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I piccoli comuni avranno la loro legge

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Più di 5 mila sparsi per l’Italia dove vivono 10 milioni di persone.

Spesso hanno una popolazione grande quanto una famiglia. Sono sparsi per tutta la Penisola e vogliono sopravvivere a  ipotesi di riorganizzazione calate dall’alto. I piccoli Comuni sono una risorsa per il Paese .Per la  fine della legislatura sperano di ottenere davvero una  legge a loro favorevole. Che ne rilanci il ruolo e li tuteli dalla soppressione, dalla cancellazione dalla carta geografica. In Campania sono decine:  in montagna ,come lungo la costa. Dopo quattro legislature  a vuoto , la buona notizia è che il Senato ha finalmente inserito nel suo calendario la discussione della legge  sostenuta ,peraltro,da un ampio schieramento. Alla  Camera è già passato un testo che ha messo insieme opzioni diverse, ma si attendeva questo passaggio successivo. Il sostegno alla battaglia dei Comuni sotto i 5 mila abitanti è esteso, ma i risultati finora sono stati deludenti. La delusione , per fortuna, non ha fatto arretrare i sostenitori . Per Ermete Realacci del Pd, primo firmatario della proposta, la legge guarda allo sviluppo dei territori, delle loro comunità , in particolare per non disperdere storia, cultura e saperi tradizionali. Per sopravvivere devono diventare  moderni, avere a disposizione  tecnologie  innovative, essere in rete, approcciare la green economy. Un salto coraggioso quando hai una popolazione al di sotto anche di 100 abitanti. In totale i Comuni sotto i 5 mila, sono 5.585. Mettono insieme  10 milioni di abitanti ed amministrano più della metà del territorio nazionale. Li troviamo per la metà nel Nord Italia, mentre nelle isole non arrivano al 10%. Un patrimonio da salvaguardare, come ci indicano due recenti avvenimenti. I terremoti che ne hanno distrutto molti – da ricostruire se il territorio consente –  e la candidatura di alcuni di loro a manifestazioni e premi del  buon vivere di risonanza europea. Dal punto di vista dei partiti, la discussione della legge non deve diventare, però, lo specchietto per la raccolta di consensi nella campagna elettorale alle porte. I sindaci insistono sul valore specifico dei  territori, al punto da aver lanciato  un piano di controesodo. Il Parlamento li deve aiutare nelle attese e sostenere le richieste a lungo formulate. Si vuole fermare la fuga delle famiglie dai centro storici, che le scuole chiudano, che i servizi pubblici siano garantiti, che le attività artigianali resistano.Tutto come difesa contro ipotesi dello Stato centrale che alla lunga ne decretino la scomparsa. C’è un costo evidente per la collettività, un onere che la spending review ha messo nelle mani dei governi , immiserendo anche moralmente milioni di cittadini. La strada migliore  è però la modernizzazione , le sinergie territoriali , la condivisione di progetti e attività fra comunità. Una visione d’insieme concepita al centro a beneficio di una  periferia vstissima .