Ancora una tartaruga marina morta sulle spiagge campane

Ancora una tartaruga marina morta sulle spiagge campane

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Sono più le tartarughe marine trovate morte che quelle recuperate dall’inizio del 2017. Stavolta spiaggiati anche 27 uccelli marini. Ma un accordo con i pescatori può aiutare a invertire la rotta.

 

La sagoma sul bagnasciuga, avvolta dalla spuma, è inconfondibile. È l’ennesima carcassa di Caretta caretta spinta a riva dal mare. Stavolta si tratta di un esemplare giovane, con carapace lungo circa 55 cm, ritrovato dalle guardie zoofile dell’Enpa sulle spiagge del Litorale Domizio, a Castel Volturno. Con lei, senza vita, anche 27 berte minori mediterranee (Puffinus yelkouan): un uccello marino endemico del Mediterraneo. Una specie minacciata, proprio come la Caretta caretta.

Non è la prima volta che queste specie vengono ritrovate morte sul Litorale. Ma se per le berte le cause sono ancora da capire, per le tartarughe il monitoraggio portato avanti da anni dalla Stazione Zoologia Anton Dohrn, in particolare dal gruppo della Dott.ssa Sandra Hochscheid, ha fornito i primi dati e le prime spiegazioni.

Dall’inizio del 2017, il numero di tartarughe marine ritrovate senza vita sulle coste della Campania sfiora la decina: la maggior parte lungo il Litorale Domizio, una a Castellammare di Stabia, e una tra Pioppi e Acciaroli, in pieno Cilento, territorio in genere privilegiato da questi rettili per la nidificazione. Quasi tutte le tartarughe sono state rinvenute nel mese di marzo, e non è un caso: proprio da «da marzo a maggio è il periodo in cui si raggiungono i picchi più alti di recuperi» spiegano le guardie dell’Enpa. «Per questo, solitamente dopo le mareggiate, facciamo sempre un giro di controllo: è in queste occasioni che il mare trascina a riva le tartarughe e i cetacei morti a largo». Per ora, «siamo ancora nel range dei recuperi annuali di Caretta caretta. In media raccogliamo dalle 30 alle 70 carcasse, negli anni più difficili» fanno sapere dalla Stazione Anton Dohrn.

La tartaruga recuperata a Castel Volturno

Finora, però, nessuna di queste 10 tartarughe è morta per patologie o infezioni. La causa è sempre l’impatto antropico. In primavera e in estate aumentano gli impatti con le imbarcazioni, ma è la plastica il primo e più subdolo nemico: i sacchetti di plastica vengono scambiati per meduse, il loro cibo preferito. Ma anche le cannucce provocano seri danni, tanto da essere le protagoniste della campagna internazionale di sensibilizzazione “Skip the straw. Save a sea turtle”.

Ma a causare la morte di questi rettili marini sono anche ami e lenze ingoiate per sbaglio, e le reti da pesca in cui restano impigliate, annegando. Proprio per questo, un mese fa, l’Enpa ha stretto un accordo con il consorzio dei pescatori di Castel Volturno: «loro sono i primi ad avvistarle, e anche i primi, quindi, a poterle segnalare e consegnare agli organi predisposti per il trasporto al Centro di recupero “A. Dohrn” di Portici» spiegano le guardie dell’Enpa.

La collaborazione dei pescatori è un aiuto prezioso, che già ha dato i suoi primi frutti. Un paio di settimane fa, infatti, grazie alla sensibilità e all’impegno del presidente del consorzio dei pescatori di Castelvolturno, sono state recuperate ben due tartarughe marine a Mondragone: Roberta e Teresa Marianna. Teresa era quasi morta, non respirava più, e lo stesso presidente del consorzio l’aveva raccolta credendola ormai moribonda. Ma grazie al pronto intervento e alle tempestive manovre di soccorso, dopo un ora e mezza di rianimazione la tartaruga Teresa Marianna ha espulso l’acqua ingerita ed è tornata a rivivere.

Un piccolo miracolo, testimone di come la collaborazione tra volontari, scienziati e pescatori possa influire positivamente sulla salute dei nostri mari. L’obiettivo è quello di recuperare le tartarughe rimaste impigliate nelle reti, ma anche di sensibilizzare i pescatori all’uso di ami circolari e di reti TED (Turtle Excluder Device), dotate di un’apertura che permette alle tartarughe, ma anche ai delfini, di uscire dalla rete senza subire danni permanenti. Un sistema utile non solo per salvare la vita a questi animali marini, ma che consente anche ai pescatori di selezionare meglio il pescato.

E chissà che i pescatori di Castel Volturno non possano dare il buon esempio ai tanti altri colleghi, che pescano in quelle acque tra Cuma e foce Agnena. In fondo, le tartarughe marine sono tra i rettili più antichi del mondo ed «è assurdo che muoiano a causa nostra» ricordano i volontari dell’Enpa. Da cittadini bastano poche azioni per contribuire alla salvaguardia di questi giganti del mare: utilizzare meno plastica (in particolare sacchetti e cannucce), scegliere il pescato in modo consapevole, e in caso di avvistamenti chiamare la Capitaneria di Porto al 153 e la stazione zoologica Dohrn al 334.6424670.

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