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I nuovi anziani

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L’età che avanza non è sempre sinonimo di perdita, declino o regressione. Il miglioramento generale della qualità della vita ha determinato l’affermarsi di un nuovo modello di anzianità.

Attualmente, in Italia, la durata della vita media ha registrato un netto incremento ed  è pari a circa gli 80 anni. Questo vuol dire che nella nostra società è aumentato di gran lunga il numero degli anziani. Ma cos’è la vecchiaia? La definizione dell’invecchiamento è complessa. Una delle metafore ancora oggi utilizzate dagli studiosi di picogeriatria per rappresentare la vecchiaia è la metafora della collina usata dallo psicologo Stanley Hall nel lontano 1922.

E’ una metafora che associa lo sviluppo con l’invecchiamento, inteso come la china discendente della collina dopo il suo apice di altezza e maturità. Un’altra metafora originale per spiegare l’invecchiamento umano come aumentata complessità morfologica e funzionale è la metafora dell’albero della vita di Schroots. Secondo l’autore la vita è come un fiume che scorre, che ha un’origine (la nascita-sorgente), e ha una serie complessa di ramificazioni. Pur scorrendo in una sola direzione (l’oceano in cui sboccherà, metafora della morte) ha una configurazione spazio-temporale complessa.

Quest’ultima è la metafora delle esperienze di vita, dei vissuti complessi e ramificati che l’anziano porta con sé nel corso della vita. Ogni fiume ha la sua storia che fa di ciascuno una persona con un percorso di vita unico e irripetibile, caratterizzando, così, tipi differenti di fiumi (di anziani). Considerando che il modo di invecchiare è molto soggettivo nel senso che varia da un individuo ad un altro si è soliti, in ambito geriatrico, fare una distinzione tra ‘invecchiamento primario’ e ‘invecchiamento secondario’. Nel primo caso si fa riferimento a quel naturale processo di invecchiamento che comporta una diminuzione delle capacità individuali, variabile per intensità e numero di funzioni coinvolte.

Entro certi limiti, questa “norma” che non compromette l’autonomia e non è vissuta come patologica può essere considerata come condizione di normalità: in questo caso si parla di “invecchiamento primario”. Quando, invece, nel processo di invecchiamento la malattia interferisce negativamente sul benessere e sulle capacità di adattarsi al mondo circostante e l’individuo necessità di altre persone che si prendano cura di lui, ci si trova a dover fare i conti con la disabilità e la non autosufficienza; in questo caso si parla di “invecchiamento secondario”. Molti sono gli esempi che rientrerebbero nella prima categoria come celebri e famosi artisti. Contrariamente a quanto si può pensare, infatti, lo svolgimento di un’attività creativa non solo è compatibile con il processo di invecchiamento, ma può contribuire a facilitare l’andamento regolare di tale processo.

La longevità creativa risulta più frequente nei pittori, negli scultori, nei musicisti, anche se fra questi non mancano eccezioni significative, quali quelle di Sofocle che scrisse l’Edipo a Colono a 89 anni, Goethe che elaborò l’ultima versione del Faust a 80 anni, Voltaire che presentò Irene a 84 anni e ancora da menzionare sono Omero, Esiodo e Platone. Esempi a noi più vicini sono rappresentati dal famoso astronauta John Glenn che all’età di 77 anni tornò a visitare quello spazio che aveva conquistato in età più giovane; o ancora dall’indiano Fauja Singh un uomo che a 102 anni ha percorso la maratona di Hong Kong.

Insomma questi fatti ci dicono che superare i cento anni non è ancora la regola, ma nemmeno un’utopia!

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