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Letteratura/ «Balzac e la piccola sarta cinese», un tripudio alla potenza dei libri

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Una nuova rubrica per ilmediano.it, un personale diario di lettura al quale gli appassionati bibliofili potranno attingere a piene mani. Per il debutto, la neo collaboratrice che entra a far parte della famiglia del nostro magazine online ha scelto un piccolo gioiello di Dai Sijie dove la vicenda narrata, che individua i libri come strumento di riscatto sociale, si intreccia con la stessa biografia dell’autore: siamo nella Cina Rossa e Dai Sijie viene mandato in un campo di rieducazione. Solo alla morte di Mao conquista la libertà, anche quella di iscriversi all’Università e trasferirsi a Parigi, divenuta poi sua città di adozione. Alba lo ha letto per noi, per voi.

Ne noto la copertina, mi colpisce. Lo prendo, considero che è piuttosto modesto (per una mia personale paranoia da lettrice non amo i romanzi brevi perché ho sempre la sensazione che non ti diano il tempo di affezionarti ai personaggi) e sto per riporlo sullo scaffale quando quel grazioso volto in copertina mi attira definitivamente e lo acquisto.

Scritto da Dai Sijie, scrittore e regista cinese, il romanzo è ambientato in un periodo storico importante: l’ascesa al potere del dittatore comunista Mao Zedong che pone in essere un programma di rieducazione in cui sono coinvolti i due ragazzi, «sporchi borghesi», protagonisti della storia. La Cina rossa. Un romanzo che lascia la sensazione di un tuffo poiché, nella sua brevità, ti fa toccare il fondo, il senso. Se dovessi dargli una collocazione, lo porrei nell’insieme di quei libri che un vero amante della letteratura non può non aver scoperto perché rappresenta un tripudio alla potenza dei libri, la
dimostrazione che un Balzac possa cambiare definitivamente l’esistenza di chi, anche se «poco civilizzato», ha tanta smania di conoscere. Saranno infatti la magia della lettura, la forza delle parole a stravolgere la vita della piccola e bellissima sarta cinese, figura dalla sublime femminile delicatezza, dal potenziale infinito.

Il racconto si apre e chiude con la descrizione di un’azione contro i libri: la proibizione di tutti i libri occidentali da parte del dittatore comunista, da sempre chiaro ed inequivoco segno che, se si vuole sottomettere un popolo, lo si deve privare innanzitutto del libero arbitrio, della capacità di pensiero, di scelta, ergo della cultura e alla fine un rogo di libri, immagine che spinse Bernardo Valli a definire questo romanzo una vera tragedia.

Non amo riassumere le trame dei libri, mi piacerebbe accattivare il lettore con una frase da me sottolineata (altra paranoia da lettrice ma ditemi se anche voi non lo avete mai fatto!): «Rimanemmo abbagliati. Io avevo l’impressione di venir meno, ero come in preda all’abbrezza. Tirai fuori i libri dalla valigia a uno a uno, li aprii, contemplai i ritratti degli autori, e li passai a Luo. Mi sembrava, a toccarli con la punta delle dita, che le mie
mani, diventate pallide, fossero in contatto con delle vite umane».
«Balzac e la piccola sarta cinese» è il romanzo di esordio dello scrittore Dai Sijie, edito nel 2005, vince nel 2015 il premio Giuseppe Acerbi.