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Atlante riuscirà a sorreggere la volta bancaria?

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Opinioni e perplessità sul nuovo piano per salvare le banche e scongiurare una nuova crisi sistemica.

Il sistema bancario italiano è attualmente una preoccupazione, non solo italiana.

In fin dei conti, restiamo la terza potenza economica europea e l’instabilità finanziaria del nostro sistema fa paura un po’ a tutti. Ecco perché, sulla notizia della creazione di un nuovo fondo salva-banche, si sono espressi in tanti.

logo-quaestio-capitalLa notizia risale a martedì (12 Aprile), quando il regolamento per la creazione del fondo Atlante è stato approvato dal CdA di Quaestio Capital Management SGR, una società di gestione indipendente specializzata in clienti istituzionali.

Il nome del fondo non è casuale: Atlante, il pilastro del cielo. In questo caso, è il sistema bancario italiano che necessita di essere sorretto, ancora reduce dalla crisi finanziaria.Titanen_Atlas,_Nordisk_familjebok

I problemi da affrontare sono due: una scarsa capitalizzazione e un’ingente quantità di crediti in sofferenza (cioè che rischiano di non essere soddisfatti); gli obiettivi del fondo sono esattamente questi due.

Come?
I crediti delle banche sono cartolarizzati: in pratica sono divisi in tranche e poi accorpati in sottogruppi ai quali è possibili attribuire lo stesso livello di rischiosità. Quest’ultimo è assegnato dalle agenzie di rating, il massimo voto (corrispondente al minimo livello di rischio) è AAA, una tripla A.

La strategia di Atlante è comprare le triple B, quindi le sofferenze più rischiose, dalle banche italiane che decideranno di partecipare finanziariamente all’iniziativa.

Mercoledì 13 è stata depositata presso la Banca d’Italia l’autorizzazione all’acquisto di partecipazioni bancarie. Attualmente si è nella fase della raccolta delle adesioni, che sembrano essere molteplici.

La valutazione dell’iniziativa sembra essere positiva, un po’ da tutti i fronti; sostanzialmente perché va ad affrontare proprio quelle che sono le problematiche, oggi fonte di preoccupazione.

Tuttavia, ovviamente, ci sono anche i commenti negativii.

Fitch, l’agenzia di rating, ha espresso delle perplessità. I tre colossi italiani – Intesa Sanpaolo, Unicrediti e UBI Banca – attualmente aventi una BBB, potrebbero essere declassati poiché partecipare all’operazione significherebbe intraprendere un investimento troppo rischioso.

Il Financial Times parla di un ennesimo salvataggio dello Stato: l’ennesima chiamata alle armi per le big banks italiane costrette a investire denaro per salvare le più piccole e in maggiore difficoltà. È doveroso sottolineare che si tratta di un’iniziativa privata: le banche, e altri istituti finanziari e/o investitori specializzati, volontariamente decideranno se investire nel fondo. Lo Stato Italiano interverrà a sostegno di Atlante solamente “con norme di accompagnamento”, ovvero velocizzando il processo di cessione e di recupero crediti. Di conseguenza, il rischio di esecuzione legato alla preoccupazione che la Commissione Europea si opponga all’istituzione del fondo, perché contro la disciplina di bail-in, non dovrebbe sussistere. L’unico punto interrogativo potrebbe essere la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti.

L’ultima perplessità deriva dal fatto che l’entità del progetto potrebbe non essere sufficiente: si prevede di raccogliere 5 miliardi di euro. La risposta, data da Padoan, è che l’effetto leva atteso è di 50 miliardi. In effetti, comprando le triple B, Atlante “libererà” le A che sono più attraenti per gli investitori; l’idea, quindi, è che il fondo investirà sulle tranche junior, ma darà anche incentivo all’acquisto di quelle senior, il che corrisponderebbe all’affluenza di capitale nelle casse delle banche italiane e il trasferimento del rischio delle sofferenze.

In effetti, con questa operazione le banche non si sottraggono completamente al rischio di insolvenza, questo rischio viene semplicemente spalmato tra tutti gli investitori del fondo. E’ chiaro che l’investimento risulta molto meno rischioso per le piccole banche, che cedono una bella fetta di rischio, rispetto alle grandi. L’interesse che queste ultime hanno nell’entrare a far parte di Atlante sta nel risollevamento di tutto il settore bancario italiano, che gioverebbe anche ai loro bilanci.

CONTI IN TASCA

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