Fujenti al Santuario di Madonna dell’Arco: la carica dei 400mila

Fujenti al Santuario di Madonna dell’Arco: la carica dei 400mila

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Molte migliaia di «battenti», altrettanti pellegrini che sono arrivati già alle prime luci dell’alba per il consueto pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco. Il portone del Santuario di Madonna dell’Arco si è aperto alle 3 del mattino per accogliere le squadre di fujenti in arrivo da Napoli, dalla provincia, da molti paesi della Campania e oltre. Nel 2016 arrivarono a Madonna dell’Arco più di 360mila persone, altrettante sono le presenze previste per oggi, un afflusso che mette seriamente a rischio l’ordine pubblico e la sicurezza garantita solo, negli ultimi anni, da poche decine di carabinieri, poliziotti e vigili urbani con l’ausilio della protezione civile.

Il rettore del Santuario di Madonna dell’Arco, padre Alessio Maria Romano

«Ci hanno abbandonato» – ripeteva lo scorso anno padre Alessio Romano, il priore del Santuario di Madonna dell’Arco, riferendosi all’esiguo numero di forze dell’ordine (quattordici carabinieri da affiancare ai venti vigili urbani), tristemente insufficiente a governare l’assalto di circa quattrocentomila persone tra fujenti e pellegrini che il Lunedì in Albis invadono puntualmente la cittadella Mariana. Forse quell’appello non è stato vano giacché, ad un anno di distanza, il prefetto di Napoli Carmela Pagano ha accolto le richieste di una maggiore presenza delle forze dell’ordine in una giornata che per Madonna dell’Arco- frazione di Sant’Anastasia – è all’insegna del caos. «Apprezzo moltissimo che stavolta il Comune si sia fatto portavoce delle nostre richieste e che il sindaco Lello Abete sia riuscito ad ottenere un “tavolo” di coordinamento per la sicurezza in Prefettura» – dice padre Alessio, rettore del Santuario Domenicano.

il sindaco Lello Abete

Un «tavolo» che ha prodotto disposizioni molto più rigorose che in passato, con cento tra carabinieri della locale stazione al comando del maresciallo Francesco Russo e della compagnia di Castello di Cisterna guidata dal capitano Tommaso Angelone, militari in forza all’esercito, poliziotti e finanzieri, da affiancare alla polizia locale che avrà la supervisione del comandante Fabrizio Palladino. Saranno in sessanta per ogni turno. Disposte anche misure antiterrorismo, come del resto chiesto dai fujenti: dunque barriere anti- tir con «new jersey» posizionati su via Arco e unità cinofile per la bonifica delle aree. «Dopo i recenti fatti di Nizza, Berlino e infine Stoccolma, siamo molto preoccupati» – si legge sulla pagina Facebook «La Madonna dell’Arco» curata da associazioni di «battenti». La cittadella Mariana sarà blindata e interdetta alle auto, pronte le disposizioni in materia di viabilità, i bagni chimici e le misure di sicurezza. «Non credo esista, almeno in Campania, un altro esempio di pellegrinaggio così partecipato e allo stesso tempo difficile da governare – dice il sindaco Abete – il Lunedì in Albis è importantissimo per Sant’Anastasia e riteniamo che questa tradizionale festa possa aspirare a divenire patrimonio dell’Unesco. Siamo grati al Prefetto e al Questore per averci dato quest’anno la massima collaborazione, noi faremo la nostra parte e frattanto mi preme fare appello ai cittadini, ai turisti, ai pellegrini, perché mostrino compostezza e buon senso».

Nonostante i seri problemi di ordine pubblico e le difficoltà a governare il caos creato dalla folla, il fulcro pulsante del pellegrinaggio rimane la fede per la Mamma dell’Arco, l’attesa dei fujenti per varcare il portone della chiesa dove si prostreranno dinanzi all’altare. In molti svengono, sono preda delle convulsioni e hanno necessità di soccorso immediatamente prestato dalla schiera dei volontari di Croce Rossa e Protezione Civile. Il Santuario è aperto dalle tre del mattino a mezzanotte, si potrà accedervi soltanto dalla porta centrale e le squadre dei battenti, rigorosamente in divisa, faranno il loro ingresso da via Arco (lato Sant’Anastasia e lato Napoli) a turni alterni, mentre i civili potranno entrarvi da via Sorrentino ogni ora. Rigorosamente vietato l’accesso in chiesa a toselli, statue, bande musicali e strumenti, proibite foto e riprese anche con i telefonini senza l’autorizzazione del Rettore. Da sottolineare, in attesa del momento clou che vedrà le squadre di fujenti entrare in Santuario per rendere omaggio alla Mamma dell’Arco, l’appello che il rettore padre Alessio Romano ha voluto mettere per iscritto: «È assolutamente vietato uscire per le strade in divisa, con bande e stendardi, e fare questue per i centri cittadini – dice il priore domenicano – tutto quello che accade nei gruppi che fanno riferimento alla Diocesi di Napoli non è di nostra competenza e non costituisce per nessuno un valido motivo per non assumere comportamenti corretti, rispettosi e di buon esempio». C’è come di consueto un sottile limite, per chi assiste alle scene di omaggio alla «Mamma dell’Arco» nel Santuario, tra sacro e profano. La Madonna dell’Arco è quella del popolo, i suoi figli si rivolgono a Lei come parlerebbero alla mamma, appunto. Fuori dalle cinte del Santuario è tutta un’altra storia. Un caos indicibile tra bancarelle delle quali molte abusive, con la musica dei neomelodici a volume insostenibile, banchi con animali in gabbia, una coltre di fumo e olio bruciato che avvolge l’intera cittadella Mariana sollevandosi dai banchetti dei rivenditori ambulanti di panini. I residenti sono, per un giorno intero, «ostaggio» della Festa ma i commercianti locali preferiscono chiudere, ormai da molti anni, le serrande. La fede rimane nel Santuario, fuori da quel portone soltanto un’anarchica fiera.

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