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Fede ‘n’ Marlen: in concerto a Giochi Senza Barriere presso la Mostra d’Oltremare

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Questa sera il duo partenopeo Fede’n’Marlen parteciperà alla manifestazione “Giochi senza Barriere” organizzata dall’associazione Tutti a scuola presieduta da Toni Nocchetti. La manifestazione si svolgerà tutta la giornata e sarà ad ingresso gratuito. Location la Mostra d’Oltremare con ingresso da via Terracina.

“Ci sono un’infinità di ragioni per cui dire ‘sì’ è stato scontato – sottolinea il duo –
La prima che ci viene in mente è ‘sostenere la libertà’. Ad ogni essere umano dovrebbe essere garantita la libertà di essere se stesso, di muoversi e di agire nella vita in accordo con quelli che sono i suoi valori, con quello che gli dà gioia, e con quello che è il suo corpo”.

In linea con il leitmotiv della manifestazione appare, in particolare il brano ‘O mele, il cui video è stato lanciato attraverso lo strumento del web lo scorso 9 giugno.
Ma tutto l’Ep Mandorle appare in linea con il nucleo tematico della manifestazione.

L’ep, come il video, è prodotto su etichetta Europhone Records/ Veloce Entertainment, da Gennaro De Concilio con Cinzia Fonticelli, con la produzione artistica e gli arrangiamenti di Arcangelo Michele Caso.

Il messaggio lanciato dal testo di ‘O mele come dal video, dove le immagini sono intrecciate alle parole all’insegna di una forte coerenza, è quello che richiama la capacità di intenerirsi ancora, dando spazio alle piccole cose: il vento in faccia dal finestrino dell’auto, lo sguardo meravigliato e giocondo puntato sulla luna. Cose grandi e da grandi che accomunano però ai bambini, che nel loro entusiasmo, custodiscono il segreto della gioia di vivere.

Un messaggio trasfuso in suoni viscerali e sinceri, capaci di “entrare nella pelle del sogno”, quell’obiettivo di autodeterminazione “controcorrente” in cui le cantautrici hanno scelto con coraggio e caparbietà di credere, opponendosi alla superficialità ed alla banalità di una quotidianità liquido-moderna che troppo spesso toglie vigore all’empatia e delude.

“Il dibattito sentito mille volte su cosa sia normale e cosa non lo sia – continuano Federica Ottombrino e Marilena Vitale – su cosa significhi essere, sentirsi diversi, lega imprescindibilmente ogni essere umano all’altro. L’unica cosa che dovrebbe essere normale e garantita è la libertà di esprimersi in quanto diversi. L’invisibilità a cui alcune persone sono condannate è ancora oggi una vergogna che pesa e fa male”.

Concetti “vitali” espressi con forza nelle loro canzoni. Nell’ultima ‘O mele, ma anche in; Corallo, Il ventre della sirena, Elogio alla lentezza, perché “raccontare delle cose piccole, delle lotte delle persone spesso emarginate per ciò che sono è il nostro piccolo voto.
Sentiamo forte l’esigenza di condividere e di sostenere, e non crediamo nelle grandi battaglie plateali che fanno tanto rumore ma restano immobili. Crediamo ai cerchi, quelli che lascia un sasso quando viene buttato nel lago”.

“Crediamo al cerchio più piccolo – evidenziano con forza – , quello che può fare ognuno di noi, nella propria vita, legandosi alle battaglie degli altri trovandone le connessioni anche e soprattutto quando tema non ti tocca direttamente. Nel caso specifico l’assenza più totale di un sostegno concreto e non rappresentativo per tutte le persone affette da disabilità è un dato raccapricciante che va denunciato a gran voce”.
Partecipare a questa manifestazione è semplicemente un nostro modo per continuare un percorso iniziato tre anni fa, per dire “siamo qui e siamo un’unica cosa”.
Avere la possibilità di ribadire il nostro incoraggiamento alla libertà è un grande onore”.

LA STORIA DI O’ MELE

Un antidoto per reagire a quell’angoscia che ci prende quando il mondo va troppo veloce rispetto ai ritmi individuali ed un’esortazione a riscoprire il gusto di assaporare le esperienze e la quotidianità con lentezza, riaffermando con coraggio il ritmo della propria vita… il proprio ritmo, al di là delle differenze e “controcorrente” in barba agli stereotipi e ai pregiudizi

Un piccolo album fotografico, così definisce Federica Ottombrino questo brano, che contiene, come i granelli della stessa collana, storie diverse ma con un unico filo che le tiene unite: la rinascita.

Nel cuore pulsante di musica e parole si ritrovano temi etici e di denuncia sociale come quello del superamento del dolore e della solitudine attraverso lo slancio vitale che sa vedere nell’ostacolo non un muro insormontabile bensì un gradino su cui salire per avanzare verso i propri obiettivi esistenziali. Un testo scritto a quattro mani da Federica con Mauro Serino per “cucire insieme” come in un patchwork di vite ed emozioni, la storia di una donna sola che vive per strada, una ragazza che per un lutto ha smesso di cantare e poi ricomincia, una “aneme a cavante” (un’anima inutile) che chiede alla luna qualcuno con cui dimezzare la sua paura, e un barbone, precisamente ‘O barone, che a Napoli chiunque abbia frequentato, anche poco, il centro storico ha conosciuto.

Ma anche il germoglio da coltivare per far “fiorire” una nuova consapevolezza ed aiutare a coltivare l’arte della pazienza, perché le gioie arrivano a chi sa aspettare, anche se non sempre nei tempi e nei modi che l’individuo si aspetterebbe, vorrebbe ed ha preventivato.
Una fiducia cieca nella vita, un esplosione di vitalità e libertà che sa e può emergere anche dal dolore più profondo.

A dare corpo, assieme a Federica ed a Marilena a queste ballate dolci e malinconiche, oltre a Mauro Serino, anche i ritmi di musicisti amati come Pasquale Benincasa alla batteria, Giuseppe Spinelli alla chitarra, Mirko Grande al basso e Enzo Grimaldi alla fisarmonica.

Il miele, metaforicamente è rappresentato da Sabrina, la bambina protagonista del video, che entra nella vita di una donna, frenetica e distaccata, per darle, attraverso gesti semplici, il ricordo di quanto si possa godere delle piccole cose. Ma attenzione, ribadisce Federica, se è vero che “nessuno si salva da solo” è altrettanto vero che, parafrasando italo Calvino, la felicità altrui non dipende da noi. Quindi, nonostante si vogliano curare le altrui ferite, “sintonizzandosi” empaticamente sul dolore dell’altro, una dote preziosa da coltivare, non è possibile delegare ad altri il proprio riscatto e la propria rinascita: ognuno deve trovare nella propria forza interiore e nella propria volontà la forza di rialzarsi.