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Una politica distante dai reali problemi che affliggono le comunità del Vesuviano e che nega l’evidenza della distruzione di un territorio fertile e meraviglioso, condannandoci ad un eterno e letale torpore finalizzato alla ricchezza di pochi privilegiati.

Vivere nella cosiddetta Terra dei Fuochi non è facile e non lo è solo per il fatto che vivi in contesti insalubri, che minano seriamente la tua salute e quella dei tuoi cari, ma anche per il fatto che si vive in un contesto fortemente permeato di ipocrisia, fattore che aggiunge sofferenza alle vittime dei roghi e complica la risoluzione di un problema in verità tanto chiaro quanto volutamente offuscato da chi non vuole affrontarlo.

Il problema della Terra dei fuochi è un problema legato all’abusivismo, quello coniugato in tutte le sue ormai consacrate sfaccettature, e che sia ben chiaro, non riguarda solo quell’area propriamente detta, delineata dal Basso Casertano e dalla parte settentrionale della provincia di Napoli, ma è un’area senz’altro più vasta.

Abbiamo infatti più volte sottolineato che la reale questione, ovvero ciò che rappresenta la sua fase acuta, quella più evidente, è strettamente legata allo smaltimento illegale e il bruciamento dei residui di lavorazione di piccole e medie imprese locali, quelle attività che non possono o non vogliono seguire la normale prassi per liberarsi dei loro rifiuti. Questo è evidente e risaputo ma ovviamente l’opinione pubblica viene veicolata nel credere che tutto quello che vede nelle strade e nelle campagne sia frutto delle cosiddette ecomafie.

Le ecomafie esistono e purtroppo esisteranno ancora, perché la mafia, in tutte le sue declinazioni, gode ancora di un terreno fertile, che le permette di crescere e proliferare ma detta così, la sua essenza, scevra di nomi e cognomi di rilievo, sembra quasi un’entità astratta che ci sovrasta come lo fa il cattivo tempo, come un temporale ch’adda passà. Inoltre, la mafia, quando sa di essere sotto i riflettori devia i suoi interessi e i suoi traffici altrove mentre noi altri, ben distratti, andiamo dietro streghe e fantasmi che ci portano lontano dalla reale comprensione del problema.

Nel frattempo, la piccola impresa edile, il gommista di paese, i carrozzieri improvvisati e tutta una miriade di piccole attività artigianali, più o meno a nero, riempiono il nostro territorio di rifiuti speciali e spesso pericolosi. Non ultimo il comune cittadino, quello che si scoccia di tenere il sacchetto puzzolente fuori al balcone di casa, pone la sua ciliegina su questa schifosa torta che, volenti o nolenti, ci tocca a tutti quanti noi mangiare.

È inutile quindi che il Corpo Forestale dello Stato, col timore d’essere accorpato alla Polizia, rivanghi il passato, mettendo in luce discariche arcinote, per poi lasciarle lì, alla luce del sole, rendendole più pericolose di quanto già non lo fossero; giusto il tempo di lanciare l’ultima onda mediatica verso un pubblico che casca sempre dalle nuvole e di gridare all’ennesimo disastro ambientale al quale nessuno mai porrà rimedio.

È inutile perché è ovvio che nessun primo cittadino, pur sapendo dove si inquina e chi lo fa, perseguirà chi fa queste cose. Farà come da che mondo è mondo si è sempre fatto, dirà che è stata la gente di fuori, che sono state le industrie del Nord, che è colpa dei suoi predecessori, dirà che da poco si è insediato e che bisogna lasciarlo lavorare, che non è di sua competenza o che avrà avuto le mani legate. Tutto questo sarà detto perché i nostri amministratori vengono da Marte e solo dopo la loro elezione sono scesi sulla Terra per deliziarci con le loro lungimiranti disposizioni.

Focalizzando l’attenzione sul Vesuviano, che meriterebbe di entrare a pieno titolo nella famigerata Terra dei fuochi (Massa di Somma, Boscoreale, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana e Terzigno ne fanno già parte e rientrano nella lista allargata degli 88 comuni campani del patto della T dei F), va detto che in certe zone, quali ad esempio quella delle Lave Novelle di Ercolano, dove esistono numerose cave dismesse adibite a discariche legali e illegali, si fa finta che il problema non esista e questo a prescindere dal fatto che alcuni luoghi, come Contrada Novelle Castelluccio, brucino rifiuti ogni anno e soprattutto in estate, allorquando la scarsità di pioggia giustificherebbe la spontaneità del fuoco.

Noi che conosciamo bene il contesto sappiamo che di spontaneo in qui luoghi non c’è nulla e questo lo sanno tutti ma, come in passato sottolineammo, la discarica illegale è una sorta di ammortizzatore sociale, nel senso che, così come l’economia nazionale è riuscita a pareggiare i bilanci smaltendo la voce rifiuti speciali, sotterrandoli nelle nostre campagne, così la piccola economia locale fa lo stesso e tutti, pur sapendo, chiudono un occhio se non due, e in virtù, più che del lavoro, della ricchezza di pochi. Davanti a ciò tutti tacciono e lo fanno perché sanno che alzare il velo di ipocrisia poggiato sulla situazione, smonterebbe un’intera economia e per loro significherebbe l’automatica perdita di consenso elettorale se non addirittura l’accusa di connivenza. Sanno, i politici locali, che il vento porta via tutto, anche la memoria e poi, perché inimicarsi qualche influente industriale locale che in quei luoghi fa il buono e il cattivo tempo? Che saranno quattro disgraziati che s’ammalano davanti alla consacrazione della real politik ercolanese? Ma a noi cronisti (a dire il vero pochi) che assistiamo inermi a questo festival dell’ipocrisia, non resta che riportare e diffondere questa assurda realtà, quella di uno stato decennale di scarico e sversamento di rifiuti e il fuoco che ogni estate li consuma.

Se la politica locale, una volta sbarcata finalmente sulla terra s’accorgesse del problema, sapesse che quei roghi servono a far spazio ad altri rifiuti e a nascondere le tracce di chi li scarica, capirebbe come stanno realmente le cose, ma è probabile che su Marte, dove la politica locale vive e vegeta, la puzza di diossina purtroppo non arriva.