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Ambiente malato, energia bloccata. La Campania delude.

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Ma la Campania ha la vocazione ad essere la Cenerentola ambientale ed energetica d’Italia ? A destra e a manca si danno da fare per una sintesi tra bisogni, costi e sviluppo e qui si litiga. Aumentano le denunce, i ricorsi, le  norme a valenza territoriale deludendo  milioni di persone che avevano giurato sul cambiamento. Quello che sta accadendo intorno alle energie alternative ed al peggioramento delle  condizioni ambientali è  imbarazzante . A Roma si  lavora alla nuova strategia energetica nazionale. Quella senza la quale non si va da nessuna parte, non si possono avere ambizioni  di nessun genere. Nella Regione di De Luca da oltre un anno, invece, ci si accapiglia sui nuovi parchi eolici. Una legge ha bloccato le richieste  con conseguenti ricorsi, controricorsi, sentenze e lauti compensi per gli studi legali.  Piaccia o no,  l’Italia entro il 2030 deve raggiungere gli obiettivi fissati dalle Conferenze internazionali sul clima. Per un po’ le energie rinnovabili e quelle tradizionali devono convivere. Occorre abbassare la quantità di importazioni dall’ estero, far funzionare meglio case ed aziende, sperare in qualche risparmio in bolletta. La Campania cosa fa, resta fuori ? Beppe Grillo e il suo movimento si sono portati (molto) avanti, spiegando dai blog che con il M5S tutto si risolverà  in quattro e quattr’otto (!).  Non bastava  questo caos sull’ energia prodotta dal vento, in  Regione  monta l’altra stucchevole  polemica sulle perforazioni per gas e petrolio. Il governo ha comunicato a  De Luca, di aver impugnato una norma approvata in Consiglio regionale che vietava ricerche nel sottosuolo .  Il provvedimento era passato, perché si volevano salvaguardare le falde acquifere. Roma ha detto no, aprendo  un nuovo contenzioso politico-giudiziaria , con relativo turbamento all’interno del PD che quella norma aveva voluto. La  Campania ,insomma, dice no sia alle energie rinnovabili che a quelle tradizionali. Una delusione cocente, di sinistra, perché  il tema si congiunge a quello ambientale. Di inquinamento  dell’aria e dei suoli si continua a morire. Quando i rischi si abbassano, bisogna mettersi anche d’accordo. Paradossale. Ancora di più, quando parliamo di bambini morti. L’ospedale  Santobono di Napoli dice che tra il 2008 e il 2012  i tumori infantili sono stati nella  media nazionale. De Luca  ha condiviso, anche se non era lui alla guida della Regione, ma si è trovato davanti la contestazione dei medici che lavorano nelle varie Terre dei fuochi regionali. Un loro documento, diffuso in tutta Italia, sostiene che la velocità di crescita  dei tumori in Campania è “decisamente più elevata rispetto a quella (pur pessima) nazionale “. La loro organizzazione – l’ISDE –  ha rimesso il dito nella piaga dei rifiuti,sull’efficacia dei controlli.  L’altro fronte poco  soddisfacente, se si mette da parte la rimozione delle ecoballe  e quale risultato nella raccolta differenziata. Tre giorni fa  è partito da Napoli il Festival della sostenibilità dell’Associazione italiana per lo sviluppo sostenibile.  Ministri, esperti e manager sono stati  ospiti  della Regione che ha molto promesso sulla sostenibilità, ma poco ha realizzato. I dati dell’Istituto per la protezione ambientale dicono che in tutta la Regione  l’89 per cento dei rifiuti viene ancora gestito in spregio a leggi nazionali ed europee con evidenti effetti sulla popolazione e sulle attività economiche. Senza altre polemiche ,pare arrivato il momento di   fare. La  Campania sarà Cenerentola, ma non è innocente.