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Industrie a rischio fallimento: ore cruciali per la Dema

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Oggi dal tribunale si attende l’ok alla rinegoziazione del debito.  

 

 

Senza il si dei creditori pubblici, Agenzia delle Entrate e Inps, non sarà possibile rinegoziare il debito che grava pesantemente sul bilancio della Dema, l’azienda aeronautica di Somma Vesuviana che conta 800 addetti, 300 dei quali dislocati negli altri due impianti di Airola e Brindisi. Quel si è atteso dall’udienza di oggi fissata per il pomeriggio alla sezione fallimentare del tribunale di Nola. Il placet lo aspettano centinaia di famiglie di operai e tecnici che ormai pendono dalle labbra dei creditori, invitati da Dema a rinegoziare il debito di 40 milioni che rischia di far sparire una realtà industriale molto importante in Campania. Per convincere l’inps a rinegoziare, cioè, sostanzialmente, a rateizzare, il debito, la settimana scorsa si è mosso anche il presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca, che ha incontrato il direttore dell’Istituto di Previdenza. Ma in caso di parere negativo da parte degli enti pubblici creditori si verificherebbe un tracollo. La fabbrica chiuderebbe. Chiuderebbero anche gli impianti controllati di Airola e Brindisi. I sindacati in un appello sostengono che la crisi di Dema è “solo” una crisi finanziaria ma che di lavoro l’azienda ne avrebbe abbastanza per continuare le attività senza particolari problemi. Con l’eventuale si alla rinegoziazione del debito da parte dell’ Inps  e dell’Agenzia delle Entrate il fondo inglese Bybrook metterebbe poco dopo in campo una cifra di 5 milioni di euro per dare subito ossigeno all’azienda. Bybrook è il nuovo investitore di cui era alla disperata ricerca la dirigenza della Dema. Finora si erano tirati indietro l’azienda matesina Seri e il fondo americano LCV. Ma con l’arrivo degli inglesi è tornata la speranza. Oggi si vedrà se sarà possibile concretizzarla.