concederà di piazzare come e dove ci pare le virgole, i due punti  e il punto fermo?

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