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Fiat in bilico: la Fiom in assemblea a Pomigliano. Prevale la linea morbida

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La Fiat di Pomigliano rischia grosso, il futuro è incerto e la Fiom scende in campo per proporre soluzioni. Ieri mattina quindi l’assemblea generale dei metalmeccanici della Cgil, nella sala consiliare del Comune di Pomigliano. Un’assemblea molto partecipata: la sala era zeppa. Ne è scaturita la decisione di adottare una linea morbida nei riguardi dell’azienda. Nessuno sciopero, dunque, per adesso. La questione di una contrapposizione dura sarà valutata nelle prossime settimane, dopo che saranno consultati tutti i lavoratori degli impianti del gruppo automobilistico nazionale. Sono stati a ogni modo gli stessi dirigenti della Fiom a rilanciare l’allarme sulla situazione di Pomigliano. « Gli ammortizzatori sociali – ha spiegato Michele De Palma – scadranno nello stabilimento della Panda a luglio, per una parte di lavoratori, e a settembre per altri, ma per evitare problemi occupazionali sarebbe necessario introdurre subito nuove produzioni ». I contratti di solidarietà che stanno coinvolgendo circa 3mila dei 4700 addetti di Pomigliano termineranno definitivamente tra dieci mesi al massimo. Corre intanto voce che grazie a una modifica normativa in fase di approvazione al Parlamento sarà possibile prorogare l’ammortizzatore sociale fino al luglio del 2019. La cosa però non è ancora certa. Nel frattempo si stanno invocando inutilmente nuovi investimenti ma anche la Fiom esclude in questa fase altri scioperi. La settimana scorsa infatti nell’impianto Fiat di Cassino c’è stata una scarsa partecipazione all’astensione proclamata dalla Fiom contro la decisione dell’azienda di non rinnovare i contratti a 500 giovani operai interinali. « Questo non vuol dire che non dovevamo indire lo stesso lo sciopero – ha però eccepito la segretaria generale della sindacato della Cgil, Francesca Re David – perché di fronte a una situazione come questa la Fiom doveva comunque fare qualcosa. Nel frattempo sono contraria al fatto che lo Stato continui a erogare finanziamenti in favore della Fiat senza però vincolarli a precise garanzie produttive e occupazionali ». Dal canto suo Michele De Palma si è soffermato sulla rivendicazione più prettamente sindacale legata alla rappresentatività, al ritorno della Fiom al tavolo della trattativa alla pari con gli altri sindacati, Fim e Uilm, che avendo firmato l’accordo Panda e il contratto aziendale possono trattare con FCA escludendo i metalmeccanici della Cgil. « Un contratto – ha detto De Palma – può essere valido o meno solo se tutti i lavoratori sono chiamati a votarlo ». La base comunque reclama azioni più incisive. « Se è chiaro com’è chiaro – ha sostenuto Antonio Di Luca, operaio Fiat Pomigliano e componente del direttivo regionale della Fiom – che i tempi sono questi è evidente che ci troviamo di fronte al rischio di una chiusura dell’impianto di Pomigliano per un anno e più. Ora, siccome tra jobs act e quadro normativo, che restringono gli ammortizzatori sociali, non ci sono i tempi tecnici per garantire l’occupazione dobbiamo continuare a chiedere ai lavoratori il percorso da intraprendere. Sono però convinto – la conclusione del lavoratore – che la battaglia sia di natura politica e che quindi sia necessario giungere a una fase di scioperi per imprimere una svolta: uno sciopero generale in tutto il gruppo ». Restano le divisioni a sinistra. Durante l’assemblea i Cobas di Mimmo Mignano hanno voluto dire la loro facendo capire che senza l’adozione di una linea dura si rischia la sconfitta. Parole a cui hanno fatto da contraltare quelle del segretario della Cgil di Napoli, Walter Schiavella: « Necessaria l’unità in questa vertenza ». Una vertenza sostenuta da alcune forze politiche. Ieri sono intervenuti il deputato di Mdp Arturo Scotto e il collega del Movimento Cinque Stelle, Sergio Puglia. I pentastellati hanno firmato una mozione presentata in Regione. Obiettivo: lanciare “l’allarme Pomigliano”.