Home Politica Ambiente Il Vesuvio, il parco e l’ingegneria naturalistica

Il Vesuvio, il parco e l’ingegneria naturalistica

329
0
CONDIVIDI

L’intervista a Gino Menegazzi, progettista delle opere di ingegneria naturalistica nel Parco Nazionale del Vesuvio. Il punto di vista dell’esperto dopo il disastroso incendio del luglio scorso.

 

Vedere il Parco e la sua natura così orribilmente straziata da incuria e follia fa male e pensiamo che anche chi aveva contribuito alla libera fruizione di quel contesto, con le sue opere di ingegneria, patisca allo stesso modo, per cui abbiamo deciso di contattarlo per chiedere la sua opinione sugli ultimi eventi.

Ci può fare una sintesi di cosa furono le opere di ingegneria naturalistica nel Parco Nazionale del Vesuvio?

«Le opere di Ingegneria Naturalistica sono state per il territorio del Parco Nazionale una sorta di incontro con la popolazione ed una esperienza importante di lavoro per il progetto dei Lavoratori Socialmente Utili, uomini che usciti dal processo produttivo, di varia formazione, parteciparono al progetto redatto dal Ministero ed affidati all’Ente Parco ripristinando l’antica rete dei sentieri, ritrovata utilizzando le conoscenze degli anziani locali che in tal modo hanno consentito di costruire un rapporto con le persone dei tredici comuni del Parco che la Montagna la conoscevano da sempre e che purtroppo la vivevano poco o si erano allontanati da questa per le difficoltà di accesso.»

È riuscito a vedere lo stato dei sentieri dopo l’incendio e le prime frane?

«No, per me che vivo a Roma, venire a Napoli è un po’ soffrire, non vivendo, come ho fatto per oltre 10 anni, il complesso craterico Somma Vesuvio (nel mio salotto però ho un quadro del Vesuvio, bellissimo, da me dipinto e lo guardo tutte le mattine).»

E prima degli incendi, in che condizioni erano?

«Lo stato della rete sentieristica è possibile vederlo nelle foto che può trovare nei vari manifesti fatti all’epoca o intervistando alcune delle guide del parco; in verità, era bellissima, le persone riscoprivano il Vesuvio ed il Somma, spostando il loro baricentro della bellezza, da Napoli verso il Vesuvio, dal Vesuvio verso Napoli. Sono molto contento del Lavoro fatto al Vesuvio, è stato complesso e difficile ma è stato un vero amore per il territorio che si scopriva giorno dopo giorno e passo dopo passo. Gli uomini sono stati eccezionali e io ho potuto incontrare i lavoratori passeggiare con i figli il sabato e la domenica negli stessi luoghi dove lavoravano tutti i giorni. Poi c’è stato un periodo di non manutenzione e lei sa che anche una casa chiusa se si lascia per anni al buio si danneggia, si figuri una rete sentieristica la cui vulnerabilità e resilienza sono quelle del nostro territorio.»

Queste opere immagino comportassero una manutenzione ordinaria per essere mantenute stabili e, nel caso dei sentieri, percorribili per chi volesse usufruirne, come si spiega il loro progressivo abbandono?

«Le opere di ingegneria naruralistica non necessitano manutenzione se non in alcuni casi, la manutenzione deve eseguirsi alla rete sentieristica in quanto anche solo ad uno scroscione di acqua instabilizza le chiome asimmetriche degli alberi contigui alla rete lineare e provoca crolli e schianti che necessita sistemare subito se si vuole mantenere in efficienza la rete sentieristica che coincide anche con la rete di sicurezza antincendio e risulta anche essere la rete di controllo dei carabinieri forestali.»

Oltre alle maestranze, per il riassetto dei sentieri e delle complementari opere di ingegneria naturalistica, da tempo mancano anche le professionalità in grado di replicare quegli interventi; dove sono finite?

«Le opere eseguite all’epoca sono state eseguite da chi le parla (nel bene e nel Male), spesso ho chiesto alle naturaliste del Parco di collaborare nella definizione delle specie vegetali, ma io nella realtà ho fatto tanta ricerca e sperimentazione cercando di analizzare le architetture radicali delle specie che mi restituivano la migliore efficacia ed efficienza tra le specie coerenti con la flora arbustiva del sito, copiando dalle sperimentazioni in area mitteleuropea.»

Recentemente il presidente del PNV ha sbloccato circa 7 milioni di euro per un progetto, tra l’altro, “di rinaturalizzazione delle zone più gravemente colpite” e per incrementare “gli interventi di manutenzione della sentieristica, ampliando i percorsi per rendere completamente interconnessi tutti i sentieri. Ma soprattutto quanto costò complessivamente tutta la sentieristica e le opere annesse a suo tempo?

«Guardi non ricordo bene ma è possibile trovarli stampati agli inizi di ogni sentiero e presenti nel sito dell’Ente,  se ricordo bene sono stati eseguiti due lotti, il primo nel  2001-2002  il cui importo di opere eseguite è stato circa un milione e quattrocentomila ed il secondo nel 2003 -2006 il cui importo era circa seicentomila euro.»

Alla luce di quanto accaduto lo scorso luglio e durante le estati precedenti, cosa avrebbe fatto lei che non è stato fatto per preservare la rete sentieristica del PNV e della stessa area boschiva?

«la risposta è complessa, operativamente parlando, le procedure prevedono che dopo le necessarie operazioni di rilievo puntuale delle aree percorse dal fuoco e la verifica della titolarità dei beni oggetto degli incendi, in funzione della copertura vegetale e dei danni subiti e per le sole aree di proprietà pubblica, si sarebbe potuto eseguire una messa in sicurezza utilizzando le parti vegetali presenti sul posto, anche al fine di diminuire il carico di incendio presente oramai morto, per limitare la perdita di suolo,  ma questa attività penso che i carabinieri-forestali certamente la hanno eseguita con maestria, la limitazione dei processi di desertificazione sono un obbiettivo prioritario nella gestione delle aree ad alta valenza ambientale. Cosa molto più complessa è cosa ne sarà per le aree private, ritengo che i privati, specie nei parchi nazionali,  debbano essere accompagnati dagli enti sopraordinati nella definizione degli interventi e coadiuvati nelle scelte al fine di minimizzare errori e tempi morti che la natura, prima o poi, fa pagare a tutti a caro prezzo. Lei mi chiede cosa non è stato fatto per preservare la rete sentieristica, è un po che non sono a Napoli e le dico che la manutenzione è una di quelle attività che ha bisogno di dedizione quotidiana, conoscenza ed anche di investimenti; le faccio un paragone, una casa in fitto, per mantenere il proprio reddito, ha bisogno di una percentuale per le opere di manutenzione proporzionale circa al 10% della ricorsa guadagnata per anno, se non lo si fa anno per anno, il tempo poi ti chiederà un esborso importante per riattare e mettere a norma il medesimo bene.»