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La Resurrezione di Cristo e il trionfo della Verità nel tempo dei gas tossici, dei muri e della post-verità.

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Commentando il valore della Resurrezione, Sant’Agostino scrive che Cristo risorto è il trionfo di quella Verità assoluta che ciascuno di noi deve  cercare dentro di sé, confrontandosi  ogni momento con la propria coscienza. Solo chi ha questo coraggio è in grado di rispettare il valore degli altri e di promuovere la pace e la giustizia sociale.

 

Gli auguri di pace e di serenità che siamo soliti scambiarci durante la Pasqua hanno oggi un significato particolare, che va al di là del rito: perché c’è guerra in molti posti del  pianeta,  in Siria si usano le armi chimiche, la Corea del Nord sperimenta missili sempre più potenti e  nell’Oceano Indiano si muovono le portaerei americane con armi nucleari.  Le immagini di questa Pasqua non possono, e non devono, essere separate da quelle dei bambini siriani soffocati dal gas, delle donne e dagli uomini uccisi dalla ferocia dei terroristi in nome di un dio e di una fede religiosa. I colori e i suoni della festa non devono indurci a dimenticare il dolore dell’Italia: le storie quotidiane dell’ordinaria pena di vivere che affligge, nella salute, nella condizioni materiali, nella serenità dello spirito, tante famiglie di Italiani,  la precarietà che è diventata per troppi giovani  una condizione esistenziale: per non parlare del flagello della corruzione, soprattutto di quella che sfrutta le malattie, che contamina, come una  terribile pestilenza, le strutture ospedaliere e sporca l’immagine dei medici che violano il loro giuramento. L’Italia del dolore si confronta ogni giorno con la disperazione dei profughi e degli immigrati, e con le notizie sul numero di coloro che non ce l’hanno fatta, che hanno trovato la morte e la tomba nelle acque del Mediterraneo. E sui sopravvissuti incombe il pericolo di essere sfruttati anche in Italia, prima per i maneggi di chi ha trasformato l’accoglienza in un affare malavitoso, e poi ad opera di chi  si serve di questi infelici per demolire ciò che resta del mercato e del diritto del lavoro e delle tutele sindacali: poveri usati per fare la guerra ad altri poveri.

Non ci può essere  pace senza giustizia sociale. Papa Francesco lo ripete senza sosta, e in tutte le occasioni: non ci può essere pace, se la persona continua a essere considerata non un fine, ma un mezzo, uno strumento da coloro che hanno un solo ideale, un solo obiettivo:  accumulare danaro in ogni modo. Sono parole forti, quelle di Papa Francesco, soprattutto in un momento come questo, in cui  sembra che la globalizzazione, in nome del primato delle leggi di mercato, metta in crisi la solidarietà, l’idea di comunità, i valori stessi della democrazia. Ora è chiaro perché il Papa ha deciso di chiamarsi come il Santo di Assisi  che  disse parole terribili contro il ricco che ignora le lacrime del povero, e trae profitto dalla sua miseria.

Questo nostro tempo passerà alla storia come l’età delle migrazioni e dei muri: per bloccare i flussi dei migranti muri alzano alle loro frontiere alcuni Stati balcanici e l’ Austria,  e  Donald Trump decide di completare il muro che Clinton incominciò a costruire tra Stati Uniti e Messico. E ancora una volta  Papa Francesco non ha taciuto, per amore della Verità, e ha ricordato a tutti, alla Chiesa e ai politici, che servono ponti, non muri, che serve una cultura dell’incontro, e non una politica della segregazione. Nella “Resurrezione” di Antoon Van Dyck, che ha già corredato altri articoli pubblicati dal nostro giornale, si può notare che Cristo risorto ha demolito i muri della tomba e le pareti del sepolcro, e ha costretto i soldati ad arrendersi, spaventati, e a gettare via le armi.

Scrisse Sant’ Agostino che Cristo risorto è il trionfo della Verità. Sulla profondità e sulla attualità di questo concetto dobbiamo riflettere tutti noi che viviamo nel tempo della post-verità, nell’epoca dell’opinione pubblica ingannata da notizie false spacciate per vere e giudicate vere da chi in quelle notizie trova proprio ciò che si aspettava, trova alimento per le sue paure, per il suo odio, per le irragionevoli speranze. Certo, la post-verità non l’abbiamo inventata noi, era un fenomeno già noto ai Greci e ai Romani. Ma questo fenomeno noi l’abbiamo reso devastante, l’abbiamo trasformato, attraverso i “social”, in una dimensione costitutiva della nostra esperienza quotidiana:  il “falso” è un serpente da cui dobbiamo guardarci ogni momento.

Ma il trionfo della Verità proclamato da Cristo risorto non riguarda solo le nostre relazioni sociali, il rapporto con il mondo:  invitandoci a riconoscere la vittoria della Verità il Salvatore ci invita ad avviare il più difficile dei confronti, quello con noi stessi, con la nostra interiorità.  Quando abbiamo il coraggio di rifletterci nella nostra coscienza e di riflettere su di essa, noi vi troviamo, diceva Sant’ Agostino, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e cioè la  conoscenza autentica delle cose del mondo,  della via da percorrere, e delle chiavi che  svelano i misteri dell’essere. La Verità abita dentro di noi: lo dicevano i filosofi antichi, e lo conferma Cristo: chi non ha il coraggio di conoscere se stesso, non ha né la capacità, né la forza di conoscere gli altri. Non è in grado, insomma, di comprendere il valore vero della pace e della giustizia. Per gente così la Pasqua è un giorno qualsiasi.

 

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