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Il rito voodoo di Ciro, l’assist del cervello giallorosso, gli occhi lucidi del mister

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Il Napoli che vince a Roma deve dire grazie (anche) alla magia

Nessuno lo sa, ma un contributo essenziale alla vittoria del Napoli sabato sera contro la Roma (1 a 0, gol di Insigne, che non aveva mai colpito i giallorossi) l’ha dato Ciro Conte. Ciro non è parente di Antonio, allenatore del Chelsea, (che anzi crediamo disprezzi cordialmente e sportivamente) e non è nemmeno uscito dal serial Gomorra,  anche se avrebbe il nome e cognome giusto per farlo. Ciro è uno che si sposta, per lavoro e per diletto. E qualche giorno fa è tornato da un viaggio a New Orleans con tutta l’attrezzatura necessaria per un rito voodoo. Sì, proprio quello: il voodoo della Luisiana. La straordinaria pratica magica portata in Usa dagli schiavi neri. Ciro ne ha fatto uno, pensato apposta per far vincere la squadra del cuore (dare un’occhiata alle foto, please). E infatti il Napoli ha vinto.

Senza dubbio gli azzurri sono forti, sicuramente hanno meritato la vittoria col gioco e con la convinzione, ma vogliamo forse negare che in altre occasioni una partita del genere poteva essere persa o pareggiata? Sia lodato Ciro e il suo rito magico, dunque. Non avrà avuto un ruolo esclusivo, ma la sua parte l’ha fatta. Anche perché il voodoo viene da una città musicale, come Napoli: la sintonia è nei fatti e crederci non costa nulla. Ciro Conte continua così: abbiamo bisogno di tutti.

Altre due considerazioni su Roma – Napoli

  1. Abbiamo passato giorni a criticare la Nazionale e Ventura. Lo abbiamo fatto per noia e per celia, diciamo la verità: senza il campionato non ci sta molto da fare e allora tanto vale trastullarsi con le squadre minori. E tuttavia la partita dell’Olimpico e quella di poche ore prima, Juventus – Lazio, hanno certificato che se l’Italia balbetta la colpa non può essere dei giocatori. Avete visto che ha fatto Immobile? E Insigne? E lo straordinario assist di Daniele De Rossi, asso del centrocampo? Un cervello, quello di De Rossi, che tutti speriamo possa essere ancora utilissimo agli azzurri. Quelli d’Italia e quelli di Napoli.
  2. A fine partita qualcuno ha notato gli occhi lucidi di mister Sarri. La vittoria in trasferta, la sofferenza, il primato in classifico, la parola scudetto che finalmente si può pronunciare: elementi sufficienti a far emozionare anche un tipo tosto come l’allenatore tosco-napoletano. E invece, era solo la febbre alta.