Incendi sul Vesuvio, cosa è cambiato da allora?

Incendi sul Vesuvio, cosa è cambiato da allora?

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Le associazioni al loro arrivo mallo Slargo della Legalità. (foto S. Montella)

A più di 4 mesi dai devastanti incendi che hanno bruciato il versante orientale del Vulcano, associazioni e movimenti organizzano un’escursione sui luoghi del rogo dello scorso luglio, per capire, ma anche per chiedere alle autorità cosa si stia facendo a riguardo. L’intervista all’esperto.

foto escursione ; foto sopralluogo ; foto Pineta nel 2010 

Ieri, 11 dicembre, sono trascorsi quattro mesi e ventuno giorni dall’incendio che ha devastato ettari di pineta nel Parco Nazionale del Vesuvio, in prevalenza nei comuni di Terzigno, San Giuseppe, Ottaviano e con appendici “minori” anche a Torre del Greco. In quei frangenti si udì di tutto, che quel fuoco era la ritorsione contro il nuovo presidente del Parco, promosso da qualcuno come novello paladino dell’antimafia, o forse perché aveva annunciato un fantomatico protocollo con la società regionale SMA, per i lavori di antincendio boschivo e di ristrutturazione della sentieristica, tagliando fuori in tal modo gran parte degli stagionali. Qualcuno poi ha tirato in ballo come sempre la camorra, senza sapere che, anche stavolta, gli incendi sono scoppiati in zone dove non erano presenti discariche da occultare o interessi da tutelare. Escludendo quindi la delinquenza organizzata propriamente detta, ci siamo addentrati da escursionisti in quel contesto di mafiosità diffusa che sono le vie vicinali vesuviane, ricche di micro discariche ed abusi edilizi vecchi, nuovi e d’ogni genere. Inutile dire che, dal 20 luglio ad oggi, nulla è cambiato, niente è stato fatto per far fronte al rischio incendi e ai danni che questi comportano al prezioso ecosistema e al contesto idrogeologico.

Assieme ad alcune delle associazioni tra le più attive del territorio, tra le quali il CAI, Cittadini per il Parco, Costa delle Sirene, FIE-Napoli Trek Vesuvio, con la straordinaria presenza del suo presidente nazionale, Mimmo Pandolfo, e infine con l’appoggio morale dei biker di “Vesuvio Mountain Bike” e di “MTB Vesuvio” si è deciso di organizzare un’escursione in quei luoghi per capire lo stato della pineta e per informare gli oltre sessanta intervenuti di quello che è accaduto, quello che accade e soprattutto su ciò che non è stato fatto a tal riguardo. L’escursione si è svolta lungo le pendici del Somma-Vesuvio, risalendo la Pineta di Terzigno, percorrendo la Strada Matrone, per poi arrivare nel luogo simbolo dello Slargo della Legalità; gli escursionisti hanno potuto toccare con mano, tra discariche, incendi e delinquenti in moto, la realtà di un Parco Nazionale abbandonato a se stesso e le difficoltà di chi vorrebbe viverlo nel rispetto del diritto e della natura.

Il folto gruppo non è stato soltanto accompagnato da guide esperte del Vesuvio ma anche dal dottore in Scienze forestali Silvano Somma che ci ha illustrato nel dettaglio lo stato miserrimo in cui versano quei boschi. A seguire l’intervista all’esperto:

Silvano, ci spieghi per favore quel che ha visto nei suoi sopralluoghi in pineta e nei luoghi toccati dagli incendi dello scorso luglio.

«Durante il sopralluogo effettuato ho potuto constatare di persona quali sono state le conseguenze del devastante incendio dello scorso Luglio. Ho potuto prendere visione dell’avvio di una serie di meccanismi di involuzione dell’ecosistema verso una minore complessità e una conseguente perdita di biodiversità, con insediamento di specie invasive quali ailanto e robinia , a sfavore di quelle autoctone. Il danno principale è stato a carico degli alberi di alto fusto, appartenenti al genere Pinus, di cui attualmente non rimangono che candelabri inceneriti, defogliati, che conservano, in alcuni casi, un residuo di chioma,  bandiera della forza vitale  di una pineta che non vuole cedere alla morte. Purtroppo queste condizioni precarie sono la causa dello svilupparsi in loco di diversi fattori di danno sia abiotici, sia biotici quali ad esempio gli attacchi da parte di scolitidi del genere Tomicus di cui ho potuto constatare  gli effetti in fase di sopralluogo. Da segnalare anche, viste le alte pendenze, un aumento del rischio idrogeologico dovuto all’alterazione del sistema suolo successivo al passaggio delle fiamme e alla distruzione della copertura della vegetazione.»

Gli incendi della scorsa estate, per quanto siano stati i più estesi e distruttivi che si ricordino, non sono stati i primi ed ormai accompagnano con abitudinaria ciclicità le nostre estati e non solo quelle; cosa ne pensa a riguardo?

«Per analizzare bene il tema della ciclicità degli incendi nella zona del complesso Somma-Vesuvio bisogna innanzitutto prendere visione ed avere chiaro il contesto socio-culturale in cui esso è ubicato. Bisogna accettare che per la maggior parte della popolazione locale il rispetto e la cura dei boschi e di tutto l’ecosistema risultano un tema di poco conto, o per lo meno, secondario. L’argomento incendi boschivi va affrontato in modo tecnico con cognizione di causa, così come si fa per i terremoti, accettandone la ciclicità e la periodicità. Qualsiasi sia il momento, la causa, e il luogo in cui si manifesterà tale evento ciò che conta di più è minimizzare i danni con  la prevenzione e una lotta immediata ed efficace.»

Per quel che riguarda la tutela della flora, ma anche della fauna del Parco Nazionale, come pensa che si possa porre rimedio ai danni provocati dal fuoco ma soprattutto, come arrestare il ripetersi di questi incendi?

«Come tutte le problematiche intrinseche ad un territorio il fenomeno incendi non può essere arrestato, ma gestito, al fine di minimizzare i danni e l’impatto sull’ecosistema. È principalmente compito e responsabilità delle Istituzioni, degli Enti, dei Comuni provvedere  ad  una gestione forestale sostenibile che abbia tra gli obiettivi principali quello della prevenzione antincendio ad esempio mediante la selvicoltura preventiva.  È inoltre importante, a mio avviso,  lavorare molto di più sulla sensibilizzazione della popolazione locale, entrando in stretto contatto con quest’ultima e capendone i malcontenti al fine della creazione di una rete di collaborazione che renda il bene pubblico ben voluto agli occhi della collettività e accorci l’abissale distanza che le comunità del Parco sentono nei confronti dell’Ente.  Per quel che riguarda invece i fondi privati, l’unico modo di favorire una rivalorizzazione delle aree forestali abbandonate e fare in modo che sulle stesse possa rinascere un economia sostenibile da ogni punto di vista, che sproni i proprietari ad essere in prima fila in tutte le fasi dell’anti-incendio, dalla prevenzione all’avvistamento. Fondamentale per la gestione del fenomeno incendi è inoltre la cooperazione e l’organizzazione di tutte le forze in campo nel momento in cui si manifesta l’evento al fine di un intervento rapido ed efficace.»

L’Ente Parco pare abbia stipulato, la scorsa primavera, un protocollo d’intesa con la SMA per la pulizia, la salvaguardia e la ristrutturazione della sentieristica vesuviana; protocollo per il quale non ci è dato ancora conoscerne i termini. Cosa ne pensa?

«La risposta è nella domanda. Non avendo infatti ancora avuto il piacere di prendere visione di tale protocollo non posso esprimermi  riguardo nessun punto dello stesso. Non conoscendone infatti i termini e le condizioni non posso dire se a mio parere questo strumento di azione possa essere davvero efficace o meno. Sicuramente spero che i termini del protocollo siano lontani dalla vecchia concezione del finanziare alla cieca le operazioni di spegnimento, ma piuttosto siano vicine al criterio del “premiare” laddove la percentuale di incendi sia bassa e quindi finanziare la prevenzione anziché la lotta. Ovviamente spero anche che con questo protocollo aumenti l’efficienza delle operazioni di spegnimento soprattutto per quel che riguarda il coordinamento dei vari operatori sul campo, tematica “scottante” ma purtroppo spesso oggetto di giuste critiche. Ovviamente ci sarà tempo d’ora in avanti per valutare le effettive migliorie apportate da questo protocollo sia in termini di prevenzione che di lotta attiva, partendo in primis dal ripristino delle superfici pubbliche incendiate durante la scorsa estate.»

Cosa ne pensa di un ipotetico coinvolgimento di associazioni locali nelle attività di anti-incendio?

«La mia idea è che coinvolgere le associazioni locali e i rispettivi membri che operano nel settore della tutela ambientale ed ecologica, opportunamente formati, possa essere una delle chiavi di svolta per il contenimento del problema incendi nell’area Parco. Non c’è infatti, a mio parere, persona che operi meglio se non quella che ama il proprio territorio e fa della tutela di quest’ultimo un esigenza etica e morale piuttosto che una via per  ottenere un reddito aggiunto.»

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