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E se oggi Giancarlo fosse vivo?

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Sono passati trent’anni da quel 23 settembre 1985, da allora tutto è cambiato o forse non è cambiato proprio niente. Che significa oggi criminalità organizzata e di cosa davvero dovremmo indignarci?

Questa generazione non lo sa più cos’è la camorra. Mille definizioni che intorpidiscono la volontà di capire. La camorra infondo la evitiamo, la decoriamo con mitizzazioni cinematografiche. Quei ragazzi sull’asfalto con le pallottole nel cranio sono estranei a noi. Scene interiorizzate, simulacri di fantasie miste a realtà distanti migliaia di chilometri, cadaveri che non ci riguardano, nonostante tutto accada a pochi metri da noi.

Giancà, sai che città oggi è questa? È quella città in cui gli imprenditori esperti che fanno i giustizieri della legalità hanno i loro dipendenti a nero e sottopagati! Questa è quella bella e maledetta città dove vengono pubblicati decine e decine di articoli su quanto sia stata offensiva Rosi Bindi, e nel frattempo la camorra delle nuove giovani leve fa un morto al giorno. Mentre si consuma la battaglia teatrale all’interno di quello che chiamano “partito democratico”, qualsiasi organizzazione fugge alla responsabilità, all’idea che il mostro camorra è vivo, ora più che mai.

Giancà, oggi forse saresti un giornalista precario, di quelli che si fanno in quattro per guadagnare poco o niente. Oggi forse saresti un padre preoccupato per i suoi figli in una città dove si spara a ragazzini nello stesso momento in cui gli intellettuali stanno ancora lì a difendere l’onore dalle offese di Rosi Bindi. Questo è quel territorio strano dove i cittadini si indignano per le parole della Bindi ma che eleggono un Presidente della Regione che nel 2011 definì i napoletani “geneticamente ladri”.

Qui, a Napoli e nell’hinterland, siamo talmente assuefatti da irregolarità e devianze perché sono normali consuetudini e ognuno di noi è inconsciamente pilotato da una mentalità confusa dove tutto è dato per scontato. I ragazzi lavorano per tre euro l’ora? E che fa? A costoro viene fatto addirittura un favore dando quella paga: o questo o niente. Caro Giancarlo Siani, giovane vittima del crimine organizzato politico statale e della retorica anticamorra, sappi che sono stati fatti grandi passi in avanti e pur essendo migliorato qualcosa, il fenomeno c’è e costituisce davvero gran parte degli usi campani.

La camorra è un virus lento e nasce dall’idea che tutto si può fare prevaricando gli altri a beneficio di pochi. Questo germe si trasforma in prepotenza, in droga, in estorsione, in morte. La camorra è sfruttamento professionale, è abusivismo, è collusione con la politica, è gare di appalto truccate, è “te spar’mmoc” detto da bambini che emulano boss leggendari perché così si sentono finalmente uomini in spazi dove nessuno sa insegnare loro cosa davvero vuol dire diventare uomini.

Te lo ricordi quando Amato Lamberti ripeteva sempre: “Non fate chiacchiere, non fate gli opinionisti, la rivoluzione è nei comportamenti civili, la rivoluzione è nei fatti”? Se oggi tu fossi vivo forse saresti deluso dai fatti, perché tanti come te si impegnano, senza essere ascoltati da uno Stato che non impone la tolleranza zero, la certezza della pena, l’inchiesta spietata contro ogni forma di arroganza. Qui c’è chi gonfia ego e bocca al grido di “anticamorra”, speculando con aria fritta e spade di plastica mentre sceglie il profilo migliore da mostrare alle telecamere. Questa è la città in cui troppi ragazzi sono inebetiti, ma non si può dire perché si offendono.

Se da una parte questa è la metropoli di molti giovani coraggiosi che con tenacia e impegno hanno dimostrato una crescita possibile, dall’altra è la metropoli in cui tutti osannano un murales gigante a Forcella, un disegno indubbiamente bello ma come al solito l’unico possibile. L’unica effige possibile per rappresentare ancora una volta il quartiere della miseria e dei miserabili che non godono di opportunità e che solo al Santo possono affidarsi e solo attraverso la sua gigantografia possono mostrare la loro posizione in una scala sociale dove dall’alto gridano: “Al mio tre fate tutti un applauso, restate narcotizzati, così, bravi, e ricordate che mentre il mondo va avanti e cresce, voi al massimo avete diritto a San Gennaro” e tutti insieme ad applaudire a questa nuova cartolina da spedire per l’ennesima volta alla cortese attenzione di uno Stato che la rispedirà al mittente o magari la attaccherà sul frigo pieno di cibo, pagato da noi, con cui obesi giustizieri politici si ingozzano alla faccia nostra.

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