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Al  Presepe aggiungete due nuovi “pastori”: Lara, che ha risposto al ministro Poletti, e Luca, agente in prova a Sesto San Giovanni

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Il presepe napoletano, affollato di pastori, è modello della storia che cerca il suo significato nella Parola del Figlio. Lara Lago spiega a un ministro qual è il valore dei giovani italiani costretti a cercare lavoro all’estero. Il “pastore” Luca Scatà che, per non essere ucciso, ha ucciso l’attentatore di Berlino, chiede al Bambino che senso ha oggi accogliere i migranti..

Non a tutti è piaciuto, nel tempo,“’o presepe” napoletano. Alcune anime eccessivamente sensibili vi hanno visto perfino i segni della blasfemia, d’ “’a jastemma”, perché pareva che i presepisti partenopei avessero in testa una sola idea: trasformare il luogo intorno alla grotta del Mistero in un chiassoso mercato, con i banchi del “verdummaro”, del “chianchiere”, del venditore di “franfellicchi”, e poi mendicanti, “ciucciari”, pastori, e l’araldo che grida “facitece passà’, arrivano i Magi”. Mi meraviglio della meraviglia delle anime sensibili. I presepisti napoletani hanno interpretato correttamente il senso arcano del presepe: il Bambino ha deciso di nascere in una stalla e di adagiarsi in una mangiatoia, perché tutti comprendessero, d’istinto, che Egli era venuto, con le sembianze dell’uomo, tra gli uomini, perché essi, travolti fino a quel momento nel vortice di un’esistenza dominata dall’errore e dal caso, trovassero finalmente il significato del loro essere e del loro esistere: e lo trovassero non solo i sapienti venuti da lontano, ma tutti gli uomini di buona volontà.

L’idea fondamentale del presepe napoletano è la rappresentazione di un intreccio di movimenti, di figure e di esperienze che trovano l’approdo, in ogni senso, nella pace e nella luce che si irradiano dalla mangiatoia: che è, nella sua forma circolare, l’alfa e l’omega, il principio e la conclusione. Il presepe napoletano è modello della storia, è una struttura aperta a “pastori” nuovi, a quelli che cercano il coraggio per confrontarsi con la propria coscienza, a quelli che hanno un privilegio raro e prezioso: fare della propria esistenza un esempio in cui tutti gli uomini di buona volontà possono specchiarsi e riconoscersi.

Quest’anno metterei sul presepe Lara Lago, la ragazza italiana che vive e lavora ad Amsterdam e che ha risposto ( La Stampa, 22 dicembre) in modo meraviglioso alle parole in libertà uscite dalla bocca del ministro Poletti, e soprattutto a queste: “ Se 100.000 giovani se ne sono andati, non è che qui sono rimasti 60 milioni di “pistola”…Questo Paese non soffrirà a non averli più tra i piedi” ( Nella Padania “pistola” significa “buono a nulla”: più esattamente indica un sinonimo di “buona a nulla”, ma è Natale, e non voglio dire parolacce). Si è scatenata una sarabanda, che ha coinvolto il figlio del ministro, direttore di un giornale “che sopravvive anche grazie ai contributi pubblici (oltre mezzo milione di euro negli ultimi tre anni)” ( CdS, 22 dicembre). Lui, il ministro, ha cercato di spiegare, dopo aver detto a un collega ministro che non aveva alcuna intenzione di dimettersi “per una mezza frase mal interpretata”: ma il collega ministro dichiarava, “facendosi giurare di non finire sul giornale: “ Sprecata una grande occasione: andava cacciato un’ora dopo. Ora, purtroppo, è tardi” (CdS, 22 dicembre). Ministri dal coraggio leonino……

Lara Lago non ha attaccato il figlio del ministro, non ha sfruttato una “foto imbarazzante” di due anni fa, in cui il Poletti oggi ministro sta seduto “ a una tavolata in compagnia di ceffi tremendi” protagonisti dell’inchiesta “denominata Mafia Capitale” ( CdS, 22 dicembre). La ragazza conosce l’arte della polemica e sa usare l’ironia: nella sua lettera al Poletti si è limitata a esortarlo a fare lo stesso percorso che fanno i giovani italiani che vanno a cercare lavoro all’estero, dopo aver chiuso “la vita in una valigia, 23 chili per la precisione”. Gli ha detto che non basta parlare un buon inglese:  “  lo diamo per scontato, a lei come a tutta la vostra classe politica” – e questo è sarcasmo da applausi –, “si auguri piuttosto di capire ogni venatura degli accenti inglesi che popolano il mondo”, l’accento “spigoloso dell’indiano a cui dovrà chiedere indicazioni in stazione”, l’accento dei capi che in azienda la valutano “per le sue idee e per la sua capacità di esprimerle” – e questa è una pugnalata in pieno petto – e non “per la sua cravatta o per come è stirata la sua giacca”. I ragazzi che se ne vanno all’estero, scrive Lara, “non saranno i migliori”, ma “erano troppo bravi a scuola, con troppe idee, troppo spavaldi, con troppa voglia di farcela.  Così tanta da non sopportare un ministro del lavoro che non capisce che se stiamo andando via è solo per questo: per il lavoro”. Vorremmo tutti tornare in Italia, conclude la ragazza, “ma torneremo solo quando il coraggio e le competenze verranno viste come un valore aggiunto. Coraggio e competenze, non raccomandazioni e furbizia.”.

Se il ministro ha letto questa lettera, ora sa che le parole, talvolta, fanno più male di una scarica di “papagni”, che in lingua napoletana sono gli schiaffoni..

Lara merita un posto sul presepe, e accanto a lei farà la sua bella figura un giovane di Canicattì Bagni, che ha lasciato la sua Sicilia, per fare l’agente in prova a Sesto San Giovanni: e qui ha ucciso, per non essere ucciso, l’attentatore di Berlino, che aveva attraversato Germania, Francia e Piemonte in treno. Luca Scatà entra nel presepe non come eroe o come garante della sicurezza dell’Italia, ma come vivo testimone di una situazione drammatica che molti, in Italia e nel resto d’Europa, hanno già sperimentato o si accingono a sperimentare: non sapere fino a che punto ci si può fidare di chi ci sta di fronte, arrendersi alla paura che l’accoglienza e la solidarietà aprano le porte delle nostre case a chi ha solo odio nel suo cuore. Il siciliano Luca Scatà è stato pronto a rispondere, perché la divisa che indossa con onore gli impone di stare all’erta: ma il “pastore” Scatà  lo immagino che si inginocchia davanti alla mangiatoia e chiede al Bambino cosa bisogna fare per non perdere la fiducia nell’altro, per aprirsi all’amore, così come Lui vuole. Il Presepe di quest’anno è pieno di domande, e tra i cori degli angeli e le preghiere dei pastori si intrecciano i “ma”, e i “però” di chi vorrebbe…., però, Signore, è veramente difficile fare ciò che Tu chiedi…