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E i Medici di Firenze inventarono il Palio degli asini e la figura del “banditore”

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Uno “scherzo” letterario sul primo palio degli asini organizzato a Firenze. Due figure insostituibili: il mastro di festa e il banditore. La protesta dei sindaci siciliani in sella agli asini.

Il più asino dei tre non è quello che si pensa.
(La Fontaine, dalla favola “Il mugnaio, suo figlio e l’asino”)

E’ tempo di asini.  A Ottaviano e a Camposano si corre il palio, e in Sicilia i sindaci montano in groppa agli asini per protestare contro i crolli  dei viadotti delle autostrade che hanno riportato la viabilità ai tempi di Verga. La fotografia che apre l’articolo mi ha colpito perché  l’asino che Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, tiene per la cavezza sorride. Un sorriso sornione, filosofico, tanto che mi ha ricordato Balthasar, l’asino del film di Robert Bresson, “Au hasard Balthasar”, il grandioso quadrupede francese che, costretto a passare di padrone in padrone,  svela quanto sia  smisurata, e banale, la malvagità degli uomini. Forse l’asino della fotografia sorride malizioso considerando che la politica lo ha voluto spesso come compagno di battaglia. Nel 1999 i “democratici” di Prodi, Rutelli, Di Pietro e Gentiloni, ispirati dall’asinello dei democratici americani, scelsero a simbolo un asinello mediterraneo, scalciante, spiegò Prodi, perché vivace e ironico, oltre ad essere, ovviamente,  tenace e paziente.

Alla presentazione del gruppo dei “democratici” era presente anche Leoluca Orlando, anche allora sindaco di Palermo. L’asinello della fotografia sorride per questi casi della storia, o perché ricorda il commento che fece il sig. Berlusconi, e cioè che l’asino rappresentava bene la vera natura dei tre: e ricordando, forse l’asinello pensa che oggi gli sarebbe facile sferrare all’ ex Cavaliere una risposta più dolorosa di un calcio. Ma forse l’asinello siciliano sorride perché sta pensando al viadotto della Palermo – Agrigento, crollato sei giorni dopo l’inaugurazione, e alla frane, reali e metaforiche, che hanno travolto il ministero delle infrastrutture,  il ministro Lupi, l’alto funzionario  Ercole Incalza, che pure pareva incrollabile. Mi perdonino i sindaci che con tanto orgoglio indossano la fascia, ma a me pare che la protesta più dura contro lo scempio della Sicilia venga proprio  dall’amarezza silenziosa di quell’asino.

Oltre che Balthasar, l’asino mi ha ricordato un suo collega letterario, Presciuttino, che è “un morello assai lucente/ di vago aspetto e portamento egregio “ e che, “come se fosse uscito di collegio”, sapeva a memoria la filosofia logica e quella naturale.  Non c’è motivo di meravigliarsi: lo sanno tutti da sempre che ci sono asini professori e professori asini. Presciuttino è uno dei protagonisti del primo palio degli asini che si corse a Firenze nel 1537, e la cui storia venne raccontata, in chiave comico – burlesca, da Modesto Rastrelli nel 1791. Dunque Cosimo I Medici sconfigge i repubblicani fuorusciti e ordina che i loro capi, Filippo Strozzi e Baccio Valori, vengano esposti al pubblico ludibrio trascinati in sella ad un asino per le vie della città. E’ il primo agosto del 1537.

I Fiorentini seguaci dei Medici – e cioè tutti, visto che i Medici avevano vinto – pensano di celebrare la vittoria con gare di lotta e con la corsa nei sacchi, ma un tizio ha un colpo di genio: far correre i somari. Questo tizio, “di bassa mole / fra il magro e il grasso, corpacciuto e tondo”, è un elegantone, infatti “pesava con lo sputo le parole”, ma si dava anche un’ “aria dottorale”  e perciò “Cicerone tenea sul capezzale”.  Il tizio  sciorina l’ elenco delle virtù dei somari, che  hanno “grandi orecchie, alta voce e lunga coda / portamento civile e aria soda”  e sono in grado di “governare un regno”. Proprio così dice il tizio, che viene portato in trionfo dalla folla, e immediatamente eletto “deputato”, e cioè “mast’ ‘ e festa”.

Si formano le contrade, si cercano gli asini con un pubblico bando, e gli asini di tutto il territorio fiorentino esultano: uno “le orecchie ventoliere stende,/ v’è chi ride, chi salta e chi favella / e v’’è chi fa qualche altra cosa bella”. Chi sa che cosa fa di bello quest’asino, e cosa dice il suo collega che “favella”. Vinse Presciuttino, con un clamoroso imbroglio.

Certamente anche prima del 1537 corsero gli asini. Ma questo palio di Firenze  merita di essere considerato il primo, perché ebbe un regolamento, coinvolse tutte le contrade, e soprattutto perché ebbe un banditore, che faceva da araldo e da giudice. Senza un banditore non sarebbe mai stato un Palio. Il Banditore aveva l’obbligo di stare su “un somaro alto e pulito” e doveva essere “di voce chiara e di polmone sfogato”, e cioè pieno di “foga”, di forza, tanta forza “da vincere in giudizio un avvocato”.  Proprio così.

(Fonte foto: Rete internet)

LA STORIA MAGRA