Adolescenza e identità: chi sono io?

Adolescenza e identità: chi sono io?

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Donna con maschere

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Per l’adolescente il problema dell’identità costituisce una questione molto difficile da affrontare poiché sente, da un lato, una certa riluttanza ad abbondare le sicurezze e le garanzie del mondo infantile, dall’altro sente un’irresistibile richiamo verso il mondo adulto.

L’adolescenza è il periodo della transizione dall’infanzia all’età adulta. Ha inizio con i primi segni della pubertà mentre la fine è legata a criteri di ordine sociale. Non vi è infatti un indice di carattere prettamente biologico che segni la fine dell’adolescenza. La fase adolescenziale rappresenta sia per il ragazzo che per la sua famiglia una momento di forte cambiamento e trasformazione. Eugenia Scabini, nota psicologa e docente all’Università Cattolica di Milano, ha ricordato come in questa impresa l’adolescente deve compiere due processi tra loro intersecati: l’individuazione che concerne il modo in cui l’adolescente si emancipa dalla propria dipendenza psicologica dai genitori e la differenziazione che riguarda il grado di autonomia e appunto di differenziazione dei membri fra di loro.

Rispetto al primo punto si può affermare che l’identità costituisce l’unica possibile via d’uscita dell’adolescente al problema della sua individuazione: egli non può affrontare la separazione dai genitori se non conquistandosi una propria identità. Il tema è stato affrontato dettagliatamente dallo psicologo e psicoanalista tedesco, Erik Erikson, il quale afferma che nel periodo adolescenziale il ragazzo cerca di dare riposta alla domanda “Chi sono io?” Per l’adolescente si tratta di una questione molto difficile da affrontare poiché sente, da un lato, una certa riluttanza ad abbondare le sicurezze e le garanzie del mondo infantile, dall’altro sente un’irresistibile richiamo verso il mondo adulto. In questa impresa, l’adolescente deve anche fare i conti con un corpo che cambia e con l’emergere delle pulsioni sessuali sempre più imperanti.

Altro aspetto caratteristico che molti studi sull’adolescenza hanno evidenziato è il ruolo che il gruppo dei coetanei riveste in questo periodo dello sviluppo. Man mano che l’adolescente si allontana dalla famiglia ricerca sempre più attivamente la relazione con i pari e questa esperienza sembra essere talmente intensa e significativa sul piano affettivo, sociale e cognitivo da potersi ritenere una componente universale dello sviluppo. Nel gruppo l’adolescente sembra trovare un ambiente congeniale e rassicurante, che favorisce il distacco dalla famiglia e la conquista dell’autonomia personale. Le premesse per la risoluzione di questa crisi si costruiscono già nell’infanzia.

Se le relazioni infantili avranno garantito una buona stabilità, l’adolescente potrà risolvere il momento della “crisi d’identità” attraverso movimenti sia oppositivi che imitativi, cioè alternando lo scontro con gli adulti alla ricerca di appoggio a livello affettivo e di modelli da seguire, scongiurando la chiusura esclusiva in un atteggiamento di opposizione, rifiuto e negativismo. Sebbene apparentemente l’adolescente eviti la ricerca del conforto da parte delle figure primarie, le relazioni con i genitori continuano a rappresentare per lui una “base sicura”: la disponibilità genitoriale e il loro supporto nei momenti di effettivo bisogno, permettono al ragazzo di divenire più autonomo e di esplorare emotivamente la possibilità di vivere indipendentemente da loro.

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