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La statua del Nilo restituita alla città

La scultura del II secolo tornata completamente integra, ultimato finalmente il restauro

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Nel cuore ancestrale di Napoli, in un centro storico che combatte contro il degrado e i pericoli strutturali c’è, almeno, una buona notizia. Sono ormai terminati i lavori di restauro della statua del Nilo, la scultura del secondo secolo che decora l’angolo sinistro di largo Corpo di Napoli.

I lavori hanno consentito di ricollocare la testa di sfinge che venne staccata e rubata oltre cinquant’anni fa dal blocco marmoreo e ritrovata lo scorso autunno in Austria dal nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, guidati dal capitano Carmine Elefante. Ultimi ritocchi, dunque, per l’inaugurazione del monumento tornato all’antico splendore, che è prevista per sabato. Denso il programma della mattinata. Il Corpo di Napoli si svelerà al pubblico restaurato alle 11.30. La festa continuerà con diverse sorprese proposte per l’occasione ai cittadini, che alle 12.30 potranno assistere al concerto della fanfara del X Reggimento Carabinieri “Campania” in piazza San Domenico Maggiore.

La statua del dio-fiume Nilo è da sempre una delle tracce più antiche della presenza straniera nella città sul Golfo. D’altronde si sa: Napoli è sempre stata una città cosmopolita, una grande madre accogliente fin dalla più remota antichità. Il Dio è raffigurato in sembianze di uomo barbuto reggente con la destra una cornucopia traboccante di frutta e fiori, simbolo della fertilità del fiume egizio. Un bambino sembra suggere da un capezzolo del dio, la cui mano sinistra è nascosta dai resti di una piccola sfinge priva della testa, perduta tempo fa ed ora recuperata; stesso destino per quella di un coccodrillo posto ai piedi della statua.

Legata alla presenza della statua del dio-fiume Nilo e a quella remota di un tempio dedicato alla dea Iside, è da tempo il simbolo dell’importazione a Napoli dei relativi culti misterici. Non è un caso se nella stessa zona di Napoli si trova la celebre e misteriosa Cappella Sansevero, nella quale il Principe Raimondo di Sangro (XVIII sec.), fece collocare alcune sculture dalle volute connotazioni misteriche.