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Cercola. Il Movimento 5 Stelle affronta i disagi delle politiche sociali dell’ambito territoriale 24

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Nel pomeriggio di venerdì 1 dicembre nel Centro sociale in via Don Minzoni, 108 a Cercola, gli attivisti di “Cercola in Movimento” hanno organizzato un convegno sull’inclusione sociale e sui problemi dell’ambito territoriale 24, di cui fanno parte i comuni di Volla, Cercola, Massa di Somma e Pollena Trocchia.

Oltre ad un utile e interessante convegno, l’evento è stato un vero e proprio incontro informativo  e dimostrativo. Una illustrazione di come operano insieme, a tutti i livelli, fuori  e dentro le istituzioni, i militanti del Movimento 5 Stelle. La trasparente attestazione dell’utilità di stare tra la gente per strada con i gazebo. Il presidio del territorio che si trasforma in contatto diretto con i cittadini  che si recano ai gazebo, presentano i loro disagi  e chiedono aiuto. Questi i chiari concetti espressi da “Cercola in Movimento” attraverso la voce dell’attivista Giovanni Rinaldi.

In maniera molto suggestiva Rinaldi  ha spiegato come, in seguito a numerose segnalazioni da parte dei cittadini, ci sia stata l’attivazione, la verifica e l’esame delle varie istanze.  Il riscontro è stato che a tutt’ora c’è una palese inefficienza dell’ambito  territoriale 24. Addirittura, l’assenza di uno strumento di consultazione non consente di conoscere i servizi erogati dallo stesso ambito generando una mancanza  dei  livelli essenziali di assistenza sociale. Ed ecco l’esigenza di coinvolgere sulla problematica i portavoce  del Movimento 5 Stelle in Regione Campania. Sono intervenuti al convegno Daniele Romano Presidente della Fish Campania Onlus, Valeria Ciarambino M5S Campania, componente della commissione Sanità  e della commissione Politiche Sociali e Luigi Cirillo M5S Campania, componente della commissione Politiche Sociali. Il presidente D.  Romano della Fish Onlus Campania, associazione che fa parte dell’osservatorio Regionale sulle condizioni delle persone con disabilità, ha segnalato una serie di inadempienze generate dall’ apparato burocratico e una necessità di dialogo tra tutte le parti sociali. La consigliera Ciarambino  ha denunciato una situazione devastante elencando una serie di casistiche specifiche nelle quali c’è una completa assenza di gestione dei LEA e dei LIvEA. (Livelli  Essenziale di Assistenza  Sanitaria e Sociale). Ha concluso Luigi Cirillo che ha acceso qualche speranza in tutti i presenti, spiegando il testo di legge approvato e proposto  dal  movimento 5 Stelle in regione Campania sulla figura del Garante dei Disabili.

Il garante è una figura specifica deputata a raccogliere le segnalazioni in merito alle violazioni dei diritti dei disabili. L’impegno e la garanzia sta nel sollecitare le amministrazioni a rispettare interventi adeguati che tutelino i diritti delle categorie deboli.

Questa legge regionale è nata dal portale “Rousseau”, il sistema operativo dove gli iscritti certificati del Movimento 5 Stelle  interagiscono con le proposte di legge con contributi concreti, a dimostrazione della democrazia diretta e partecipata del Movimento.
Insita nei relatori e trasmessa chiaramente alla folta platea è stata la consapevolezza delle difficoltà e dell’enorme lavoro ancora da fare per ottenere i diritti dei cittadini sanciti dalla costituzione.
(
articolo 32 della Costituzione che sancisce la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività).

Infatti, proprio per adempiere a questo compito, con la Legge 833 del 23/12/78, fu istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).  Una conquista di valori e principi innovativi. Generalità dei destinatari: tutti i cittadini indistintamente; Globalità delle prestazioni: prevenzione, cura e riabilitazione; Uguaglianza di trattamento: equità d’accesso.

Successivamente la legislazione socio-sanitaria D. Lgs. 229/99 e L. 328/00 e la modifica al titolo V della Costituzione nel 2001, hanno introdotto un compito impegnativo per lo stato, cioè la definizione dei livelli essenziali di assistenza in campo sanitario (LEA) e socio-assistenziale (LIvEAS). Praticamente i LEA e i LivEAS sono l’elenco delle prestazioni  e servizi garantiti su tutto il territorio nazionale, a cui ogni cittadino può legittimamente aspirare. Lo stato ha il dovere di individuare  quali sono le prestazioni sociali e sanitarie che devono essere garantite a tutti i cittadini sulla base di standard comuni. Questo è ciò che dovrebbe essere, ma, nel pratico, come impetuosamente sottolineato da tutti i relatori del dibattito, non è proprio cosi. Solo dopo 16 anni dalla normativa sono stati  aggiornati e approvati i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), mentre i Livelli Essenziali di Assistenza Sociale  (LIvEAS) non sono stati mai neanche definiti.

La L.328 del 2000 dice che i LIveAS devono essere finanziati dall’apposito “Fondo nazionale per le Politiche Sociali” (FNSP). Inoltre in merito alla definizione la  L.328/00 è chiarissima, indica i LivEAS, ma le caratteristiche e i requisiti devono essere fissati dal Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociale, dal Piano Regionale e dal Piano di Zona.

Invece, succede che gli unici piani che vengono redatti sono quelli regionali  e di zona contribuendo con un bilancio poco proficuo. Il piano Nazionale è stato redatto solo una  volta (2001- 2003). Inoltre le prestazioni sono definite in modo così generico da non poter essere concretamente esigibili. Questa mancata definizione dei livelli essenziali di assistenza sociale determina  notevoli disagi. I cittadini non sanno esattamente che cosa gli spetta e che cosa possono legittimamente richiedere, per cui devono rimettersi alle decisioni degli uffici comunali e degli Amministratori locali. Accrescendo quello squilibrio di potere già insito nel rapporto tra utente e pubblica amministrazione. Gli assistenti sociali, invece,  combattono tra il valutare i reali bisogni delle famiglie, e  se esistono sufficienti risorse a bilancio per finanziare le prestazioni. Per cui le esigenze finanziarie del proprio ente possono indurre a sottovalutare le situazioni dei cittadini. In effetti il punto è che , se venissero definite in maniera dettagliata le prestazioni sociali a disposizione dei cittadini, questi potrebbero davvero richiederle. Inoltre, stabilendo dettagliatamente le esigenze delle varie prestazioni (es. quante ore, quale personale, quali modalità etc etc) lo Stato sarebbe costretto a finanziarle adeguatamente, e di conseguenza i Comuni  verrebbero esonerati dal dovervi far fronte con le proprie casse. Invece, succede che a secondo del comune di residenza e dal tavolo in cui si valuta ogni singolo caso i cittadini italiani hanno diritti essenziali sempre meno garantiti generando sempre più inefficienze e disuguaglianze.

Inefficienze, disuguaglianze  ed esclusione sociale, principi fondamentali che provocano, sfidano e stimolano gli animi dei militanti del movimento a tutti i livelli. Diritti negati: ecco uno dei principali moventi dei cittadini attivi del Movimento 5 Stelle.