E tu, sacrificheresti un dito pur di vedere la partita del Napoli?

E tu, sacrificheresti un dito pur di vedere la partita del Napoli?

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Il dito tagliato
Il dito tagliato

Gli azzurri pareggiano 1 a 1 contro la Juventus, ma il prologo è thrilling

Questa è la storia di un dito medio, uno di quelli che si esibiscono quando si vuole mandare a quel paese qualcuno…a farsi benedire…insomma ci siamo capiti. Il dito medio in questione un tardo pomeriggio di domenica finisce tagliato mentre viene aperta una scatoletta di tonno (spiegare perché la domenica pomeriggio ci si cimenti col tonno è troppo complicato): il taglio è profondo, il sangue è abbondante, i cerotti non bastano. Ci vogliono i punti di sutura, quindi l’ospedale, quindi il pronto soccorso. Ma è domenica, nel frattempo si sono fatte le 18,30 e l’ospedale da raggiungere sarebbe quello di Nola: non proprio un pronto soccorso deserto, come è noto. Passa il tempo, ora mancano meno di due ore alla partita, al match tra il Napoli e la Juventus, alla sfida tanto attesa, all’uno contro tutti (Higuain contro qualche milione di tifosi).

E allora si fa strada un’ipotesi di cui, col senno di poi, ci si dovrebbe vergognare: tamponare il sangue alla meno peggio, affidarsi un po’ alla sorte, evitare i punti di sutura e il pronto soccorso affollato pur di non perdersi la partita. Insomma, sacrificare il dito per non sacrificare il Napoli. Per fortuna l’idea balzana dura poco, ci pensa la ferita a riportare tutti alla realtà, allargandosi pericolosamente. Ma la partita incombe: si gioca contro la Juventus, ci sta Higuain da fischiare, stiamo aspettando da 15 giorni… “sei davvero sicura che questo dito ti serve?”

Si decide di andare al pronto soccorso e giocare a carte scoperte: “Dottore, se ci mettete tanto noi ce ne andiamo, c’è la partita, il modo per medicare la ferita lo troviamo”. Mai sottovalutare chi ti sta di fronte: il medico accoglie la richiesta, promette che farà presto (e gestisce tutto secondo le regole, nessun abuso, nessun paziente scavalcato, sia chiaro) ma decide di rilanciare. Chiede: “Mi sbrigo, ma ditemi per chi tifate”. Affiora il dubbio che sotto il camice bianco si nasconda uno juventino: sennò perché questa domanda? La risposta dovrebbe essere scontata, non siamo forse tutti figli del Vesuvio? Il dito medio torna in ballottaggio: “Ti serve proprio, eh?”. In ogni caso è impossibile mentire, in situazioni del genere: “Tifiamo Napoli, dottore, che discorsi fa?”

È una frazione di secondo: sguardi che si incrociano, volti che si distendono, sorrisi e canzoni (“Un giorno all’improvviso…”). Il medico prende ago e filo, si fa dare il dito medio e afferma risoluto: “Temevo di dover rimettere a posto un dito juventino…forza Napoli…e facciamo presto”.

I punti di sutura saranno due: uno più di quello che ha preso il Napoli.

1 COMMENTO

  1. Per fortuna è finita bene per tutti. Però quella scatoletta di tonno di domenica pomeriggio…non si può proprio immaginare…almeno si tagliava con il grissino?

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