Home Politica Economia e Lavoro Fiat Pomigliano, gli operai Fiom sfidano Di Maio: « Riformare il sindacato...

Fiat Pomigliano, gli operai Fiom sfidano Di Maio: « Riformare il sindacato ? Vieni qui a dirci come risolvere i problemi »

2102
0
CONDIVIDI

« Riformare il sindacato? Visto che è candidato premier e che ha già ascoltato gli imprenditori a Cernobbio  venga qui da noi a spiegarci come dobbiamo risolvere i gravi problemi della fabbrica ». A giudicare dal tono dell’invito sembra che qualcosa si sia allentato nel rapporto fino a qualche tempo fa quasi idilliaco tra Luigi Di Maio e i 19 operai della Fiat di Pomigliano iscritti alla Fiom, militanti sindacali protagonisti di un famoso braccio di ferro con l’amministratore delegato Sergio Marchionne. I metalmeccanici della Cgil nel 2010 furono infatti messi alla porta dello stabilimento per non aver firmato l’accordo Panda, che ritenevano un accordo capestro propedeutico alla cancellazione del contratto nazionale di lavoro in tutto il gruppo automobilistico ( revoca che poi effettivamente si verificò ). Ma nel 2013, grazie a una serie di battaglie di piazza e soprattutto per via di un’importante sentenza della Corte Costituzionale, l’azienda fu costretta a reintegrarli definitivamente al lavoro. Durante quel periodo il Movimento Cinque Stelle del pomiglianese Luigi Di Maio fu molto vicino ai 19 e al loro sindacato. Lo stesso attuale candidato premier, da vicepresidente della Camera, un giorno si e l’altro pure, intervenendo proprio nella città delle fabbriche, ha più volte tuonato contro Marchionne e poi contro Renzi a causa dell’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Ma ora qualcosa scricchiola, in particolare da quando il neocandidato premier sta “frustando” i sindacati con le sue ipotesi di riforma. Intanto oggi i 19 militanti Fiom invieranno al delfino di Beppe Grillo una lettera di invito a partecipare il 13 novembre a un dibattito sulla Fiat (ora FCA) di Pomigliano, stretta nella morsa dei 3mila contratti di solidarietà in scadenza e dell’incertezza di un futuro ancora invisibile. Franco Percuoco, segretario provinciale della Fiom, ieri ha anticipato parte del contenuto della missiva. « Vorremmo concretamente confrontarci sul futuro dello stabilimento, sul futuro dei lavoratori e, perché no, anche su come dovrebbe agire il sindacato nei luoghi di lavoro: se ha ascoltato gli imprenditori deve sentire il dovere di ascoltare anche noi ». E’ critico Percuoco verso Di Maio e il Movimento Cinque Stelle. « Loro – spiega il dirigente sindacale – fino adesso sul lavoro non hanno detto nel merito cosa vogliano fare. Quale occasione migliore quindi ? Voglio ricordare che tra gli iscritti Fiom ci sono molti simpatizzanti del Movimento Cinque Stelle, anche perché nell’immaginario rappresentano il cambiamento ». Percuoco però va giù duro rispondendo su quanto stia sentendo vicino i pentastellati in questi giorni di difficoltà per la grande industria di Pomigliano: « Sul tema specifico della situazione dello stabilimento e delle problematiche occupazionali secondo me sono stati vicini poco o niente ». A ogni modo il dirigente sindacale è speranzoso. « Se Di Maio – conferma Percuoco – accetterà l’invito sarà già un segnale positivo. Non è la prima volta che tentiamo di contattarlo. Finora non ci ha mai risposto ». A ogni modo fino alla tarda serata di ieri il candidato premier, di solito solerte e più che a suo agio nell’agone dei social, non ha dato segnali sull’argomento. Nel frattempo è voluto intervenire un suo uomo di fiducia, Dario De Falco, capogruppo dell’M5S a Pomigliano. « Siamo sempre stati disponibili ad incontri e confronti – replica a distanza De Falco – e siamo preoccupati per il destino dello stabilimento FCA Giambattista Vico. Per questo stiamo esortando nuove politiche di sviluppo economico come quella delle auto elettriche ».