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Giudici e divieti per l’energia pulita.

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Sui pannelli  fotovoltaici si pronuncia il Consiglio di Stato. Una storia italiana  dove prevale l’interesse generale.  

Vuoi liberarti da energie pesanti, migliorare l’ambiente? Prima di fare ogni cosa è prudente rivolgersi ad un giudice. Nonostante le decine di norme che obbligano l’Italia ad incentivare le fonti rinnovabili, un privato cittadino o un’azienda devono  fare i conti con la cronica burocratite italica. Non prendere iniziative, non investire denari, se non è noto cosa pensano Sindaci, Soprintendenze (quelle che Renzi voleva abolire) e Tribunali. Storie di ordinaria cattiveria. Il Consiglio di Stato si è pronunciato su una sentenza del Tar  di Brescia che aveva respinto un ricorso per collocare pannelli fotovoltaici su una casa. In un paesino del lago di Garda, la Soprintendenza ai beni culturali aveva bocciato i pannelli ritenendoli non conformi ad alcune prescrizioni. Secondo i giudici del Tar le installazioni non avrebbero coperto l’intero tetto della casa, non sarebbero state esposte anche al nord (?) e il loro colore – che orrore! –  era diverso dalla copertura dell’abitazione. Il Comune aveva sostenuto le stesse ragioni con la conclusione che il progetto è rimasto fermo sulla carta per sei anni. Dinieghi sproporzionati ed illogici ha, invece, stabilito la sentenza del Consiglio di Stato, dando, quindi, il via libera ai lavori. I giudici romani hanno trovato anche il modo di canzonare i colleghi lombardi del primo grado di giudizio. Gli hanno ricordato che lo sviluppo delle energie rinnovabili va favorito e non affatto ostacolato. Il sistema è condizionato da una serie di obblighi dello Stato, da un interesse generale per abbattere inquinamento e costi. Finché saranno in vita le Soprintendenze devono tutelare beni artistici, monumentali e paesaggistici, ma buon senso e pragmatismo, da che mondo è mondo, non hanno mai provocato danni. Spesso servono a migliorare le leggi. La vicenda lombarda tradotta nel gelido lessico giuridico dice che è “eccessivo, sproporzionato e illogico – alla luce dell’esigenza legislativamente riconosciuta d’incentivare la produzione di energia con fonti rinnovabili –  che la Soprintendenza esiga…. La posa di pannelli fotovoltaici, oltre che favorita dal legislatore, non arreca alcun degrado all’ ambiente circostante”. Di dinieghi e del colore dei tetti, perciò, nemmeno a parlarne, quando c’è un interesse pubblico superiore.  Il guaio è che in questa storia ci sono anche gli interessi di un’azienda e di privati cittadini, riconosciuti con sei anni di ritardo.