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Dopo la pasticceria solo per cani, ci sarà forse un’arte solo per cani e gatti. Lo aveva previsto il filosofo Diogene…

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Disse Diogene “il cane” che il filosofo perfetto vive da cane. Egli sapeva che un giorno i cani sarebbero stati trattati come gli uomini. A Napoli, i cani e i gatti possono entrare nelle sale del Tesoro di San Gennaro. Si prevede che nascerà un movimento artistico che produrrà opere destinate a soddisfare il senso estetico degli “amici dell’uomo” a quattro zampe: insomma un’arte da cani. E da gatti.

 

Dunque, a Brescia è stata da poco inaugurata una pasticceria riservata ai cani, la “ Doggye Bag”. Tutti i dolci sono fatti con gli ingredienti che i cani gradiscono, il pandoro è stato battezzato, con poca fantasia, “candoro”, e il panettone “canettone con anatra e arancia”. Se c’è una cosa di cui è lecito meravigliarsi, è il ritardo dell’iniziativa: sono anni ormai che i cani fanno parte integrante delle famiglie di tanti italiani, del paesaggio urbano, dei “post” di “fb”. E tuttavia non è mancato lo strepito del populismo moralista: in un Paese in cui c’è gente che muore di fame, si pensa ai dolci per i cani. E allora perché non protestare contro i ristoranti “stellati”, contro le trasmissioni televisive occupate da chef veri o presunti, contro lo spreco dei piatti preparati in diretta? Siamo un popolo strano. Eppure i cani non protestarono quando Diogene si presentò come “il cane” e si servì del nome per battezzare un movimento filosofico che non conoscerà mai il tramonto: e speriamo di non essere accusati di blasfemia, se ci permettiamo di ricordare che John Dominic  Crossan ha raccontato la vita di Gesù come quella di un filosofo “cinico”. Dunque, Diogene nel momento in cui esortava gli uomini ad essere “cani”, sapeva che un giorno i cani si sarebbero comportati come gli uomini e come tali sarebbero stati considerati e trattati.

Nel 1986 Folco Portinari si chiese: “Può un cane godere dei piaceri della gola?”. E rispose di sì, confortato da due quadri del pittore olandese Frans Snyders,  conservati al Museo di Lilla: in uno un pointer tiene in bocca un sontuoso pezzo di carne, nell’altro due cani si preparano a dare l’assalto, sotto lo sguardo di un gatto e di una scimmia, a un ricco “trionfo” di aragoste, fagiani e pernici. Non sono pochi i quadri del pittore fiammingo in cui i cani vengono affascinati dalla vista e dall’odore delle carni preparate per gli uomini (vedi foto in appendice).

Ma  non poteva mancare il contributo di Napoli a questa svolta epocale. Dal 4 novembre tutte le sale del Museo del Tesoro di san Gennaro, in via Duomo, sono aperte, oltre che alle persone, anche ai cani e ai gatti, a patto che siano accompagnati: non servono museruole, basta il guinzaglio.  Affinché l’accoglienza risulti perfetta, è stato approntato anche “un punto di ristorazione “ per gli “amici dell’uomo” a quattro zampe. Se tutti i musei seguiranno l’esempio, cani e gatti troveranno un gran numero di gatti e di cani nei quadri e nelle sculture, isolati oppure in branco, come nell’opera di Velasco Vitali che apre l’articolo.  Ma certamente nascerà un movimento figurativo  con un programma radicalmente innovativo:  “trattare” i cani e i gatti non più solo come “figure” delle opere, ma come “fruitori”: insomma, fare un’arte destinata a soddisfare il senso estetico degli “amici dell’uomo” a quattro zampe. Una pittura e una scultura per cani e gatti, da gatti e da cani.. Non sarà facile.