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Le signore della “Fidapa” visitano il Museo Correale di Sorrento, dove le “aspettava” Angelica de’ Medici di Ottajano

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All’ingresso c’è il quadro in cui Luca Postiglione ritrasse Angelica de’ Medici di Ottajano, che sposò Alfredo Correale, fondatore, con il fratello Pompeo, del Museo. Nella divisione del patrimonio dei Medici ad Angelica toccarono vigneti e quadri. Il tavolo per il gioco del biribissi è quasi certamente quello che appartenne a Luigi de’ Medici.

La sezione ottavianese della “Fidapa”, che da sempre promuove la conoscenza del patrimonio artistico e culturale del territorio e ne tutela la conservazione, non poteva non visitare il Museo Correale di Sorrento, uno straordinario “deposito” di reperti archeologici, di oggetti d’arte, di porcellane, di quadri, di libri: le signore “fidapine” erano “attese” da Angelica de’ Medici, dei principi di Ottajano, e cioé dal suo ritratto, eseguito con una tecnica magistrale da Luca Postiglione. E venerdì l’incontro è avvenuto. Donna Angelica fu proprio come la vide il pittore napoletano: amante del bello e dell’eleganza, ma anche degli affari, riservata, vigile – lo sguardo aquilino de’ Medici-, sospettosa, ma nobilmente rispettosa delle buone maniere. Era figlia di Michele e di Giulia Marulli dei Duchi di San Cesario, e dunque sorella di Giuseppe V, ultimo principe di Ottajano.
Morto senza eredi Giuseppe, le donne si divisero il patrimonio: e non fu un’operazione facile. Angelica fece la parte del leone: rinunciò al Palazzo di Ottajano che attraverso il gioco dei matrimoni divenne poi proprietà dei Lancellotti di Lauro, ma ottenne decine di moggia di vigneti e di oliveti, quasi tutte in territorio di Terzigno, che in parte vendette già nei primi anni del Novecento. Nel 1907 un signore di Terzigno presentò un educato “ricorso” al Durelli, Commissario straordinario di Ottajano, comunicando che la nobildonna attraverso i suoi agenti aveva riscosso il sostanzioso contributo comunale per “i danni del Vesuvio” per un fondo di 9 moggia che non apparteneva più a lei dal 1902, da quando l’aveva venduto al “ricorrente”: lo dimostrava l’allegato atto notarile. La smemoratezza dei nobili….
La quadreria dei Medici di Ottajano era il prezioso risultato di tre secoli di acquisti, di “corredi” matrimoniali, di lasciti: erano stati ospiti della famiglia il Solimena, Volaire, Pietro Fabris,Vervloet, Smargiassi, i Palizzi. Luigi de’ Medici aveva protetto Pitloo e gli aveva fatto assegnare la cattedra di paesaggio presso l’Istituto delle Belle Arti, il pronipote e erede Giuseppe IV aveva collezionato opere di Duclère e grazie al matrimonio con Anna Gaetani dei duchi di Miranda era diventato padrone del palazzo di Chiaia – che da palazzo Miranda divenne Palazzo Ottajano – e della eccezionale quadreria che il palazzo ospitava.Gli atti notarili dicono che, nella divisione, Angelica ottenne un numero cospicuo di opere, ma non ne forniscono l’elenco: è probabile che notizie più precise si trovino nel contratto matrimoniale. Non ci sono dubbi sul fatto che nelle collezioni del Museo Correale ci sono quadri “portati” a Sorrento dalla nobildonna ottajanese: lo testimonia il suo ritratto, collocato accanto a quello del marito, all’ingresso del Museo. Certamente un quadro di Vervloet con “il porto della Torre” faceva parte del patrimonio di Giuseppe IV, nonno di Angelica: potrebbe essere l’opera, del Vervloet, che i curatori del Museo intitolano: “Torre del Greco”.( v. foto in appendice). E il raffinato tavolo per il gioco dei biribissi (vedi foto) potrebbe essere quello che appartenne a Luigi de’ Medici, come sembra indicare lo stemma dipinto in una delle “stazioni”.
Le signore della “Fidapa” hanno visitato tutti i piani del Museo, dedicando particolare attenzione, oltre che ad alcuni quadri, alle porcellane e ai mobili. Il dovere di cronaca ci impone di aggiungere che la luminosa giornata si è conclusa magnificamente sulla terrazza di un ristorante, aperta sull’incanto di un “paesaggio di mare” degno del pennello di Giacinto Gigante. La gioia del convito è parte integrante di quella cultura del Bello che le signore della “Fidapa” di Ottaviano amano, interpretano, rappresentano.

L. Postiglione, Angelica de’ Medici di Ottajano

 

 

 

 

 

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