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Al Teatro “Bellini” di Napoli, Paolo Rossi interpreta un geniale e incasinato Molière.

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“Recitare per fingere, fingere per recitare”: Paolo Rossi ricostruisce, nel nome di Molière, il dissidio tra realtà e finzione che da sempre mette alla prova gli attori di teatro e, quando è in scena uno come Paolo Rossi, coinvolge nella prova anche gli spettatori.

Il Teatro Bellini di Napoli, ospita, dal 10 al 15 gennaio, il nuovo dissacrante spettacolo di Paolo Rossi: “Molière: la recita di Versailles” (diretto da Stefano Massini e musicato da Gianmaria Testa), nel quale il capocomico per eccellenza, Paolo Rossi, si alterna in scena nelle vesti di se stesso e in quelle di un geniale e incasinato Molière.

Già dall’inizio dello spettacolo, il pubblico in sala intuisce che non si tratterà di un banale adattamento teatrale. L’increscioso compito di aprire le danze è affidato alle superbe melodie de “I virtuosi del Carso” e subito la sala viene avvolta da una gioiosa atmosfera di musica da strada. Frenetico e irriverente è anche lo sciame di pensieri di Paolo Rossi, le cui idee si addipanano e si sgrovigliano ricostruendo anarchicamente le vicende di Molière e della sua compagnia, alle prese con un compito decisamente complesso: soddisfare le smanie di re Luigi XIV. Molière, infatti, si ritrovò a scrivere, nel 1653, “L’improvvisazione di Versailles”, nel breve arco di una giornata poiché il re, commissionategli l’opera una mattina, la pretese per la sera stessa. Il drammaturgo, così, mise in scena se stesso e la sua compagnia alle prese con le prove di uno spettacolo. “L’improvvisazione di Versailles”, tesa ad unificare tradizione e innovazione, per raggiungere non solo il pubblico colto, ma anche la “platea che si lascia coinvolgere”,  fu il risultato dei primi tentativi di riforma della commedia francese e della fusione della stessa con la commedia dell’arte italiana.

In “Molière: la recita di Versailles”, Paolo Rossi, ricostruisce con il suo indistinguibile marchio, la quotidianità degli attori e il loro costante dissidio tossico tra realtà e finzione, volgendo uno sguardo al passato, dunque alla corte francese e ad alcune delle più note commedie di Molière (“Il malato immaginario”, “Il masochista), e puntando sarcasticamente il dito contro un presente insanamente allo sbaraglio.

“Recitare per fingere, fingere per recitare” è un po’ il mantra del capocomico durante tutta la rappresentazione. “Noi reciteremo poco ed improvviseremo molto”, dice all’inizio Paolo Rossi: e, difatti, è così. I protagonisti alternano momenti recitati ad improvvisazioni irriverenti, dimostrando che gli attori non sono, come diceva Hitchcock, delle mucche, ma sono, probabilmente, i più abili e i più coinvolti nel tragicomico gioco di maschere e parti in cui tutti noi, dai commercialisti ai politici, ci immedesimiamo nella vita quotidiana.

Paolo Rossi e gli attori al suo seguito, sono loro stessi, ma anche i membri della compagnia di Molière, recitano la parte, ma fanno continui rimandi, brevi, ma dettagliati, al disordine della società contemporanea, alle sue contraddizioni e alle sue debolezze intrinseche (una società in cui “Si fanno corsi di paracadutismo via internet”). Il risultato è strabiliante: lo spettatore non riesce a distinguere, un po’ come inconsciamente fa con la sua intera esistenza, tra ciò che è stato inscenato e ciò che è stato improvvisato, tra realtà e finzione.