«Gente di Napoli», al PAN i volti della città

«Gente di Napoli», al PAN i volti della città

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Un progetto di fotografia e di indagine sociale patrocinato dal Comune di Napoli, dall’assessorato all’Assistenza Sociale della Regione Campania e dal Comune di San Giorgio a Cremano.

«Vibrante, caotica e gloriosamente fatiscente», così l’autorevole giornalista Stanley Stewart, ha definito Napoli recentemente. A raccontare le realtà del capoluogo campano,  cosa pensano i napoletani della propria città ed in quanti hanno il coraggio di andare via per sempre, fino al 12 maggio al PAN, è una rassegna di fotografie e video, realizzate nell’ambito del progetto «La gente di Napoli – Humans of Naples» patrocinata dal Comune di Napoli, dall’Assessorato all’Assistenza Sociale della Regione Campania e dal Comune di San Giorgio a Cremano, a cura di Vincenzo De Simone con la collaborazione di Jacopo De Angelis.

Il progetto nasce sulla scia di un “format” di successo già ideato per la città di New York (“Humans of New York”) da Brandon Stanton e seguito fino ad oggi da oltre 5 milioni di internauti, con l’obiettivo di importare in una realtà sociale e culturale così variegata, come quella di Napoli, un sistema di osservazione della realtà che potrebbe risultare molto utile ai fini della ricerca sociale. Il coinvolgimento della “gente di Napoli” è il principio cardine del progetto: le persone sono coinvolte direttamente ed attivamente, i loro volti e i loro pensieri sono i veri protagonisti del progetto. In ogni fotografia è presente una persona ed ogni persona rilascia un proprio pensiero su Napoli e sull’essere napoletano. Pensieri liberi su “cosa significa vivere a Napoli”, sul perché si resta o sul perché si fugge via.

«Il progetto – ha spiegato Vincenzo De Simone – vuole raccontare la realtà di Napoli tramite i volti della gente immortalati in uno scatto fotografico accompagnato dal loro commento personale: idee, progetti e speranze in movimento. Il progetto può costituire una straordinaria possibilità per “la gente di Napoli” di essere finalmente altro rispetto agli stereotipi che la affliggono e può essere in grado di cogliere e di raccogliere in una città dalle mille sfaccettature sociali».

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