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I grampi tornano a Ischia

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Avvistati sei esemplari tra Cuma e Ischia

 

Da pochi giorni le acque dell’Arcipelago pontino e campano sono state riconosciute come IMMA, Important Marine Mammal Area: un’area fondamentale per la conservazione dei cetacei. Ed ecco che arriva il primo importante avvistamento post riconoscimento. Dal profondo canyon sottomarino di Cuma è emerso un gruppo di ben sei grampi (Grampus griseus), che si è lasciato riprendere e fotografare dal team di Ocenomare Delphis Onlus (ODO). Un team affiatato di ricercatori che dal 1999 studiano i cetacei che vivono in queste acque. Il gruppo di grampi non è nuovo agli esperti: sono Raffelleo, Magritte, Canova, e il trio nonna, mamma e pargolo Modigliani, Vasari, Gaudì.

Come hanno fatto a riconoscerli? Semplice, per gli esperti. La pelle dei grampi, infatti, cambia con il tempo: grigio scura nei neonati, col tempo si riempie di grandi cicatrici bianche, che diventano quindi la chiave per essere riconosciuti. Una sorta di impronta digitale, che li rende facilmente individuabili dai loro protettori che, di anno in anno, li seguono con dedizione monitorando la loro crescita. Ma per riconoscerli non ci sono solo le cicatrici bianche immortalate dalle fotografie come in una carta d’identità. Ogni grampo ha, come noi, una voce unica, che viene prontamente registrata e catalogata dal team di ODO.

I sei grampi avvistati. Credits: Oceanomare Delphis Onlus

Nonostante le carte di identità, però, gli avvistamenti e il riconoscimento di questi esemplari non è semplice. I grampi, infatti, sono animali schivi che vivono tra i 500 e i 2000 metri di profondità. Avvistarli, perciò, resta sempre un evento raro. Tanto più se pensiamo che ancora non si conosce la diffusione e la dimensione della popolazione di grampi nel Mediterraneo. La specie, infatti, è classificata come “data deficient” dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).

Ma gli avvistamenti napoletani sono tra i più frequenti: i ricercatori di Oceanomare Delphis Onlus li osservano quasi ogni anno. E dal 1999 ad oggi ne hanno catalogati ben 68, tra cui 21 femmine e diversi cuccioli. Evidentemente in questa nuova “IMMA” si trovano bene. Loro, i grampi, lo hanno capito da subito, siamo noi umani che ci abbiamo messo diversi anni in più per capire quale tesoro di biodiversità racchiude il nostro profondo blu.