I nuovi sindaci. Da Quarto e da Bacoli arriva un chiaro messaggio:...

I nuovi sindaci. Da Quarto e da Bacoli arriva un chiaro messaggio: il nemico è la lentezza.

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F. Palizzi, Sul mare di Sorrento

Il voto di domenica è stato dettato da una insofferenza meditata, dalla lucida condanna di una classe politica quanto meno incompetente, che spesso ha lasciato il potere vero ai burocrati e alla loro strategia della “lentezza”.

Bacoli elegge il coraggioso blogger Josi Della Ragione, che ora è il più giovane sindaco della Campania, e Quarto sceglie Rosa Capuozzo centrando due primati: si dà la prima donna sindaco della sua storia e dà alla Campania il primo sindaco M5S.  Non è stato un moto di piazza, una rivolta: è stata una rivoluzione lucidamente progettata. Senza dimenticare che Giugliano assesta un “ceffone al PD” eleggendo sindaco Antonio Poziello che dal PD era stato scomunicato: dal PD, ma non da Vincenzo De Luca, governatore della Campania. E intanto il nuovo sindaco di Venezia, Vincenzo Brugnaro, manda a dire ai signori Brunetta e Alfano, che avevano messo il cappello sulla sua vittoria, che lui, Brugnaro, figlio di un operaio di Porto Marghera, non è di destra: “io sono un civico”. Del resto, la sua lista ha preso 18 seggi di consigliere su 36, mentre a “Forza Italia” sono andati solo tre reggi. E quando gli ricordano che su di lui, proprietario di “vaste aree in territorio comunale”, incombe il pericolo di un conflitto di interessi Brugnano spiega che il conflitto si configura “quando uno ha rubato, non prima”, e poi aggiunge, sarcastico, che solo chi non fa niente, solo un parassita, non incappa mai in un conflitto di interessi.  E’ uguale lo schema della risposta che Vincenzo De Luca dà a chi gli fa domande sull’abuso in atti di ufficio di cui l’accusano i magistrati e certi “personaggetti” di partiti nemici e del suo stesso partito. Ma come, si domanda il sig. Brugnano, il figlio di un operaio “sinistrissimo” (Corriere della Sera, 16 giugno) diventa proprietario di “vaste aree” a Venezia, e questi signori, invece di applaudire, già invocano gli avvisi di garanzia? Il 6 maggio, nel pieno della campagna elettorale, l’intervista di Angelo Agrippa ad Antonio Caldoro venne pubblicata dal Corriere del Mezzogiorno con questo titolo:” Il papà di Caldoro: grazie a me De Luca fu scarcerato nel ‘69”. Uno legge il titolo e pensa: che ingrato questo De Luca, e che stinco di santo: già 46 anni fa… Ma se non si ferma al titolo, e va fino in fondo, scopre che il “giovane sindacalista De Luca” venne arrestato “per aver occupato le terre con i braccianti salernitani”. Insomma, la vicenda, raccontata dal padre dell’avversario, vale per De Luca come una medaglia al valore: e perciò meritava un altro titolo.

Secondo Marco Demarco (CdM, 16 giugno) De Magistris prima, e De Luca poi, hanno dimostrato che da tempo Napoli incominciava a inclinare verso il “politicamente scorretto”, e ora Quarto e Bacoli  confermano che “l’insofferenza va al potere”.  Una volta andata al potere, è necessario però che l’insofferenza cominci a “farsi progetto, con tutto il paradosso che un simile ossimoro si porta dietro.”. E’ chiara la preoccupazione del giornalista: con il voto di protesta si vincono le elezioni, ma non si amministra una città, non si sfugge alla palude. Credo però che la situazione sia alquanto più complessa di un semplice stato di insofferenza. Da due anni il sistema dei partiti della Seconda Repubblica è sgretolato da frane e smottamenti: una buona parte della classe politica, selezionata nel modo che sappiamo, si è dimostrata inetta, incompetente, corrotta, e talvolta mediocre anche nella corruzione: lo dicono, solo per ricordare il caso più fresco, le intercettazioni di Mafia Capitale. Il “sistema” dei partiti è ancora in grado di opporre resistenza, ma ormai ha perso, in via definitiva, anche il rispetto delle organizzazioni criminali che già trenta anni fa incominciarono a puntare, per stringere alleanze, non più sui politici, ma su alcuni settori della burocrazia, alta, media e bassa: le inchieste di questi anni lo raccontano con chiarezza scolastica. A Giugliano, scrive Nino Femiani  (CdM ,16 giugno) “ il 30% del personale in servizio presso il Comune è colpito da provvedimenti giudiziari o, comunque, da segnalazioni di p.g.”, Quarto esce dal travaglio di scioglimenti e di commissariamenti, e la storia di Bacoli è stata, negli ultimi 25 anni, anche una storia di “ sversamenti abusivi di rifiuti e di abusivismo edilizio diffuso” (CdM, 16 giugno).Contro la burocrazia che frena l’economia, l’economia pulita, ha tuonato anche De Luca: anzi, ha promesso l’uso della sciabola.

Per chi non ha letto l’articolo di G, A. Stella “La lentezza, grande amica dei corrotti” (“ Sette”, 29 /5) racconto due storie di cui lì si dà notizia. A Parma un impiegato di un’ Agenzia territoriale, “sorpreso in flagranza di reato, patteggia un anno e otto mesi per concussione, truffa, peculato e abuso di ufficio”. E’ il 9 aprile 2001. Ma all’amministrazione dell’ufficio in cui lavora il condannato il verdetto viene comunicato il 12 maggio 2003, 25 mesi dopo. L’amministrazione licenzia l’impiegato, ma il 5 dicembre 2003, con una rapidità lodevole e incredibile, il tribunale di Bologna annulla il licenziamento “perché non è stato avviato entro i 120 giorni previsti dalla legge…il dipendente continua a rivestire mansioni analoghe a quelle per cui ebbe a delinquere.”. Il 24 aprile 2007, scrive poi Stella, l’Ansa comunicò che anche i dirigenti del Tesoro “condannati definitivamente per delitti penali dolosi o per danno erariale” sarebbero stati premiati “per i risultati conseguiti dall’amministrazione nella lotta all’evasione e alla riduzione del debito”: 1500 euro a testa per il biennio 2005-2006: i sindacati si erano dichiarati d’accordo. E’ probabile che proprio per cancellare questi ritmi lenti a Roma gli appalti spesso siano stati affidati a chiamata diretta: certo, solo ad alcune ditte, e solo alcuni appalti.  Ma è importante dare l’esempio.

A Quarto e a Bacoli i sindaci nuovi conoscono le cose “dal basso”,  le hanno sperimentate e giudicate dalle strade, dalle piazze,  stando in mezzo alla gente. Non escludo che i loro avversari, e i partiti che essi rappresentavano, fossero in grado di inquadrare i problemi dalla stessa “prospettiva”. Ma l’elettorato ha deciso non solo di girare pagina, ma proprio di cambiare libro. Perché ai nuovi sindaci chiede, prima di ogni altra cosa, di riscrivere i capitoli del patto civico tra la politica e la città, chiede, insomma, un nuovo “contratto”.  A Napoli e in Campania  il vento della protesta non  porta solo agitazione: porta – è l’augurio ,di tutti – i semi di una stagione politica nuova, in cui si chiede che la cosa pubblica sia affidata a chi ha idee chiare e concrete e che  le idee chiare e concrete  diventino azioni e fatti. Rapidamente. Si chiede, senza enfasi e senza clamori, il buon governo.

LA STORIA MAGRA

 

 

 

 

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