Lettino o lettone?

Lettino o lettone?

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Famiglia a letto

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Accade sovente che i bambini hanno bisogno di addormentarsi nel lettone di mamma e papà. Spesso si tratta di situazioni transitorie, in altri casi sono indice di severe difficoltà.

Accade in molte famiglie che, quello che potrebbe essere solo un momento circoscritto del rituale tipico di ogni famiglia prima di andare a letto, diventi un vero e proprio inferno se uno dei due genitori è costretto a trascorrere tutta la notte vicino al proprio bambino mentre l’altro a dormire sul divano, o nella migliore delle ipotesi nella cameretta del proprio figlioletto. Le difficoltà del sonno nei bambini e i motivi per cui i bambini possono aver bisogno della presenza rassicurante del genitore possono essere molto diversi tra loro.

È frequente riscontrarlo, per esempio, nel periodo in cui è in arrivo o è nato da poco un fratellino. La paura di essere escluso e il timore che qualcuno possa aver occupato il proprio posto (soprattutto se si tratta di primogeniti) possono portare il bambino ad avere difficoltà nell’addormentarsi o a svegliarsi durante la notte. Il medesimo problema può presentarsi in periodi in cui la famiglia è in difficoltà: problemi economici, malattie, separazioni ed altre situazioni particolarmente stressanti che assorbono completamente i genitori. In questi casi, se un bambino non vuole stare solo e richiede la presenza della mamma e del papà, è perché ha bisogno di rassicurarsi sul fatto che continua ad avere uno spazio nella loro mente.

È importante, da genitore, fare queste valutazioni e porsi interrogativi sul perché si sta verificando tale situazione nel bambino per comprendere se ci si trova di fronte a episodi transitori o se si è di fronte ad un problema che richiede un aiuto specialistico. L’incapacità di dormire da soli, quando non sia la manifestazione di una regressione occasionale dovuta ad avvenimenti o situazioni particolari, come quelli citati sopra, va letta come un segnale di disagio che il bambino cerca di comunicare con i mezzi che ha a disposizione. Generalmente i genitori tendono a ‘giustificare’ tale situazione adducendo la difficoltà a far dormire il bambino nel suo letto con la propria stanchezza, con la comodità di averlo accanto senza dover stare svegli ad aspettare che egli si addormenti e con altri argomenti che però nella maggioranza dei casi hanno origine da un problema personale a porre dei limiti e o da un problema della coppia a salvaguardare la propria intimità.

Sarebbe auspicabile evitare situazioni di questo tipo in quanto la stanza dei genitori e il letto matrimoniale definiscono e rappresentano lo spazio privilegiato della coppia, spazio in cui l’uomo e la donna possono sperimentarsi come adulti con una propria vita sessuale e, nello stesso tempo, come genitori. Per affrontare il problema, può risultare utile, in alcuni casi, organizzare una sorta di rituale prima di mettersi a letto a dormire. Tale rituale deve prevedere delle fasi che si ripetono in modo regolare ogni sera: il momento del bagno, quello del pigiama, poi il momento della tv, della buonanotte e infine il momento dell’andare a letto.

A questo punto è necessario, come si fa con il ciuccio, trovare un mediatore, chiamato dal famoso pediatra e psicoanalista Winnicott, oggetto transizionale, che faccia da ponte tra lo stare con mamma e papà e l’accettare di non starci più. Il mediatore può essere il leggere delle favole, il fare ascoltare della musica rilassante, il tenere la mano fino a quando non si è addormentato, il tenere vicino a se il suo orsacchiotto preferito o comunque nel trovare un’attività o un oggetto che piaccia al bambino. Questo non vuol dire escludere i figli né sostenere che farli piangere fa bene, ma è finalizzato semplicemente a garantire un proprio spazio a ciascun membro della famiglia: al bambino nel suo lettino e ai genitori nel loro letto matrimoniale.

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