Home Sociale Annunciare, denunciare, rinunciare La Prolusione del cardinal Bagnasco

La Prolusione del cardinal Bagnasco

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Nei giorni scorsi si è tenuto  il consueto Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (Roma, 23 – 25 gennaio 2017).

Il cardinale Bagnasco, come al solito, nella sua prolusione ha toccato alcuni punti che hanno riguardato la Chiesa, al suo interno, e i problemi sociali del nostro Paese. Ha ricordato innanzitutto il terremoto : “Questa sera il nostro sguardo non può che partire dalla cronaca pesante e perdurante che in questi mesi ha interessato il Centro Italia: le continue scosse, le eccezionali nevicate, le vittime, i feriti, gli affetti, le case, le chiese e i paesi distrutti, ci hanno portato a esprimere in diversi modi la nostra vicinanza solidale alle popolazioni colpite dal sisma. Con le parole del Santo Padre, che ha voluto recarsi in prima persona sui luoghi terremotati, vogliamo ringraziare “i parroci che non hanno lasciato la terra”: si sono comportati da veri pastori. Ringraziamo, quindi, “le mani di tanta gente che hanno aiutato a uscire da questo incubo, le mani dei Vigili del Fuoco, le mani di tutti quelli che hanno dato del proprio” (Discorso alle popolazioni colpite dal terremoto, 5 gennaio 2017): l’hanno fatto e lo stanno facendo con dedizione generosa e altamente professionale”. E’ passato, poi, a dare “ uno sguardo al Paese” così  dicendo: “Dall’inizio della crisi, le persone in povertà assoluta in Italia sono aumentate del 155%: nel 2007 erano 1milione ed 800mila mentre oggi sono 4milioni e 600mila. Dietro ai numeri ci sono i volti e le storie di centinaia di migliaia di famiglie che nelle nostre Diocesi e parrocchie, nei Centri d’ascolto, nelle Associazioni e nelle Confraternite hanno trovato una prima risposta – in termini di beni e servizi materiali, di sussidi e di alloggio – e spesso anche una presa in carico progettuale. Per questo sembra necessario prestare la massima attenzione alla legge delega di introduzione del Reddito d’Inclusione (REI) e alla predisposizione del Piano nazionale contro la povertà. La crisi economica continua a pesare in maniera significativa sulla nostra gente, specialmente sui giovani e sul Meridione. A maggior ragione, in riferimento all’ennesimo rinvio sui decreti attuativi, stentiamo a capire come mai tutti i provvedimenti a favore della famiglia – che potrebbero non solo alleviare le sofferenze, ma anche aiutare il Paese a ripartire –  facciano così tanta fatica a essere realmente presi in carico e portati a effettivo compimento”. Richiamando, infine, la Populorum  progressio, pubblicata dal beato Paolo VI nel marzo di cinquant’anni anni fa, enciclica che pone lo sviluppo in stretta relazione con la pace e chiede un uso diverso dei beni, in senso fraterno, il cardinale Presidente ha detto che “tale fraternità oggi interroga, in particolare, la nostra disponibilità a misurarci con la situazione dei minori non accompagnati ed esposti a ogni sorta di abuso, come ci è stato ricordato dalla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato appena celebrata. Si tratta di una realtà che interpella fortemente la coscienza civile del nostro Paese e le sue Istituzioni. La Chiesa – a partire dalle nostre parrocchie, dai centri della Fondazione Migrantes e dalle Caritas diocesane – è in prima linea nell’accoglienza: dove questa parola non richiama soltanto servizi offerti, ma famiglia, comunità, dialogo interculturale, iniziative di integrazione. In questa prospettiva, diventa importante sia il riconoscimento della cittadinanza ai minori che hanno conseguito il primo ciclo scolastico, sia la possibilità di affidare i minori non accompagnati a case famiglia: le centinaia di esperienze promosse nelle nostre parrocchie costituiscono una conferma circa la direzione su cui andare”.

Come sempre, tanta la carne sul fuoco. A noi tutti, soprattutto cristiani, l’impegno di passare dalle parole ai fatti.

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