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Fuoco invisibile

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Se c’è un qualcosa di sicuro di questi tempi incerti è il fuoco che ogni anno si sprigiona in via Novelle Castelluccio e anche stavolta, con matematica precisione, ma con molta più oculatezza, gli incendiari rasentano la perfezione. (il video)

Sono circa le 16.00 e, in una torrida Sant’Anastasia, cerco riparo e frescura in un bar, scruto un cielo cinereo, uno di quelli che ho imparato a riconoscere con l’esperienza di chi sa che di questi tempi è facile che si appicchino gli incendi. E in effetti un vento caldo incomincia a portare qualche particella di cenere e incomincio a pormi qualche interrogativo sul luogo e la natura del fumo che sembrerebbe tra l’altro vicino.

Prendo la 268 e la percorro in direzione Cercola e il panorama si apre e delinea un punto più lontano di quanto immaginassi e il sospetto che possa essere dalle mie parti incomincia a farsi più forte. Sembra infatti provenire da sud, verso le Lave Novelle e chissà perché la cosa non mi stupisce più di tanto, ormai stiamo in piena stagione e sembrava strano che nessun rogo fosse ancora stato appiccato ad Ercolano. Arrivo a San Sebastiano, la vita cittadina è come al solito tranquilla e soporifera, e questo a prescindere dalla nuvola nera che si staglia all’orizzonte e che ne sovrasta l’abitato.

Percorro via Canale, arrivo all’incrocio con via Monaco Aiello e imbocco via Castelluccio, da dove ormai è chiaro che vengono le fiamme. A poche centinaia di metri scorgo un camion dei Vigili del Fuoco che fa manovra, dei militari della Forestale e dei Vigili Urbani di Ercolano con alcuni volontari della Protezione Civile che provano a gestire la situazione. Entro subito in azione con la mia piccola grande Canon ma vengo prontamente fermato, presento le mie generalità e mi consentono di avvicinarmi solo per pochi metri verso il nucleo del grande incendio a valle di Cava Fiengo. Salgo su uno di quei tanti argini che altro non sono che cumuli di rifiuti stratificati col tempo e anneriti dai tanti incendi; l’ultimo dei quali è proprio quello di oggi pomeriggio partito proprio dall’asse principale di via Castelluccio diramandosi in più direzioni e per tutta la cava, tra la via e l’attività manifatturiera che dà nome alla concavità e che continua a macinare pietre come se niente fosse, come se tutto quello che le accadeva attorno fosse normale.

Alcuni abitanti non sanno cosa fare, vorrebbero raggiungere le loro case ma le forze dell’ordine glielo impediscono, qualcuno urla dicendo che ha un disabile in casa e che non può lasciarlo lì ma la cosa che più colpisce è la rapidità con cui si diffonde il fuoco, a macchia di leopardo e, mentre scambiamo quattro chiacchiere con i militari, si alza una nuvola nera anche in direzione di via Filaro, zona nota anch’essa per gli scarichi e i roghi di rifiuti. Il pericolo maggiore della situazione, oltre a quello del denso fumo nero che si sprigiona dai cumuli di pneumatici e di pezzame, è quello della presenza in loco di alcune abitazioni e soprattutto il rischio che le fiamme possano raggiungere due aziende pirotecniche lì presenti.

Stavolta non ne abbiamo le prove ma la ciclicità e la precisione con la quale le fiamme colpiscono via Castelluccio e, il modo con cui si sono diffuse oggi, lasciano presagire l’ennesimo dolo. Il vero mistero è quello del perché le istituzioni, locali e periferiche che siano, accettino questa situazione che si reitera da anni, con tanto sperpero di uomini e mezzi e tanto pericolo per la salute pubblica.

Intanto, nei due comuni interessati, chi amministra e chi amministrava fa finta di niente e ci si bea pensando che le priorità siano altre, si pensa al destino di scuole dalla dubbia reputazione e alle beghe di un graduato locale e dall’altra parte c’è chi fa accoglienza per un turismo che non c’è mentre, tutt’attorno il mondo brucia.

Foto

 

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