Quelle fatte ai sindaci dal commissario dell’ATO3 nel 2012 e quelle che, a loro volta, hanno fatto ai loro concittadini. Un’intervista per chiarire, si spera in maniera definitiva, la fastidiosa vicenda delle partite pregresse della GORI.
All’indomani del varo della nuova e contestata legge regionale sull’acqua pubblica abbiamo deciso, prima di approfondire tale argomento, di fare il punto della situazione sul singolare caso delle cosiddette partite pregresse ovvero la richiesta di recupero, da parte della GORI, di quei debiti da lei accumulati nel corso degli anni e ricaricati sulle bollette degli incolpevoli consumatori. Inutile dire che la questione, oltre a destare scalpore e indignazione, negli ultimi mesi s’è prestata a numerose speculazioni e questo in particolar modo in occasione delle passate tornate elettorali dove, tra annunci e smentite di annullamento di tali partite, molti si sono attribuiti il vanto dell’aver fatto ricorso e, probabilmente, ce ne saranno ancora altri che seguiranno questa strada in vista delle amministrative del prossimo mese di maggio. Ragion per cui, anche a tal proposito, abbiamo incontrato Giuseppe Grauso, uno degli avvocati che ha vinto il ricorso al TAR della Campania proprio contro le suddette partite pregresse della GORI, chiedendogli qualche chiarimento a riguardo e per far luce sulla contorta vicenda.
Ci spieghi per favore che cosa sono queste partite pregresse.
«Le partite pregresse sono 122 milioni di euro che la società GORI deve recuperare dagli utenti dell’ATO3 Campania, quindi che comprende i comuni del Vesuviano ma anche quelli del Nolano e dell’Agro nocerino/sarnese. Questi soldi, in grazia alla sentenza del TAR, e fin quando non verrà contestato ed eventualmente ribaltato dal Consiglio di Stato, non potranno essere più richiesti ai cittadini.»
Una cosa che lascia perplessi nella questione è che la maggior parte di quei primi cittadini che si sono fatti paladini del ricorso GORI furono anche gli stessi che votarono a favore della delibera delle partite pregresse …
«Sì è vero ma è anche vero che in quel caso votarono la possibilità che GORI recuperasse dai cittadini quei soldi perché credevano che la Regione Campania si sarebbe presa carico dell’intero debito e che alla fine agli utenti non sarebbe arrivata nessuna richiesta o solo un esborso bassissimo.»
Quindi avevano fatto male i calcoli …
«Sì ma è pur vero che furono tratti in inganno dall’allora presidente dell’ATO3 Campania l’onorevole Carlo Sarro di Forza Italia.»
Quindi, ricapitolando, nel 2012 avviene questa famosa riunione dove i sindaci votano la delibera con la speranza di un intervento regionale ma, da quel momento fino alla consegna delle bollette con la riscossione delle partite pregresse, c’è stato dell’altro?
«Questa delibera, quella che loro avevano approvato nel 2012, per una serie di motivi giuridici, non ha mai avuto efficacia. Quindi, i sindaci, che pure votarono a favore delle partite pregresse, votarono in realtà un atto che non sarà alla base del recupero di quel denaro e deciso da GORI; il recupero fu infatti posto in essere, sempre dalla GORI, ma grazie a una nuova delibera fatta dal solo Sarro nel 2014, a quel punto commissario e non più presidente dell’Ente d’Ambito, autorizzando di fatto GORI nel recuperare le partite pregresse attraverso le bollette. Ovviamente richiamandosi alla precedente delibera che pur se inefficace era comunque stata approvato dai sindaci, strumentalizzando in tal modo quella decisione. Del resto fu lui stesso che aveva suggerito ai sindaci che quei soldi non sarebbero mai stati pagati dai cittadini per l’intervento regionale.»
Diciamo allora che il pasticcio l’ha fatto lui?
«Sì, assolutamente, il principale responsabile dell’operazione di salvataggio della GORI, dell’approvazione delle partite pregresse, oltre agli aumenti tariffari successivi è Carlo Sarro. I sindaci hanno la responsabilità di non aver mantenuto l’autonomia di pensiero nel momento in cui avevano i poteri per farlo, né tanto meno la lungimiranza nel capire che quella decisione sarebbe poi ricaduta sulle spalle dei contribuenti. Tutto ciò nonostante l’intervento da parte nostra dei comitati per interrompere quella riunione del 2012.» Dopodiché si sono mossi i sindaci assieme ai Comitati per far ricorso ma ci può dire quali comuni si sono mossi in tal senso?
«I comuni che hanno fatto ricorso contro le tariffe 2014-2015 sono Angri, Nocera Inferiore, Rocca Piemonte, Castel San Giorgio, Fisciano, Roccarainola, Casalnuovo di Napoli, Castellammare di Stabia, Scisciano, Saviano, Siano e Sant’Antonio Abate.»
Nessun comune del Vesuviano? Eppure alcune amministrazioni, tra le quali anche quelle di Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio, sono sembrate molto attive dal punto di vista dei ricorsi ma come lei dice non hanno partecipato attivamente …
«San Sebastiano ha dato un’ottima mano contro la logica dei distacchi della fornitura idrica, ma essendo rientrato nel tardo 2014 non ha partecipato né al ricorso delle partite pregresse, né ai ricorsi tariffari precedenti. Noi dei comitati e dei movimenti per l’acqua pubblica parliamo in generale della rete dei sindaci ad aver vinto ma poi i sindaci ci stanno, non ci stanno, su alcune cose sì, altre no e così via.»
Allora adesso i cittadini possono stare tranquilli da questo punto di vista?
«C’è il Consiglio di Stato.»
Nel senso che sarà fatto ricorso?
«Sarà fatto!»
Da chi, dalla GORI?
«Certo!»
E qualora si superasse questo scoglio, potremo dormire sonni tranquilli?
«Aspetti!»
Ho capito! Per morire e per pagare le tasse c’è sempre tempo!
«Adesso il TAR ha asserito che i commissari non potevano attuare quei rincari ma va anche detto che non ha accolto il ricorso per questioni economiche ma per il fatto che il commissario non poteva fare la delibera, questo cosa vuol dire? Vuol dire che se il Consiglio di Stato non sospende come speriamo la sentenza del TAR, non accogliendo quindi il ricorso in secondo grado, un nuovo ente pubblico che obbligatoriamente dovrà subentrare ai commissari, sostanzialmente decaduti già nel 2013, potrebbe aprire una nuova istruttoria sulle partite pregresse.»
Quindi dobbiamo stare sempre allerta sulla questione?
«Quest’eventualità potrebbe voler dire che i soldi li devono avere, potrebbe voler dire che ne debbono avere di meno o che non devono averne proprio più.»
Quindi il rischio di pagare c’è ancora?
«Chiaro che c’è!»



