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Deutsche Bank nell’occhio del ciclone

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Può, la roccaforte del più stabile sistema finanziario europeo, vacillare?

La Germania è l’economia più forte in Europa, e la quarta più forte al mondo, dopo America, Cina e Giappone.

Verrebbe da chiedersi se c’è qualcosa che li accomuna, questi giganti economici, se c’è un trucco. E soprattutto, verrebbe da chiedersi, se la grandezza economica ha come sintomo la stabilità.
La risposta ad entrambi i quesiti, è non necessariamente.

I sistemi finanziari di queste potenze economiche differiscono notevolmente tra loro. Per sistema finanziario s’intende l’interazione tra domanda e offerta di servizi finanziari, quindi l’insieme di banche, mercati (e altri istituti) e i bisogni di liquidità delle famiglie, delle imprese, delle società e le modalità di investimento e risparmio.

La Germania, come il Giappone, ma a differenza dell’America, è un sistema finanziario basato sulle banche, sin dal XIX secolo. È sempre stato un sistema “coerente”, i cui elementi complementari ben si adattavano fra loro. Questa caratteristica è stata, con tutta probabilità, alla base della stabilità del sistema tedesco che, per anni, non ha subito grossi cambiamenti. Tutt’oggi, come ben potete immaginare, è un sistema funzionante; tuttavia, il panorama del settore bancario è profondamente cambiato rispetto agli anni ’90.

Il settore bancario tedesco può ancora essere diviso in tre gruppi: banche private commerciali, banche pubbliche d’investimento e banche cooperative.

Deutsche_Bank_logo_without_wordmark.svgIl primo gruppo è stato per anni dominato da tre banche: Deutsche Bank, Dresdner Bank e Commerzbank, tutte e tre fondate nel 1870. Inizialmente si trattava di tre “Hausbank”, dirette principalmente a grossi clienti, società, con i quali stringevano rapporti di lunga durata. Negli anni ’60 cominciarono ad aprirsi al pubblico. Negli anni ’90 ebbe inizio il processo di internazionalizzazione, come per qualsiasi altra grossa banca europea; tutte e tre erano di fatto non più semplici banche commerciali ma “banche universali”, specializzate non solo in attività di prestiti e depositi, ma in investment banking. Poi la crisi. Dresdner Bank è stata acquisita da Commerzbank, nel 2009, pinendo fine alla triade. Deutsche Bank, seppure con le sue difficoltà, è uscita dalla crisi come il colosso tedesco.

deutsche-bank-tuerme102~_pd-1449046707736_v-z-a-par-a-lLa stabilità, però, non è uno dei requisiti necessari alla grandezza economica, a quanto pare. Al momento, Deutsche Bank tutto è tranne che stabile. Negli ultimi anni è stata convolta in una miriade di scandali: dalla manipolazione dei tassi di interesse, a operazioni dubbie su oro e argento e evasione fiscale.

L’attuale amministratore delegato del gruppo, Cyran, sta di fatto attuando una rivoluzione: vuole ridurre i dipendenti, ritirarsi da alcuni paesi esteri e azzerare i dividendi per un po’.

eurobankcds1Intanto un terzo del valore azionario di DB è stato eroso in un mese, e metà in un anno. Per di più, i prezzi dei CDS (credit default swap) sono aumentati a dismisura, arrivando ai livelli della crisi; si tratta di contratti derivati assicurativi: più costano, più il sottostante è rischioso.

 

Già qualche giorno fa sul Financial Times si era letto di un’indiscrezione: la Deutsche Bank avrebbe comprato il suo tesso debito. E così è stato. Venerdì l’Ad ha annunciato che, senza modificare la pianificazione per il 2016, il gruppo comprerà circa 5 miliardi del suo stesso debito, 3 in euro e 2 in dollari. Di fatto quest’operazione di buy-back equivale, per la banca, ad investire su se stessa: comprare le proprie obbligazioni ad un prezzo minore del prezzo di vendita, data la situazione attuale dei mercati, ridurre il proprio debito e guadagnarci anche un profitto.

La ratio dietro quest’operazione è dimostrare ai mercati che la Deutsche Bank è solida, ha liquidità in eccesso e va incontro alle necessità dei proprio investitori.

Il titolo ha riguadagnato circa il 12%, il prezzo per azione è risalito a circa €16: i mercati sembrano aver recepito il messaggio di Cyran.

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