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A Terzigno una splendida serata in onore di due luminosi “Figli del Vesuvio”: Patrizia Rinaldi e Maurizio De Giovanni. E di Marco Zurzolo.

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Giovedì, 4 maggio: un’armonia di emozioni: il Vesuvio, una meravigliosa villa del ‘700, il genio di due grandi scrittori, l’arte favolosa di un musicista, la passione e la convinzione dei giovani che hanno organizzato l’evento nel segno della bellezza, l’intelligente progetto di una comunità e dei suoi amministratori. E la partecipazione intensa e calda del pubblico.

 

In una “serata” perfetta, da ogni punto di vista, Patrizia Rinaldi e Maurizio De Giovanni hanno ricevuto il premio “Figli del Vesuvio”, a loro assegnato dalle associazioni di Terzigno “N’ata storia” e “Di lava e di fuoco”, “per essere riusciti a trasfondere nei propri libri la voce calda e potente del Vesuvio, l’energia che sprigiona dalle sue rocce, la luce che il silicio fa brillare nel lapillo”. La motivazione l’ha letta Maria Rosaria Esposito, che è stata ed è in prima linea nella battaglia – una battaglia assai dura – per la tutela dell’ambiente vesuviano. Il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, e l’assessore alla Cultura, Genny Falciano, hanno ricordato al pubblico che il Vesuvio è il simbolo di una straordinaria civiltà in cui, da sempre, Terzigno occupa uno “spazio” significativo e che  tutta la comunità cittadina, gli amministratori e le associazioni hanno un obiettivo comune: ricostruire la storia di quello “spazio” e tutelarne i valori vitali. Carmine Cimmino, che ha presentato i due scrittori, ha notato che non per caso la manifestazione si svolgeva nella Villa Bifulco, in cui, nel Settecento e nell’Ottocento, si scrissero importanti capitoli di un affascinante “romanzo”, quello dei vini del Vesuvio. E per la manifestazione non ci poteva essere “teatro” più adatto di questa elegantissima villa, nel cui disegno la scuola di Vanvitelli volle esaltare la bellezza dell’ordine razionale che prima resiste alla violenza della Natura e poi la trasforma in energia creatrice.

Il premio – una originale interpretazione “materica” del profilo del vulcano, opera di Francesco Miranda, di Alessandro Annunziata e di Ilenia Tamburro -, è stato assegnato quest’anno a due scrittori impegnati a rivelarci aspetti nuovi dell’identità di un “personaggio” fantastico – Napoli è questo personaggio – che è “uno” ed è “centomila”. Molti, parlando di Napoli, hanno usato le metafore del “teatro” e della “recita”, ma De Giovanni ha voluto sottolineare un fatto, che le “recite” di Napoli non sono mai finzione. Notevole è stata anche la riflessione dello scrittore sulla “resistenza” che Napoli oppone a chi la vuole piegare, a chi tenta di renderla simile alle altre metropoli europee che non hanno una loro identità, a chi cerca di privare i napoletani di una grande e rara virtù: il rispetto per la “diversità”, la diversità della cultura, dei principi, dei modi di vedere e di intendere.

La Rinaldi e De Giovanni, autori di “gialli”, hanno inventato degli investigatori che sono connotati da una particolare condizione visiva: il commissario Ricciardi “vede”, sul luogo del delitto, gli ultimi istanti di vita dell’assassinato e ne sente le ultime parole, mentre la sovrintendente Blanca Occhiuzzi è ipovedente e le sue indagini sono costruite sulla percezione di suoni e di voci. Le “particolarità” visive dei due investigatori ci vogliono dire, probabilmente, che a Napoli più che altrove le apparenze “giocano” con la sostanza della verità, ora rivelando e ora occultando: perciò Napoli è una sorpresa perenne. Patrizia Rinaldi, che scrive anche interessanti libri per ragazzi e incontra ogni anno centinaia di alunni, dice confortanti parole sul “rapporto” tra i ragazzi e i libri, sull’attenzione dei giovani e dei giovanissimi per la parola scritta che sia capace di sollecitare la loro attenzione e di accendere le loro emozioni.

Il momento magico della serata è stato quello della “lettura”: Patrizia Rinaldi e Maurizio De Giovanni hanno letto una loro pagina, “posando” la voce sul sottofondo musicale “costruito” dal sax di Marco Zurzolo: il pubblico è stato come avvinto da un incantesimo. E l’incantesimo è diventato emozionante quando Marco Zurzolo, accompagnato nei suoi “assolo” dal tastierista Pasquale Cirillo, ha fatto venir fuori dal suo sax la voce antica della sirena, la musica lunare dei silenzi misteriosi di Napoli: una meravigliosa magia.

In questa atmosfera, anche per due giovani cantanti “dilettanti”, Federica Boragine e Pasquale Ambrosio, non è risultato difficile conferire alle loro interpretazioni, e in particolare a quella di “Malafemmena”, la nota dell’originalità che viene, oltre che dalla qualità della voce e dalla tecnica, dalla passione e dalla forza della convinzione.

Passione e convinzione hanno “segnato” il lavoro di tutti coloro che hanno contribuito al progetto e alla realizzazione di questa magnifica “serata”: ai nomi già indicati aggiungiamo quelli di Michele Annunziata, di Armando Giugliano e di Luisa Albano. E a loro diciamo, da testimoni, che alla fine i presenti esprimevano, tutti, lo stesso augurio, formulavano la stessa richiesta: che “serate” di tale intensa bellezza si ripetano, perché la bellezza salverà la nostra società, e Napoli e il Vesuviano metteranno a disposizione di tutti il loro ineguagliabile patrimonio del Bello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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