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Disturbi del linguaggio e DSA

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La letteratura scientifica sottolinea una correlazione significativa tra un linguaggio poco sviluppato o inadeguato nella prima infanzia e la presenza di difficoltà nei processi di letto-scrittura nel periodo successivo.

In Italia, alcuni importanti studi hanno confermato e sottolineato una correlazione molto forte  esistente tra disturbi del linguaggio nella prima infanzia e successive difficoltà di lettura e scrittura. Prima di entrare nel merito nella questione, occorre chiarire quali sono le fasi di sviluppo tipico del linguaggio. Tali fasi possono essere riassunte come segue. Innanzitutto occorre dire che il linguaggio nel bambino non compare improvvisamente ma è preceduto da un lungo periodo preparatorio in cui il piccolo e chi si occupa di lui comunicano attraverso scambi interrativi di natura non verbale come le espressioni del volto o i gesti. Inizialmente tali gesti affiancano il linguaggio e lo arricchiscono. Verso i 4 mesi il bambino inizia a giocare con la sua voce e verso i 7 mesi inizia la fase della lallazione (in cui il bambino produce sequenza motorie caratterizzate dalla successione di consonante e vocale). Verso i 12-13 compaiono le prime paroline che sono molto vincolate al contesto in cui il bambino è inserito in quello specifico momento. Nel periodo che va dai 16 ai 20 mesi si verifica un allargamento del repertorio lessicale la cui ampiezza varia notevolmente da soggetto a soggetto. Dai 18 ai 24 mesi inizia la fase definita del linguaggio telegrafico in cui il bambino pronuncia le prime frasi costituite da due parole. Dai 2/3 anni lo sviluppo sintattico procede considerevolmente:le frasi diventano più complesse in quanto alla struttura centrale si associano le strutture facoltative. Con ‘Disturbo di Linguaggio’ si deve intendere per l’appunto un ritardo o un’alterazione nella codifica fonologica, sintattica, semantico-lessicale e pragmatica in senso generale; i ‘Disturbi Specifici di Linguaggio’ (DSL) sono difficoltà a carico di alcune o di tutte le componenti del sistema linguistico citate, in soggetti comunque integri dal punto di vista sensoriale, neurologico, cognitivo e relazionale. Per essere più chiari, si può affermare che i DSL possono manifestarsi come disturbi della codifica fonologica (potta per porta, podo per dopo, ecc.) e/o semantico-lessicale (mano per dito, sedia per tavolo…) e/o morfo-sintattica (dammi palla, i bambini giocare). Così come avviene per i Disturbi Specifici di Apprendimento, anche i Disturbi Specifici di Linguaggio rivelano un’elevata familiarità e, sempre analogamente ai DSA, essi escludono, come già affermato, la presenza di un deficit cognitivo; pertanto, il bambino con DSL è un bambino che non ha un livello intellettivo nella norma e che pur tuttavia presenta atipicità nello sviluppo linguistico rispetto a quanto previsto in base all’età cronologica o, comunque, uno sviluppo non adeguato rispetto ad altre competenze. Va anche sottolineato inoltre i DSL risultano avere una diffusione del 5-7% in età prescolare e tendono a ridursi nel tempo, ovvero ad avere una prognosi favorevole in una buona percentuale di casi. Più della metà dei bambini con DSL presenterà però un disturbo specifico di apprendimento della lettura, scrittura e/o calcolo (dislessia, disortografia e discalculia). La letteratura scientifica sottolinea, in definitiva, una correlazione significativa tra un linguaggio poco sviluppato o inadeguato nella prima infanzia e la presenza di difficoltà nei processi di letto-scrittura nel periodo successivo, quello della scuola primaria dove le difficoltà divengono più evidenti e dove l’occhio attento di insegnanti e genitori riesce, molto spesso, a cogliere e ad individuare tali caratteristiche. In altri termini il DSL è un predittore molto importante dei disturbi dell’apprendimento (DSA) tra i quali dislessia e disortografia. È fondamentale, dunque, seguire lo sviluppo del linguaggio del bambino precocemente e monitorare anche in fase scolare la sua evoluzione. Nel caso si riscontrino fattori di rischio sarebbe auspicabile rivolgersi a un’equipe multidisciplinare composta da neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista per procedere a una valutazione del livello di sviluppo complessivo del bambino.

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