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A Ottaviano, una splendida “serata” culturale nel segno della musica tradizionale: grazie alla Confraternita Maria SS. Assunta.

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A San Giovanni, nella Chiesa della Confraternita, Felice Cutolo e i suoi amici musicisti hanno incantato il pubblico suonando brani di musica tradizionale. Il suono di zampogna, tammorra, ciaramella e flauto doppio, e la voce “ancestrale” dei cantanti hanno reso intensa la dimensione culturale della manifestazione. Il ruolo della Confraternita nella “promozione” di un quartiere storico.

 

E’ stata una magnifica serata, quella di sabato, nella antica Chiesa della Confraternita Maria SS. Assunta ed Angelo Custode, nella splendida piazza San Giovanni, in un quartiere storico di Ottaviano. Il tema era affascinante: la musica popolare e il culto Mariano. Dopo i rituali saluti del sindaco, avv. Luca Capasso, e del parroco don Savino, il musicista ottavianese Felice Cutolo, che è un profondo studioso della musica tradizionale, Giovanni Saviello, di Torre del Greco, “mast’” Antonio Catapano, di Boscotrecase, erede di una stirpe di musicisti, e il giovane sangiuseppese Luigi Menzione hanno interpretato brani di musica tradizionale  suonando la zampogna, il tamburo, la ciaramella, la fisarmonica e il doppio flauto, un antichissimo strumento della tradizione vesuviana, che Giovanni Saviello sa anche costruire: ed è un’arte che solo lui conosce, ormai. Non è facile descrivere l’intensità delle emozioni suscitate nel pubblico che riempiva la chiesa: tutti ascoltavano, come incantati, la musica e il canto: gli esperti venuti anche dal Cilento, i non esperti, i ragazzi del Liceo Linguistico di Ottaviano, accompagnati dalla  prof.ssa Vittoria Criscione, i giovani e i meno giovani,  a cui quei ritmi ancestrali, quella musica che viene da dentro, ricordavano non solo la tradizione natalizia, ma anche le feste, le processioni e i riti, religiosi e laici, ma comunque “sacri”, che la frenesia della modernità ha cancellato, ma non ancora in modo definitivo e irreversibile.

E infatti Lorenzo Pisanti, che è priore della Congrega, ha detto chiaramente che l’obiettivo della manifestazione era proprio quello di contribuire a riannodare qualche filo spezzato della storia, a ricordare i valori della cultura, e, in particolare, della cultura musicale tradizionale, in cui si manifesta con immediatezza l’identità di una comunità. Felice Cutolo, dopo aver fatto ascoltare alcune registrazioni che fanno parte del suo prezioso archivio, “consacrato” alla musica popolare di tutta l’Italia meridionale, ha confermato che anche nel Vesuviano i giovani incominciano a interessarsi di nuovo alla musica popolare e ai suoi strumenti: non era casuale la presenza, tra i musicisti, del diciottenne Luigi Menzione. Lo stesso Felice è un giovane Maestro della musica popolare, “un’eccellenza ottavianese”, come ha detto Carmine Cimmino. Il quale ha parlato del culto Mariano, della sua diffusione nel Vesuviano favorita dall’ eruzione del 1631 – poiché gli uomini nei momenti drammatici chiedono aiuto alla Madre -, della devozione degli Ottavianesi per la Madonna del Carmine, del coraggio e della fede dei “Sangiovannari” che il 16 luglio 1943 chiesero a don Pietro Capolongo, mitico parroco di San Giovanni, di portare in processione la statua della Madonna, sebbene poche ore prima Ottaviano fosse stata bombardata dagli aerei inglesi.

Ha ricordato, Carmine Cimmino, che ciaramella e tammorra accompagnavano i riti dell’esorcismo anche nel territorio Vesuviano, e, insieme alla zampogna, costruivano il sottofondo musicale della processione della Madonna del Carmine, quando era ancora una processione penitenziale e vi partecipavano, percorrendo a piedi nudi le vie di Ottajano, lastricate ancora di basoli, peccatori e peccatrici “scapillate”. La cultura popolare non traccia confini netti tra gli spazi sacri e quelli profani: la musica tradizionale commentava anche i momenti importanti della civiltà contadina, come l’inizio e la fine della vendemmia sui “tuori” del Somma – Vesuvio, e la mietitura del grano nel “pianillo” tra San Gennarello e Striano. Quando Carmine Cimmino ha espresso l’augurio che a San Giovanni, negli splendidi cortili e nell’antiche cantine ipogee scavate nel tufo, si rinnovi l’antica tradizione della festa del vino, il sindaco, i “confratelli” tutti e il pubblico hanno immediatamente manifestato il loro consenso.  L’ Amministrazione Comunale, oltre che dal sindaco, era rappresentata dalla signora vicesindaco Virginia Nappo, dalla signora assessore alla cultura Marilina Perna, dal consigliere Vincenzo Caldarelli. Era presente anche l’avv. Antonio Iervolino, che è stato senatore, assessore regionale e sindaco di Ottaviano, e che ha avviato la complessa procedura per deliberare e finanziare i lavori di recupero e di sistemazione del Palazzo Medici: lavori che sono stati al cento dell’attività  delle Amministrazioni dei sindaci Michele Saviano, Mario Iervolino e Luca Capasso, e che sono ancora in corso.

Proprio sulla destinazione dei piani e dei luoghi del Palazzo assegnati al Comune c’è stato un rapido scambio di battute tra il sindaco Capasso, l’on. Antonio Iervolino e Carmine Cimmino, che ha promesso di dedicare articoli di approfondimento a questo argomento, capace, per molte e complesse ragioni, di sollecitare  l’attenzione degli Ottavianesi. In ogni caso, questo pubblico dialogo a tre non è stato una divagazione dal tema della “serata”, anzi ne ha confermato la dimensione di “momento” culturale di vasto respiro.

Siamo certi che la Confraternita offrirà a coloro che credono nei valori della storia e della tradizione altri “momenti” significativi, altre prove di una cultura del gusto e dello stile i cui segni gli ospiti hanno potuto cogliere anche nel banco di vini, di frutta e di dolci, che era stato allestito, in onore degli ospiti, in una sala attigua alla chiesa.